Nel cuore del quartiere Aventino, nella sede del Palazzo della Fao (Food and agriculture organization dell’Onu) è nato un museo che parla il linguaggio del futuro.
Il Fao MuNe – Food and agriculture museum and network (questo è il nome scelto per il nuovo spazio espositivo romano) è stato inaugurato il 16 ottobre di quest’anno, in concomitanza con la Giornata mondiale dell’alimentazione e con l’ottantesimo anniversario della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione. Molto più di un museo: un vero e proprio laboratorio di idee, un esperimento architettonico e culturale che unisce tecnologia, arte e cooperazione internazionale.
I temi che il museo intende raccontare sono quelli centrali per la Fao: migliorare e ottimizzare produzione alimentare (“better production”), nutrizione (“better nutrition”), ambiente (“better environment”) e vita in generale (“better life”).
Il MuNe si estende su 1.300 metri quadrati e si inserisce, come premesso, all’interno del Palazzo Fao, edificio monumentale nel cuore di Roma. L’intervento si innesta in un contesto che rappresenta uno degli esempi più riusciti del razionalismo italiano, fatto di spazi ampi, linee rigorose e una facciata in pietra chiara scandita da un ordine geometrico essenziale. Il fatto che lo Stato italiano lo affitti alla Fao per una cifra simbolica (un dollaro Usa) rafforza il valore diplomatico-istituzionale del complesso.
Tre i concetti chiave che fanno di questo museo un unicum: il patrimonio culturale agricolo, l’esperienza immersiva nella visita e networking con una rete più ampia di iniziative, spazi e percorsi collegati (sia fisici che digitali).
Il Fao MuNe, progettato e realizzato dalla società multidisciplinare Rimond in collaborazione con Fao e lo studio di design Giò Forma, non si limita infatti agli spazi espositivi di Roma. Attraverso la rete “Fao MuNe – A widespread museum”, il progetto si estende anche al Fao Park – Global library of trees and flowers e a Sustainable Pompeii, creando un sistema di musei diffusi e itinerari educativi che uniscono sostenibilità contemporanea e memoria agricola.
Le dieci sale ospitano installazioni e opere d’arte che accompagnano il visitatore in un viaggio tra il passato agricolo dell’umanità e i futuri sistemi agroalimentari. Si passa dal FoodS Lab, una cucina interattiva dedicata alle tradizioni culinarie globali, alla Hope Room, dove i saperi delle comunità indigene diventano patrimonio condiviso, fino alla Forest of Awareness, un ambiente sensoriale che invita alla riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Più di trenta Paesi membri della Fao hanno arricchito il percorso museale con oggetti, strumenti e simboli agricoli, testimonianze materiali della diversità culturale del mondo.
Il progetto ha visto la partecipazione di artisti di fama internazionale come Michelangelo Pistoletto e Pablo Atchugarry, che con la sua opera Peace with Nature ha dato forma alla visione di armonia tra uomo e ambiente. Insieme a loro, Alice Padovani, Chiara Camoni e altri autori hanno contribuito a creare un dialogo tra discipline e culture.
In copertina: Scultura di Pablo Atchugarry al Fao MuNe di Roma ©FAO/Pier Paolo Cito



