L’Ispra avvia la Banca dati nazionale delle cavità sotterranee e dei sinkhole. Tra archivi storici e modelli di machine learning un viaggio nella geo-archeologia delle nostre città
Sotto il basolato levigato dei centri storici, al di sotto dell’asfalto delle arterie metropolitane e delle fondamenta dei palazzi residenziali, si estende una geografia silenziosa e invisibile. È il territorio ipogeo italiano: una fitta e millenaria trama di vuoti articolata in cunicoli, cave di tufo dismesse, cisterne per l’approvvigionamento idrico, necropoli, ipogei di culto e gallerie militari. Un patrimonio di inestimabile valore archeologico, storico e documentale che tuttavia racchiude in sé una potenziale minaccia. L’interazione tra la presenza di questi ambienti ipogei, la complessità geologica del suolo e la progressiva pressione dell’urbanizzazione genera infatti un fattore di rischio costante: voragini improvvise e devastanti capaci di divorare carreggiate, danneggiare infrastrutture vitali e compromettere l’incolumità pubblica.
Per far fronte a questo fenomeno insidioso e rendere finalmente visibile e misurabile l’invisibile, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha avviato un’opera sistematica di censimento e inventariazione su scala nazionale. Nasce così la Banca dati nazionale delle cavità sotterranee e dei sinkhole nei centri urbani italiani, un progetto strategico pensato per raccogliere, armonizzare e georeferenziare un’immensa mole di dati finora frammentata. Il sistema integra notizie tratte da archivi storici, cartografie tecniche e catastali, rilievi geologici di campo, fotointerpretazioni e banche dati degli enti locali, traducendo il tutto in una piattaforma informatica omogenea, interoperabile e continuamente aggiornabile.
Il lavoro pilota si è concentrato su alcune delle realtà urbane maggiormente esposte e storicamente complesse d’Italia.
Roma ne rappresenta senza dubbio l’emblema. La Capitale poggia su un reticolo sotterraneo sterminato formato da secoli di estrazione di materiali da costruzione. Per governare tale criticità, l’Istituto ha elaborato la Carta delle cavità sotterranee di Roma, affiancandola a un modello avanzato di analisi della suscettibilità.
Sfruttando sistemi Gis e sofisticati algoritmi di machine learning i ricercatori hanno incrociato le variabili predisponenti (geologia, geometria delle cavità, rete infrastrutturale) per individuare preventivamente le zone a maggior rischio di crollo.
Un’altra tappa fondamentale della ricerca riguarda Napoli. Qui l’intensa attività di escavazione dei depositi tufacei ha creato una vera e propria metropoli speculare nel sottosuolo. In stretta collaborazione con l’Università Federico II, Ispra ha strutturato un database dettagliatissimo, successivamente ampliato e validato grazie alle risorse del progetto GeoSciences IR, finanziato dalla Commissione Ue tramite il NextGenerationEU all’interno del Pnrr.
Il medesimo modello di cooperazione con l’ateneo partenopeo è stato applicato con successo anche a Palermo, la cui conformazione geologica legata all’estrazione di calcareniti rende la prevenzione degli sprofondamenti una priorità assoluta per la tutela dei cittadini e degli edifici d’epoca.
I contesti analizzati mostrano una varietà geologica eccezionale, che dimostra l’adattabilità della metodica Ispra. A Cagliari la mappatura ha portato alla luce il primo censimento sistematico cittadino, geolocalizzando ben 205 eventi di sprofondamento e perimetrando 195 cavità scavate nel tempo per scopi estrattivi, militari e civili.
A Trieste, invece, la sfida scientifica ha riguardato l’interazione tra la complessa matrice carsica naturale, tipica del territorio giuliano, e le strutture ipogee realizzate dall’uomo, un lavoro condotto a quattro mani con l’Università degli Studi di Trieste.
Il progetto dimostra una particolare sensibilità anche nei confronti della dimensione provinciale e dei piccoli centri, spesso custodi di fragilità imprevisibili. La collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia ha permesso di mappare il sottosuolo di Viterbo, scavato nei depositi piroclastici e tufacei di origine vulcanica, e la piana di Rieti, caratterizzata da complesse dinamiche alluvionali e carbonatiche. La medesima sinergia accademica si è estesa ai borghi storici del Lazio, portando a compimento approfondite indagini nei territori di Bolsena, Grotte di Castro, Montefiascone, Ardea e Cittaducale.
La Banca dati nazionale rappresenta una vera svolta metodologica per la governance del territorio. Non si tratta soltanto di un monumentale archivio di geo-archeologia urbana, ma di un moderno strumento decisionale a disposizione di amministrazioni pubbliche, geologi, pianificatori urbanistici e operatori della Protezione Civile. Passare dalla gestione logica dell’emergenza alla cultura conoscitiva della prevenzione consente di programmare interventi mirati di consolidamento, monitoraggio e manutenzione delle reti tecnologiche prima che il vuoto sotterraneo chieda il suo conto. L’Italia comincia così a proteggere il proprio futuro ripartendo proprio dalla memoria più nascosta del suo passato.
In copertina: Sinkholes © Ispra



