Completata l’opera dopo 20 anni di lavori e una spesa da 1 miliardo di dollari: 100mila i reperti esposti su una superficie complessiva di 500mila mq
Dopo la faraonica, è proprio il caso di dire, inaugurazione a Il Cairo, del Grand Egyptian Museum – Gem fra spettacoli di droni e laser, un parterre des rois fra capi di Stato, monarchi e principi e ben 79 delegazioni ufficiali accolti dal presidente Abdel Fattah El-Sisi.
Il 4 novembre apre ufficialmente al pubblico il più grande museo al mondo dedicato a una singola civiltà, quella egizia, ma anche il più esteso in assoluto: con i suoi 500mila mq di superficie interna ed esterna è oltre cinque volte il Louvre che perde dunque lo scettro.
Diretto da Ahmed Ghoneim, nominato a ottobre dello scorso anno, il grande museo è stato progettato dagli architetti di Atelier Brückner e Heneghan Peng Architects. L’opera è faraonica in tutto e per tutto: è costata oltre 1 miliardo di dollari e ci sono voluti 20 anni (i lavori erano iniziati nel 2005 sotto l’allora presidente Hosni Mubarak) per portarla a termine fra varie tribolazioni, incluse la pandemia, crisi economiche e rivoluzioni – l’ultimo rinvio all’inaugurazione è stato causato dalla guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran.
La “quarta piramide” – così è già stato ribattezzato il Gem che alle millenarie piramidi di Cheope, Chefren e Micerino è collegato da un passaggio lungo 2 chilometri e che delle piramidi ricorda la forma con l’imponente facciata triangolare in vetro lunga 600 metri – ospita 100mila reperti provenienti da tutto il Paese.
“L’Italia ha fornito un importante contributo alla realizzazione del Grand Egyptian Museum”, si legge in una nota del Ministero della Cultura (il ministro Alessandro Giuli ha rappresentato il governo italiano all’inaugurazione a Il Cairo).
“La partecipazione italiana si è focalizzata su aspetti legati alla gestione, all’accessibilità del museo, alla consulenza sulla gestione e l’interpretazione dei reperti.
Il Gem si è inoltre avvalso della collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino”.
Ad “accogliere” i visitatori nel grande atrio di ingresso la monumentale statua di Ramses II, alta 11 metri e risalente a 3.200 anni fa e l’attrazione principale è la Galleria di Tutankhamon, allestita per la prima volta in modo permanente: in mostra la celebre maschera funeraria, realizzata in oro, quarzite, lapislazzuli e vetro colorato, e oltre 5mila reperti, tra cui il trono e il sarcofago dorati. E peraltro la data di apertura al pubblico del Gem non è casuale: era il 4 novembre del 1922 quando l’archeologo britannico Howard Carter scoprì la tomba del giovanissimo faraone, salito al trono ad appena 9 anni e morto poco prima di compierne 19.
Gli altri spazi espositivi permanenti sono distribuiti in 12 gallerie ciascuna dedicata a un periodo storico – dalla preistoria all’epoca romana – e tra i pezzi straordinari la barca solare di Khufu (Cheope), lunga 43 metri e risalente a 4.600 anni fa. Ma nel museo saranno ospitate anche mostre temporanee, festival gastronomici, concerti e attività per famiglie e negli ultimi due anni sono stati organizzati una serie di laboratori di conservazione dedicati al restauro di migliaia di reperti provenienti da tutto il Paese.
All’appello non mancano installazioni multimediali che fanno leva sulla realtà aumentata e le più avanzate tecnologie per offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e catapultarli nella millenaria storia della civiltà egizia. Stando alle stime del ministro egiziano del Turismo, Sherif Fathy, il Gem porterà al Cairo circa 5 milioni di visitatori l’anno anche grazie all’inaugurazione dello Sphinx International Airport, a ovest del Cairo e a 40 minuti dal museo.



