Fondatrice del Riwaq Centre for Architectural Conservation a Ramallah e scrittrice, la sua un’opera che nasce dall’ascolto e pensata per le comunità e con le comunità
Suad Amiry conquista il Premio Giulio Carlo Argan 2025, dell’Associazione nazionale centri storico-artistici (Ancsa), dedicato alla salvaguardia dei centri storici palestinesi e alla difesa di un patrimonio culturale oggi sotto attacco. L’architetta e scrittrice palestinese, fondatrice del Riwaq Centre for Architectural Conservation a Ramallah, ha ricevuto il premio il 28 novembre 2025 nella Sala “Cesare Brandi” del complesso di San Michele a Ripa Grande, a Roma, durante una cerimonia patrocinata dal Comune di Roma, dall’Istituto Centrale per il Restauro e dalla Facoltà di Architettura della Sapienza.
«Sono cresciuta come figlia di un rifugiato proveniente da Giaffa», ha spiegato la progettista nella Lectio magistralis, ripercorrendo lo sradicamento della sua famiglia dopo il 1948. «Vivevo tra due città: Giaffa e Damasco. Mentre Damasco era fonte di sicurezza e abbondanza, Giaffa era per me fonte di dolore e perdita. Sono diventata scrittrice a cinquant’anni per poter raccontare la storia ma anche scrivere la storia», definendo il conflitto in corso non come una guerra contro Hamas, ma come «la seconda Nakba che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi». Per lei, tutto ruota attorno alla stessa questione: terra. Ha parlato di Jaffa, di Haifa, delle quattordici città perdute nel 1948, dei 420 villaggi bombardati che continua a studiare e mappare, fino alla decisione, nel 1981, di andare per la prima volta in Palestina e dare avvio al lavoro che avrebbe poi portato alla nascita di Riwaq.
Le parole di Fabrizio Toppetti, coordinatore del Comitato Scientifico di Ancsa, hanno messo a fuoco la complessità della vincitrice: «figura cosmopolita, militante e visionaria», conosciuta in Italia soprattutto come scrittrice, ma attiva come ambientalista e docente. La sua è un’architettura che nasce dall’ascolto, capace di generare «coesione, dignità e futuro», sempre pensata «per le comunità e con le comunità».
La scelta di premiare Amiry arriva in un momento in cui, come ha ricordato Luigi Oliva, direttore dell’Istituto centrale per il restauro, «stiamo vivendo un momento in cui l’aggressione al patrimonio palestinese è un’aggressione deliberata». Citando le stime della Banca Mondiale, Oliva ha sottolineato come «il 53% del patrimonio culturale della Striscia di Gaza risulti distrutto o danneggiato», evidenziando che accanto ai bombardamenti esistono danni compiuti da persone, prove di una volontà di colpire la memoria dei luoghi. «Parliamo di ecocidio», ha aggiunto, ricordando che secondo l’Onu oggi soltanto l’1,5% delle terre palestinesi è coltivabile rispetto al 40% precedente al 7 ottobre.
L’assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, Ornella Segnalini, ha richiamato la visione urbana di Argan: «Un sindaco che s’impegnò molto per la riqualificazione storica di Roma e che avviò la stagione di valorizzazione dei Fori imperiali». Segnalini ha sottolineato come Amiry «si sia dedicata alla salvaguardia dei centri e degli edifici storici proteggendo un patrimonio importante in un territorio ancora segnato dalla guerra, dove la ricostruzione futura «non potrà che partire dall’identità culturale». Un impegno che assume un rilievo particolare in un anno, il 2025, che per Roma coincide con il Giubileo e con un modello di intervento urbano che l’assessore definisce “metodo Giubileo”.
Nel suo intervento, Francesca Capanna, direttrice della Scuola di Alta Formazione dell’Icr, ha ritrovato nei testi di Amiry la forza di un messaggio essenziale: «In un soffio non si perde un edificio, ma la vita di una comunità». La stessa idea è stata ripresa dal preside della Facoltà di Architettura della Sapienza, Orazio Carpenzano, secondo cui il premio non celebra un percorso individuale, ma un passaggio necessario di chi affida alla cultura la sopravvivenza di un popolo alle barbarie: «Amiry è creatrice di ponti, capace di intrecciare memoria e resistenza, dando voce alle pietre che sopravvivono all’urto della distruzione. Il riconoscimento consegnato a Roma diventa così una dichiarazione di alleanza, in un contesto globale segnato da «crisi morale profonda in cui la cultura deve farsi argine e faro».
Il Premio Argan, istituito nel 2005 e ispirato alla figura di Giulio Carlo Argan, storico dell’arte, presidente dell’Ancsa fino al 1990 e sindaco di Roma in una delle stagioni più complesse del Paese – ha celebrato negli anni figure come Giancarlo De Carlo, Carlo Aymonino, Jean-Louis Cohen, Idenobu Jinnai e Álvaro Siza Vieira. Un riconoscimento destinato a chi, attraverso il progetto e la ricerca, ha contribuito alla rigenerazione delle città e alla tutela dei loro nuclei storici.
In copertina: © Riwaq



