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Il parco di AIUla, dove la terra incontra le stelle

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La nuova frontiera dell’Astroturismo tra scienza e tutela ambientale. In Arabia Saudita il progetto firmato Heatherwick Studio


Negli ultimi anni l’astroturismo è passato dall’essere una nicchia per appassionati a un ambito di ricerca che intreccia scienza, conservazione ambientale e sviluppo territoriale. L’aumento dell’inquinamento luminoso – che secondo il “New world Atlas of artificial night sky brightness” (Falchi et al., 2016) impedisce a oltre l’80% della popolazione mondiale di osservare un cielo naturale – ha trasformato l’oscurità in una risorsa ecologica da preservare. In questo scenario, i Dark sky parks stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Si tratta di aree protette certificate da “Dark sky international” che limitano l’impatto dell’illuminazione artificiale e sperimentano modelli di gestione sostenibile del paesaggio notturno, diventando laboratori a cielo aperto per l’astronomia, l’ecologia e la pianificazione illuminotecnica.


L’Arabia Saudita si sta affermando come uno dei nuovi poli dell’astronomia pubblica.


Le vaste regioni desertiche del nord-ovest del Paese offrono condizioni osservative eccezionali grazie all’atmosfera limpida, alla bassissima umidità e alla quasi totale assenza di interferenze luminose. La regione desertica di AlUla, tra i primi Dark Sky Parks della Penisola Arabica, si sta trasformando in un laboratorio dedicato alla divulgazione scientifica e alla valorizzazione del paesaggio notturno.

In questo contesto nasce AlUla Manara, il nuovo centro per il turismo astronomico e la ricerca scientifica progettato da Heatherwick Studio e promosso dalla Royal commission for AlUla. Selezionato attraverso un concorso internazionale, il progetto punta a trasformare AlUla in una destinazione in cui la Terra incontra le stelle.

Situato a nord della città storica, il complesso ripensa la tipologia dell’osservatorio tradizionale come un’architettura aperta e accessibile, capace di mettere in relazione il paesaggio desertico, la ricerca scientifica e l’esperienza dei visitatori.

«Gli osservatori spaziali sono spesso luoghi remoti e asettici, avamposti tecnologici lontani dal grande pubblico», spiega Stuart Wood, executive partner e group leader di Heatherwick Studio. «Abbiamo colto l’opportunità di abbattere queste barriere e creare un luogo in cui i visitatori possano immergersi nella meraviglia del cosmo». Il centro visitatori sarà composto da volumi tubolari rivestiti in pietra lavorata, un materiale che richiama i rilievi di arenaria del paesaggio di AlUla, sito riconosciuto come patrimonio mondiale Unesco.


«Il nostro progetto», prosegue Stuart Wood, «si ispira alle spettacolari geometrie a spirale che caratterizzano sia il sistema solare sia il mondo naturale.


Tre formazioni intrecciate, simili a telescopi, si protendono verso il cielo pur rimanendo radicate nel paesaggio desertico, incarnando un dialogo tra la Terra e l’universo.»

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’integrazione tra spazi espositivi e laboratori scientifici. AlUla Manara sarà infatti uno dei pochi centri al mondo a consentire al pubblico di scrutare direttamente le attività di ricerca grazie a laboratori affacciati sui percorsi di visita. Elemento distintivo dell’attrazione: alcune aree dell’edificio integreranno attività di approfondimento scientifico in tempo reale, consentendo ai visitatori di osservare direttamente protocolli, strumentazioni e infrastrutture avanzate del centro.

«Il Centro visitatori AlUla Manara», aggiunge Stuart Wood, «porrà l’apprendimento esperienziale al centro di una scienza di livello mondiale, stimolando la curiosità e ispirando le future generazioni di astronomi e scienziati».

Dal punto di vista ambientale, l’edificio integrerà strategie passive e sistemi adattivi pensati per rispondere alle condizioni estreme del deserto. Ogni volume sarà dotato di dispositivi di ombreggiamento in grado di modulare l’irraggiamento solare durante il giorno e, al tempo stesso, preservare la visibilità del cielo notturno secondo criteri dark-sky friendly. Le componenti apribili favoriranno la ventilazione naturale, migliorando l’efficienza energetica complessiva della struttura.

La riduzione delle superfici riflettenti e la gestione controllata dell’illuminazione esterna contribuiranno a limitare la dispersione luminosa, mentre le finestrature incorniceranno scorci selezionati sul paesaggio desertico e sulla volta celeste.

Il programma funzionale comprenderà gallerie espositive e installazioni immersive, un planetario, un ristorante e una terrazza panoramica dedicata all’osservazione astronomica.

Connesso alla rete di sentieri escursionistici dell’area, il masterplan includerà strutture ricettive, un rifugio per l’osservazione delle stelle e una serie di capanne isolate dalle quali i visitatori potranno ammirare il firmamento. Nei pressi del centro visitatori saranno installati telescopi dell’ultima generazione che rafforzeranno il ruolo di AlUla come nuovo polo internazionale della ricerca astronomica. Grazie a uno dei cieli più limpidi e meno interessati dall’inquinamento luminoso al mondo, sarà possibile esplorare alcuni fenomeni celesti con un anticipo rispetto ad altri osservatori terrestri. Più che una specula, AlUla Manara si propone come un’infrastruttura culturale dedicata alla divulgazione scientifica e allo scambio di conoscenze, contribuendo a consolidare il crescente ruolo dell’Arabia Saudita nel panorama internazionale della ricerca spaziale.

In copertina: © AIUIa NOD

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