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archeologia

Il soffio del sacro tra i templi: così l’archeologia torna a parlarci

Da Palestrina a Naxos, la rassegna multidisciplinare “Ierofania – Sulle vie del sacro” trasforma sei aree archeologiche del Centro e del Sud Italia in teatri vivi del contemporaneo


Sei regioni, sei teatri della memoria millenaria e un unico respiro creativo. Dal 18 luglio al 27 settembre, il Centro e il Mezzogiorno d’Italia diventano il palcoscenico di “Ierofania – Sulle vie del sacro”, una rassegna multidisciplinare nata per riannodare il filo invisibile che unisce il patrimonio storico e archeologico al senso profondo del sacro, restituendone l’eco e la potenza attraverso i linguaggi espressivi della contemporaneità.

L’iniziativa si propone come un viaggio identitario e spirituale che attraverserà Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Ideato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (Diva) del ministero della Cultura e strutturato operativamente dall’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-Vepp), il progetto intende proporre una nuova semantica della valorizzazione: non più statica conservazione museale, ma fecondo spazio di interazione, ascolto e rigenerazione collettiva delle comunità.

L’incontro tra archeologia e contemporaneo

Il termine Ierofania, mutuato dalla celebre speculazione dello storico delle religioni Mircea Eliade, indica la manifestazione del sacro. Nel contesto della rassegna, questo manifestarsi si traduce in una ricca e polifonica offerta culturale che abiterà templi, castelli e anfiteatri millenari dal forte carico identitario. La scommessa del progetto – curato scientificamente da Alberto Samonà con la direzione artistica di Fulvia Toscano – è dimostrare che l’archeologia non è un archivio del passato, ma un linguaggio del presente. Invece di limitarsi a ospitare eventi “all’aperto”, i parchi archeologici diventano partner attivi delle performance. Le opere d’arte contemporanea non vengono semplicemente esposte, ma entrano in risonanza con l’architettura classica. «Anche l’arte contemporanea è espressione del sacro: attraverso immagini, logos e suoni che sono gli archetipi di una forza vitale che supera migliaia di anni di storia e continua a manifestarsi», sottolinea Giorgio Calcara, curatore della sezione Arte contemporanea.

Le tappe del viaggio

Le tappe si snoderanno partendo dal Santuario oracolare di Praeneste (Palestrina alle porte di Roma), passando per i templi dorici di Paestum, l’Anfiteatro romano di Lecce, le antiche architetture museali di Matera e l’area archeologica di Locri Epizefiri, per concludersi infine tra le suggestive sponde di Giardini Naxos in Sicilia.

«Ierofania nasce dalla convinzione che ogni luogo custodisca una memoria profonda e una propria dimensione simbolica – commenta Alfonsina Russo, a capo del Dipartimento Diva -. Attraversare questi siti significa riconoscere il loro valore non soltanto storico e archeologico, ma anche religioso. La rassegna invita il pubblico a ritrovare il senso del sacro come esperienza di conoscenza. La cifra programmatica del festival risiede proprio nell’intreccio polifonico delle arti. Ogni tappa si svilupperà nell’arco di due giornate dense di appuntamenti immersivi, secondo un format che prevede: seminari e dibattiti con filosofi, archeologi, antropologi e poeti; passeggiate archeologiche dedicate alla riscoperta dei percorsi sacri; spettacoli di musica, teatro e danza. La sezione d’arte contemporanea, curata da Giorgio Calcara, porterà capolavori epocali in contesti eccezionali: ne è un esempio la mostra diffusa a Matera che ospiterà l’opera scultorea “L’angelo del trionfo” di Salvador Dalí. In parallelo le installazioni pittoriche di Nicola Verlato a Palestrina e le sculture espressive di Stefania Pennacchio a Paestum fungeranno da risonatori visivi del genius loci, mentre il palcoscenico sonoro e scenico vedrà protagonisti artisti del calibro di Ambrogio Sparagna — in concerto a Lecce con l’Orchestra popolare italiana — e le opere drammaturgiche dell’epica indiana con lo spettacolo “Mahābhārata”.

Pietre che cantano

Un’attenzione speciale sarà rivolta alla parola poetica e teatrale attraverso la sezione “Pietre che cantano”. Le voci di attori quali Fabrizio Ferracane, Roberto Latini e Cinzia Maccagnano daranno corpo e suono a letture, drammaturgie e componimenti poetici pensati appositamente per risvegliare l’anima delle rovine e instaurare un dialogo intimo tra la fisicità dei reperti e l’evanescenza dell’arte performativa. Mostre d’arte diffusa e installazioni d’arte contemporanea site-specific.

In copertina:Il Parco Archeologico di Locri Epizefiri © Comune di Reggio Calabria

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