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Fotografia, grafica e suono: così il cibo diventa esperienza culturale

Dai ristoranti d’autore all’intelligenza artificiale, la comunicazione gastronomica trasforma il piatto in racconto visivo, sensoriale e progettuale


Il cibo non si consuma più soltanto con il palato. Mangiare è diventato un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e comunicare il cibo significa ormai progettarne la consistenza, i volumi, lo spazio, persino il suono. In questo nuovo scenario, il cibo smette di essere un semplice prodotto da consumare e si trasforma in un linguaggio culturale capace di unire estetica e narrazione.
Dai ricettari tradizionali con immagini poco attraenti, la comunicazione intorno al cibo è approdata alla fotografia d’autore che ha reso il piatto sempre più appetibile fino a renderlo oggetto del desiderio, sia grazie alle tecnologie digitali sia grazie a una sensibilità sempre più raffinata che ha reso il fotografo un artista a tutto tondo. Quando poi il dialogo con lo chef è costante, nascono dei veri capolavori che vanno oltre il cibo sul piatto per arrivare a raccontare la storia delle materie prime ancora prima che facciano il loro ingresso in cucina. È certamente il caso di Niko Pagnotta, autore di fotografie per ristoranti e aziende del settore food, che non a caso puntano alla qualità su ogni aspetto del proprio lavoro, comunicazione inclusa. Ascoltando la storia del piatto dallo chef Emanuele Pucci di De’ Minimi, il ristorante di Villa Paola a Tropea, ha creato una fotografia capace di andare oltre la pietanza finita per arrivare a veicolare messaggi relativi alla sostenibilità, al rispetto per l’ambiente, alle qualità nutrizionali e, in questo caso, al benessere animale. La podolica del menù “Miseria e Nobiltà” è preparata con la carne di una razza allevata allo stato brado, che si nutre quindi di quanto trova in natura, esattamente quella che Pagnotta ritrae intorno al piatto: fiorellini di campo, erbette selvatiche, radici.

Fondamentale è anche il ruolo della grafica intorno al racconto del cibo e all’architettura all’interno della quale se ne fa esperienza. Essenziale e raffinato, oltre che efficace, è per esempio il recente lavoro dello studio di graphic design Labbestia per Masseria Scannagatta, progetto di ospitalità contemporanea immerso nella campagna pugliese. Stefano Ciannamea e Serena Zanchi, fondatori dello studio, hanno firmato l’identità visiva che nasce da un approccio primitivo e materico mirato a evocare il paesaggio mediterraneo e i segni lasciati da secoli di lavoro agricolo, riletti con uno sguardo contemporaneo. «Il design visivo è una leva strategica che influenza la percezione del valore, la memorabilità e l’identità sensoriale di un luogo, come di una pietanza e di un calice di vino», raccontano i due founder. Nel caso del lavoro per Masseria Scannagatta, l’obiettivo era far percepire al cliente un equilibrio tra raffinatezza e radici in cui ogni dettaglio visivo dialoga con lo spazio e con la narrazione gastronomica del luogo».
Anche gli chef stellati si rivolgono ai grafici per raccontare la propria visione. Per il suo Ristorante Duomo a Ragusa Ibla, Ciccio Sultano ha scelto i siciliani di Copystudio, che dopo avere identificato in olio, sale e grano i punti forti della filosofia dello chef, hanno disegnato per lui il logo e altre grafiche. A partire dal logo, poi, lo chef ha anche creato un dessert, a dimostrazione di come grafica e cibo si intersechino e dialoghino continuamente. Proprio Ciccio Sultano, peraltro, è stato il protagonista di un nuovo modo di comunicare il cibo: lo chef, infatti, è stato il primo ospite di “Mizzica!“, il podcast in formato audio e video che racconta la Sicilia gastronomica ideato e condotto da Francesco Lauricella. Anche altri personaggi illustri del mondo del food hanno aderito al progetto: sono già uscite le puntate con Corrado Assenza del Caffè Sicilia di Noto, Tony Lo Coco del ristorante stellato I Pupi di Bagheria, Pierpaolo Ruta di Antica Dolceria Bonajuto.

Grandi novità sono state poi introdotte anche dallo strumento video che, a differenza dell’immagine statica del piatto finito, propone la sequenza animata del suo processo di preparazione: il taglio netto che rivela la sezione interna di una stratificazione, la caduta di una salsa, la rottura di una superficie croccante. Questa successione di momenti trasforma il cibo in un flusso visivo continuo. Per il pubblico il piatto diventa una concatenazione temporale e spaziale in cui la luce, l’inquadratura assiale e il dettaglio macro creano un’esperienza immersiva, quasi tattile, attraverso lo schermo.
Uno degli stimoli più profondi nella narrazione del cibo arriva spesso dal sound design applicato al cibo. Gli scienziati hanno ampiamente dimostrato che il suono emesso da un alimento influisce direttamente sulla percezione del gusto. I designer acustici lavorano oggi sul cosiddetto sonic branding: l’ingegnerizzazione del suono preciso di un’apertura di una lattina, lo scatto termico del sigillo di un barattolo o lo “snap” netto di una tavoletta di cioccolato spezzata che possono arrivare addirittura a sostituire l’immagine. Nei podcast, per esempio, la narrazione si affida interamente a questi dettagli, costruendo nella mente dell’ascoltatore uno spazio culinario intimo, tridimensionale e fortemente evocativo.

La comunicazione, poi, non è più una strada a senso unico, e per catturare l’attenzione del pubblico si ricorre sempre più alla gamification, ovvero l’inserimento di dinamiche di gioco in contesti quotidiani. I progettisti di interfacce usano questo approccio per fidelizzare gli utenti e spingerli verso consumi più consapevoli o salutari. Si pensi alle applicazioni che premiano le persone con punti, sfide e livelli da sbloccare a ogni acquisto virtuoso, o ai giochi interattivi pensati per educare il pubblico sull’importanza dell’approvvigionamento da filiere etiche e chilometro zero. In questo contesto il consumatore smette di essere un bersaglio passivo della pubblicità e diventa un giocatore attivo, memorizzando i valori legati al cibo mentre si diverte.
Il futuro del rapporto tra cibo e comunicazione risiede nell’integrazione di tutti i linguaggi: ci stiamo muovendo verso una dimensione in cui il codice visivo della fotografia, del graphic design, il coinvolgimento attivo dei sistemi di gioco e l’ingegnerizzazione acustica lavoreranno insieme all’unisono. In questo scenario reale e in piena evoluzione, la progettazione visiva e sonora diventerà parte integrante del valore nutrizionale e culturale del cibo. L’intelligenza artificiale, poi, costituisce la frontiera dell’innovazione visiva e narrativa nel cibo. I designer, per esempio, generano immagini di consistenze inedite prima ancora di cucinarle e gli algoritmi sono già in grado di creare esperienze su misura, trasformando la comunicazione alimentare in un’interfaccia interattiva.

In copertina: Il progetto grafico di Labbestia per Masseria Scannagatta a Corato. (Foto: Vito Lauciello)

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