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Molise

Dai borghi alla fibra: il Molise prova a riscrivere il futuro delle aree interne

Intervista a Roberto Padulo, ceo di Dimensione e founder del Samnium Innovation Hub, sul progetto che unisce 10 Giga, immobili abbandonati, coworking diffusi e nuove comunità


Il Molise non solo esiste, ma è diventata la regione più connessa d’Italia. Da una scommessa nata quasi per caso nel 2007 per connettere un piccolo borgo, Dimensione è oggi un player nazionale che raccoglie la sfida dei 10 Giga e punta all’aerospazio. Abbiamo intervistato Roberto Padulo, ceo di Dimensione e founder del Samnium Innovation Hub, per farci raccontare come un’infrastruttura tecnologica d’eccellenza stia trasformando le aree interne in un modello di rigenerazione urbana, culturale e sociale.

Dimensione ha compiuto l’impresa di rendere il Molise la regione più connessa d’Italia. Come ci si è arrivati?

Tutto è partito dalla mia storia personale: mio padre è molisano e io ho vissuto qui i miei primi 15 anni. Nel 2005 sono tornato in Molise, a Jelsi, per il bicentenario della Festa del Grano. Avendo una formazione su networking e informatica, alcuni amici mi fecero presente la totale mancanza di connettività nella zona. Così, nel 2007, ho acceso il primo ponte radio dall’alto di una collina: illuminava Jelsi e i tetti delle case di dieci amici. Poco dopo è arrivata la richiesta del Sindaco. Nel 2011 è nata ufficialmente Dimensione Srl.


Il vero spartiacque è stato il periodo del Covid, durante il quale abbiamo raddoppiato il fatturato. E grazie alla partnership con Open Fiber, il Molise è diventato la regione più connessa d’Italia e noi abbiamo fatto il grande balzo a livello nazionale.


Poiché nessuna città molisana era rientrata nel progetto iniziale a 10 Giga di Open Fiber, abbiamo deciso di investire direttamente 12 milioni di euro di tasca nostra per dotare ogni singolo paese della regione della tecnologia a 10 Giga. Oggi la regione è diventata un faro per i nomadi digitali, che qui trovano una qualità della vita altissima e un costo della vita basso. Anche se ci sono carenze stradali, i professionisti sanno di poter contare sull’autostrada digitale più veloce d’Italia. E non ci fermiamo: la nuova scommessa è la tecnologia a 50 Giga, e abbiamo in corso una collaborazione con l’Università del Molise per creare l’ateneo più connesso d’Italia.

Oltre alla connettività diffusa, avete investito molto sul territorio, fino alla creazione del Samnium Innovation Hub a Campobasso. Che ruolo ha questa struttura?

A Campobasso abbiamo creato un Innovation Hub di ben 2.000 metri quadri. È un ambiente fertile pensato per stimolare le relazioni tra pubblico e privato, favorire la contaminazione di idee e sviluppare nuove iniziative. La struttura è attiva da due anni ed è diventata un punto di riferimento anche per la politica locale, che la utilizza per veicolare informazioni sul territorio. Offriamo corsi di alta formazione mettendo a disposizione i nostri spazi e le nostre competenze verticali e innovative, che spesso non sono presenti nemmeno negli organigrammi della Pubblica Amministrazione. Inoltre, stiamo sostenendo la valorizzazione del territorio anche attraverso investimenti in zone archeologiche (come gli scavi di Pietrabbondante), musei e restauri.

Forti di questa rete a 10 Giga, state lanciando un concetto rivoluzionario: l’hub diffuso. Di cosa si tratta e quali saranno i borghi coinvolti?

L’obiettivo è trasformare l’idea di un singolo hub centrale in un vero e proprio hub diffuso sul territorio.


Ci siamo chiesti: perché non utilizzare immobili abbandonati o chiusi offrendo gratuitamente connettività e arredi? Il micro-coworking e il co-living rappresentano delle risposte concrete allo spopolamento delle aree interne.


Nei prossimi due mesi inaugureremo la prima decina di questi mini hub nei comuni di Mirabello Sannitico, Agnone, Salcito, Pietracupa, Casacalenda, Jelsi, Macchia Valfortore, Petrella Tifernina, Lucito e Bojano. Man mano che i Comuni ci metteranno a disposizione gli immobili, noi procederemo velocemente con l’allestimento. L’obiettivo finale è coprire tutti i 136 comuni molisani. Sappiamo che molti giovani si sono già ritrasferiti qui, ma vogliamo attrarne altri. La rigenerazione radicale si fa con le persone offrendo loro spazi di aggregazione e vita sociale, non solo smart working.

Questo ecosistema sta intercettando anche professionisti e manager che avevano lasciato la regione?

È un fenomeno straordinario. Molti professionisti e manager che hanno fatto carriera fuori dal Molise stanno scoprendo l’esistenza di questo hub e ci chiedono di realizzare progetti insieme, mettendo generosamente a disposizione le loro competenze. Organizziamo convegni e workshop per fare rete. Questo dimostra che quando crei le condizioni giuste, il “rientro dei cervelli” e la condivisione del sapere diventano processi spontanei. La tecnologia accorcia le distanze e restituisce valore alle comunità d’origine.

Dimensione sta vivendo un’evoluzione importante, espandendosi verso la sensoristica avanzata e il settore aerospace. Quali sono i progetti in cantiere?

Ci stiamo allargando all’aerospace perché l’obiettivo è trasformare Dimensione in una multiutility in grado di offrire pacchetti di connettività uniti a servizi fortemente verticalizzati. In quest’ottica, stiamo acquisendo tre società: una specializzata in sensoristica a livello nazionale e internazionale e due inerenti al settore aerospaziale. Creiamo sensori avanzati per il monitoraggio antisismico di frane, tunnel e impianti industriali. Presto questi servizi saranno affiancati da software che pescheranno dati direttamente dai satelliti.


Saremo in grado di monitorare qualsiasi cosa sul territorio a livello millimetrico: discariche abusive, incendi, erosione di fiumi e laghi, avanzamento della desertificazione, mappatura integrale delle sorgenti d’acqua.


Per la prima volta al mondo, abbiamo siglato un protocollo con l’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) e presentato una manifestazione di interesse al Mimit per l’Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) per creare un data center basato sull’intelligenza artificiale nella zona di Termoli. Questa struttura sarà il cuore pulsante per realizzare il Gemello Digitale dell’intera Italia, uno strumento fondamentale per monitorare in tempo reale tutte le infrastrutture critiche del Paese.

In un contesto così iper-tecnologico, come si concilia la lentezza storica delle infrastrutture fisiche del Molise con la velocità della vostra rete?

Il fatto che non ci sia una buona infrastruttura stradale non deve essere visto necessariamente come un limite. Io vedo il Molise come la Toscana: vieni ad abitare in un borgo meraviglioso, la connettività ti fa da volano per lavorare con il mondo, ma se per muoverti fisicamente devi andare a 40 all’ora, ben venga! Ti permette di ammirare la bellezza dei luoghi. Stiamo registrando un flusso incredibile di turisti e nuovi residenti dal Nord Europa; molti olandesi, francesi, inglesi e tedeschi stanno acquistando casolari nei paraggi, ripopolando le nostre aree e frequentando ristoranti, agriturismi e aree camper. È la dimostrazione che la lentezza fisica, se supportata da una connettività ultra-veloce, può diventare un lusso e un punto di forza eccezionale. Una metafora della nostra visione: reti virtuali che favoriscono relazioni reali, connessioni che avvicinano le persone e creano nuove relazioni sociali professionali.

In copertina: Foto di Lorenzo Lamonica su Unsplash

 

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