Dalla cornice alla passerella, un viaggio sensoriale in uno spazio firmato Nemesi Architects
Nel cuore di Roma, a pochi passi dalla storica sede della Maison Valentino, ha aperto le sue porte PM23, Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti: un nuovo spazio dedicato alla cultura. Né un museo nè un centro espositivo, PM23 è un luogo in cui architettura, arte e moda si fondono in una sintesi originale e contemporanea.
L’edificio ottocentesco che lo ospita rinasce grazie all’intervento dello studio romano Nemesi Architects, fondato da Susanna Tradati e Michele Molè, che lo ha trasformato in un organismo culturale vivo e dinamico, capace di raccontare la storia proiettandola verso il futuro. Un intervento “chirurgico e visionario” allo stesso tempo: Nemesi ha affrontato le stratificazioni disordinate accumulate nel corso del tempo con un gesto misurato ma deciso: analizzando, decostruendo, consolidando. Come ha sottolineato lo stesso Molè durante la presentazione della mostra, il restauro tradizionale tende spesso a costruire una continuità con il bene storico, «dando un’idea di storicità complessiva allo spazio architettonico, in cui non è più possibile distinguere il nuovo intervento da ciò che esisteva prima».
Una logica che, secondo Molè, «non è corretta»: l’approccio adottato per PM23, infatti, rivendica con forza la visibilità dell’intervento contemporaneo, che non si mimetizza ma si dichiara apertamente
Il restauro ha restituito coerenza e identità a uno spazio dimenticato, integrando tecnologie intelligenti, materiali certificati, sistemi per il risparmio energetico e soluzioni sostenibili, senza mai tradire la memoria del luogo. Il grande atrio monumentale, lo scalone in marmo restaurato, l’ascensore panoramico in cristallo e le sale espositive – con i loro soffitti curvilinei e le luci disegnate su misura – danno forma a un percorso immersivo che accoglie il visitatore e lo accompagna in un racconto denso di significati. È in questo contesto che prende vita Orizzonti Rosso, la mostra che celebra il colore come forza visiva, simbolica ed emotiva. Il rosso non è qui una semplice scelta estetica: è linguaggio, codice, segno. Un colore che ha attraversato secoli di arte e cultura, mutando e trasformandosi, fino a giungere a noi con una rinnovata potenza espressiva.
A dare corpo a questa narrazione sono opere iconiche della pittura contemporanea, unite da un comune denominatore cromatico
Il Valentino Garavani di Andy Warhol (1974) ritrae lo stilista come una star pop, tra le divinità mediali del suo tempo. L’ombra rossa che avvolge la figura non è un semplice sfondo: è una dichiarazione estetica, simbolo del legame profondo tra arte e moda, tra bellezza e visibilità. Altri capolavori in mostra includono Le Repos di Picasso (1932), con la sua morbidezza carnale e malinconica; Rosso Plastica di Alberto Burri (1963), dove la materia diventa ferita e verità; In This Case di Jean-Michel Basquiat (1983), un’esplosione di energia primordiale, cruda e urbana. Ogni opera parla un linguaggio cromatico autonomo, ma tutti i rossi, da quello teatrale a quello spirituale, trovano qui un terreno comune.
E poi c’è la moda, che in questa mostra è protagonista. Il Rosso Valentino, entrato ormai nel vocabolario visivo dell’arte, rappresenta il cuore pulsante dell’esposizione. Un colore nato da un ricordo d’infanzia (le donne vestite di rosso nei palchi dell’Opera di Barcellona) e divenuto nel tempo una firma, un’icona, una visione. Valentino Garavani è stato l’unico couturier a costruire un’intera opera, collezione dopo collezione, attorno a un solo colore. In ogni collezione, un abito rosso. Sempre diverso, sempre necessario.
In mostra sono esposti alcuni dei capi più significativi di questa lunga storia sartoriale
Fiesta, abito da cocktail in tulle del 1959, è il primo modello rosso mai presentato in passerella: simbolo di un debutto e inizio di un mito. Model 188 della collezione Autunno/Inverno 1994-95 è un lungo abito da sera in crêpe cady con una profonda apertura sulla schiena e uno strascico a corolla, capace di unire sensualità e rigore. Model 164 (2002) gioca con la linea a sellino, trasformandola in una scultura mobile in taffetà, impreziosita da quattro fiori applicati sullo strascico. E infine, l’abito da sogno creato per Natalia Vodianova nel 2011: un tulle leggerissimo, doppia balza, ricami in piume di struzzo. Una visione eterea pensata per un ballo di beneficenza, ma perfetta anche per una sala museale.
Ognuno di questi abiti è un pezzo unico, ma insieme raccontano qualcosa di più grande: la capacità della moda di farsi arte, la sartoria come forma alta di creazione
Il Rosso Valentino si fa così specchio di una ricerca sul colore che attraversa tutta l’arte del Novecento: dalla purezza metafisica di Rothko alla materia bruciata di Burri, dal gesto cosmico di Fontana alla Pop Art di Warhol. Ogni sfumatura di rosso racconta un’epoca, un’urgenza, una visione. E ogni abito le raccoglie, le reinterpreta, le restituisce in forma di bellezza tangibile.
In copertina: © Andrea Nonni



