Il ruolo del design per la transizione ecologica
Come contribuire alla costruzione di un mondo più equilibrato in un’epoca segnata da crisi ecologiche e trasformazioni tecnologiche profonde? Domanda che trova risposta nel concetto di More than Human Design: un approccio che supera la centralità dell’essere umano e riconosce il valore di tutte le forme di vita quali flora, fauna, ambienti naturali e intelligenze artificiali.
Sempre più designer, architetti e artisti orientano il proprio lavoro verso soluzioni che tengono conto delle esigenze delle specie non umane. Non si tratta solo di progettare per la natura, ma con la natura; non solo di ridurre l’impatto umano, ma di immaginare collaborazioni interspecie, dove il progetto diventa luogo di incontro tra saperi, sensibilità ed esigenze diverse, favorendo coesistenza e biodiversità.
Tra gli eventi dedicati a questo tema, anche mostra More Than Humans — The Future is Multispecies, promossa a giugno dal collettivo Design Intelligences del Politecnico di Milano, con progetti che offrono uno sguardo su un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa agente attivo nella coevoluzione degli ecosistemi, collaborando con ambienti vegetali, microbici, animali e materiali per rigenerarsi, adattarsi e trasformarsi.
Nel panorama internazionale, il World Design Congress 2025 (Londra, 9–10 settembre) si prepara a riunire professionisti, leader politici e ricercatori per affrontare la questione della crisi climatica attraverso il design
Non a caso il tema conduttore dell’edizione del prossimo settembre sarà Design for Planet, con focus su biodiversità, materiali rigenerativi e giustizia ambientale. Intanto, il Design Museum di Londra celebra More than Human, la prima grande esposizione museale dedicata al design che va al di là dell’umano, curata in collaborazione con Future Observatory: un programma nazionale britannico per la ricerca e la sperimentazione nel campo del design per la transizione ecologica.
«Questa non è solo un’altra mostra sul design sostenibile» afferma Justin McGuirk, direttore di Future Observatory, «ma un ripensamento radicale del ruolo del design nel mondo. Sebbene gran parte dei lavori esposti siano ancora in fase embrionale o sperimentale, rappresentano un cambiamento fondamentale nella visione del mondo, in cui gli esseri umani utilizzano il design non solo a proprio vantaggio, ma anche per la prosperità dei sistemi viventi da cui dipendiamo. More than Human è ciò che il design deve diventare nel XXI secolo».
Il percorso espositivo celebra progetti sperimentali che osservano come il design possa essere strumento di collaborazione con la natura, superando l’approccio antropocentrico che ha storicamente guidato la progettazione occidentale
Dalle installazioni per polpi e aviari, al nuovo grande arazzo di Alexandra Daisy Ginsberg, che incorpora ricerche condotte con Eden Project per creare un algoritmo capace di progettare schemi di piantumazione pensati per le esigenze specifiche degli impollinatori. Un murale firmato da MOTH (More Than Human Life Project) raffigura una vasta rete di fiumi interconnessi decorati con una miriade di illustrazioni di animali, piante e testi, che affrontano il crescente movimento per il riconoscimento dei diritti legali sui corsi d’acqua in tutto il mondo.
Estesa la raccolta di opere che dimostrano come il design possa contribuire attivamente alla cura degli ecosistemi. In prima linea, antiche tecniche di pesca utilizzate in comunità locali del Regno Unito, Myanmar e Indonesia che ricordano come il sapere tradizionale, spesso rispettoso della natura, possa insegnarci vie alternative per vivere in armonia con l’ambiente marino. Un habitat al centro delle ricerche dei professionisti di Reef Design Lab, dinamici nell’esplorare idee innovative per la salvaguardia delle barriere coralline mediante l’introduzione di strutture artificiali modulari pensate come nuovi ambiti per i fruitori.
Modelli urbani più inclusivi e sostenibili trovano spazio nell’architettura dell’Alusta Pavilion, realizzato con materiali non trattati e facilmente riciclabili, concepito come luogo ospitale per accogliere forme di vita diverse, in contemporanea.
Tra le opere più evocative, lo studio Superflux presenta Nobody Told Me Rivers Dream, un’installazione che esplora l’intelligenza ecologica attraverso l’intelligenza artificiale. Tre oggetti scultorei posizionati lungo il fiume Tamigi raccolgono dati ambientali (il canto degli uccelli, i flussi di marea e i cieli mutevoli) interpretati da modelli di IA addestrati su scienza, folklore e saggezza indigena. Il lavoro si interroga su come l’IA possa aiutarci a reimparare i linguaggi più profondi dell’intelligenza ecologica, esplorando il suo ruolo nella nostra relazione continua con il mondo vivente.
More than Human, sarà al Design Museum di Londra fino al prossimo 5 ottobre. L’esibizione è curata congiuntamente da Justin McGuirk, direttore di Future Observatory, e da Rebecca Lewin responsabile del programma curatoriale del medesimo gruppo.
In copertina: Courtesy of the Design Museum © Luke Hayes



