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Milano Cortina 2026: quando sport, cultura e moda diventano un unico linguaggio

Dalle uniformi olimpiche nasce un racconto visivo tra identità nazionale, innovazione tecnica e design, firmato dai grandi brand internazionali.


Milano Cortina 2026 non è soltanto la prima Olimpiade invernale ospitata dall’Italia dopo vent’anni: è un laboratorio in cui lo sport incontra la moda e il design, trasformando le divise degli atleti in un linguaggio visivo capace di raccontare identità, cultura e innovazione. Il tema guida dei Giochi, il gesto umano, diventa il filo conduttore che unisce tutte le interpretazioni: il movimento del corpo, atletico o espressivo, si traduce in linee fluide, forme morbide, materiali che seguono la dinamica dell’azione.


I brand coinvolti — da Armani a Lululemon, da Le Coq Sportif a Stella Jean, da 66°North a Moncler — costruiscono un’estetica che nasce dallo sport ma dialoga apertamente con la moda contemporanea.


L’Italia affida la propria immagine al tratto inconfondibile di EA7, linea sportiva di Giorgio Armani, che sceglie un bianco assoluto ispirato alle montagne e alla neve.

Il Canada, con Lululemon, porta in scena un progetto che nasce da due anni di lavoro a stretto contatto con atleti olimpici e paralimpici. Test di laboratorio, sessioni di feedback e prove sul campo hanno permesso di sviluppare un kit tecnicamente avanzato, pensato per accompagnare gli sportivi in ogni fase dei Giochi. La termoregolazione è al centro del sistema di layering, studiato per affrontare condizioni climatiche molto diverse, dalla città alle vette. L’inclusività diventa un pilastro del progetto: grazie ai contributi dei Paralimpici, la collezione introduce calzature adattive, modelli pensati per atleti in posizione seduta, tessuti resistenti all’abrasione, dettagli in braille e zip magnetiche. Il racconto visivo celebra l’orgoglio canadese attraverso una palette che va dal rosso profondo ai verdi e blu ispirati ai ghiacci, con mappe topografiche e foglie d’acero reinterpretate in chiave grafica.

Tra le storie più inedite dei Giochi si innalza quella di Haiti, alla sua prima partecipazione invernale. Le divise firmate da Stella Jean sembrano quadri in movimento: verdi intensi, pennellate vive, un cavallo rosso senza cavaliere come simbolo di resistenza. Le atlete indossano il tignon, il tradizionale copricapo femminile haitiano. A questo immaginario visivo si aggiunge un riferimento profondo alla cultura materiale haitiana: gli orecchini creoli, simboli di sopravvivenza e continuità, ultimi frammenti d’Africa portati dalle donne schiavizzate; la gonna parla di movimento, lavoro e forza, radicata nelle tradizioni africane e caraibiche; e le tasche, eco dei cesti delle madan sara, le donne del mercato che sostengono l’economia del Paese. Questi elementi trasformano la divisa in un manifesto identitario che celebra autonomia, resilienza e memoria ancestrale.

La Francia sceglie un’estetica eterea con Le Coq Sportif e Stéphane Ashpool, che lavorano su gradienti morbidi dal blu al rosa al bianco e pattern che ricordano mappe topografiche. Il team creativo, in stretta collaborazione con gli atleti, ha voluto esprimere un’eleganza francese dinamica, fresca e creativa, progettando capi adatti alla montagna, al podio e alla vita quotidiana. In continuità con la collezione di Parigi 2024, la palette tricolore viene trasformata in un nuovo racconto visivo: il blu, il bianco e il rosso si “congelano”, diventano materia ghiacciata e si fondono in un motivo ispirato alle mappe topografiche. Questo effetto nasce da una ricerca artigianale sui pigmenti, strofinati su un tessuto dalla superficie brinata per creare un look “ice dye” dal carattere montano. Digitalizzato e reinterpretato, questo pattern permette alla bandiera francese di attraversare l’intera collezione come un filo grafico coerente. Le superfici dei tessuti assumono così una texture pittorica, come se fossero state dipinte a mano: il gesto umano diventa gesto del paesaggio, un movimento lento e atmosferico che richiama la montagna come luogo di pace.

L’Islanda celebra il centenario del marchio 66°North con un progetto che unisce rigore estetico e identità nazionale. Il look total white richiama le calotte glaciali, mentre un dettaglio cromatico nella zip integra i colori della bandiera islandese. È una divisa essenziale, coerente con il paesaggio e con il carattere del Paese: un gesto di appartenenza silenzioso ma potente. Meno tecnici ma altamente scenografici gli outfit del Team della Mongolia, realizzate dal lussuoso Goyol Cachemire e ispirati dalla tradizione locale.

Moncler torna protagonista sulla scena olimpica con la presentazione delle nuove uniformi ufficiali del Comitato Olimpico brasiliano per le cerimonie di apertura e chiusura di Milano Cortina 2026. Un progetto che unisce moda, identità nazionale e innovazione tecnica, frutto della collaborazione tra il direttore creativo Remo Ruffini e il designer brasiliano Oskar Metsavaht, figura di riferimento nel dialogo tra estetica contemporanea e performance outdoor. Le divise rappresentano un incontro tra l’energia cromatica del Brasile e il know-how alpino di Moncler, mentre l’ispirazione arriva da un’icona del brand, la giacca Karakorum, nata per la storica spedizione italiana sul K2 qui reinterpreta con un linguaggio attuale.  Lucas Pinheiro Braathen – ambasciatore del brand Moncler Grenoble – ha guidato la squadra come portabandiera, avvolto da un mantello bianco con intarsi che riprendono la bandiera della nazione. Look blu per il resto del team olimpico brasiliano.

L’iniziativa si inserisce in un momento di forte visibilità per Moncler Grenoble, che lo scorso 8 febbraio ha inaugurato la mostra Beyond Performance nel giardino del Portrait Milano, confermando la volontà del marchio di esplorare nuove narrazioni attorno al mondo degli sport invernali e del design tecnico.

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