Infrastrutture tra nuovi linguaggi e dispositivi culturali nel ciclo di talk organizzato da Aspi a Casa Italia alla Triennale. In mostra le immagini del fotografo di architetture Iwan Baan
Integrazione, dialogo e nuovi linguaggi. I racconti delle autostrade nel rapporto stretto tra paesaggio e infrastrutture, insieme alla costruzione del consenso e al bisogno di innovazione, sono i temi al centro del talk “Italia in movimento in viaggio lungo le autostrade”, organizzato da Autostrade per l’Italia (Aspi) alla Casa Italia dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 alla Triennale di Milano. Nel panel Pippo Ciorra (architetto, docente e senior curator per il MAXXI di Roma), Andrea Gritti (architetto e professore al Politecnico di Milano) e il fotografo Iwan Baan (autore anche della mostra visitabile fino al 22 febbraio). Come parlare di infrastrutture per i non addetti ai lavori? «La fotografia è uno strumento di conoscenza e non solo di documentazione», interviene Baan. «Ho iniziato 20 anni fa affascinato dall’Oriente e dalle sue architetture. E non solo dal design, ma anche dai cantieri. Nel tempo mi sono ritrovato a collaborare con diversi architetti, ho documentato e testimoniato la combinazione tra l’elemento architettonico, quello naturale e le persone. Il fascino delle architetture non è solo nelle forme, ma anche quando diventano parte dei paesaggi. Anche per questo ho iniziato a fotografarle dall’alto per far capire come non fossero elementi isolati nel contesto, ma parte di esso». Dubai, Miami, New York. Tutti questi progetti interagiscono e si influenzano tra loro. A Houston ho fotografato tutte le infrastrutture diffuse, comprese quelle petrolifere, della città: un corpo unico con gli spazi del lavoro, della scuola e della quotidianità», spiega. «Ogni luogo ha la sua peculiarità. In Italia la rete stradale è immensa e immersa nella storia e nel paesaggio». Dall’alto per capire attraverso la distanza, l’impatto e l’insieme. Le autostrade si “intrufolano”, sconfinano e collegano. Sono nell’anima dei territori.
Un’inchiesta fotografica che si racconta nella mostra alla Triennale “Italia in movimento. Autostrade e futuro”. Autostrade viste non come semplici infrastrutture invisibili della vita quotidiana, ma come opere complesse che orientano lo sviluppo e producono immaginario.
Dall’area ligure al lago d’Iseo, per passare dal Veneto, scivolare lungo il versante adriatico, seguire i ponti dell’Appennino e poi ancora verso il sud, fino all’Irpinia. Le immagini aeree, riprese nel corso di più voli, restituiscono l’autostrada come una direttrice visiva e materiale intorno a cui nuovi e vecchi luoghi si addensano.
«Faccio parte di una generazione – dichiara Pippo Ciorra – in cui l’autostrada era uno spazio di trasmissione di conoscenza, generatori principali di spazio. Negli anni ‘80 l’autostrada è poi diventata la nostra città, la nostra casa. E intorno sono sorte meravigliose architetture dove abbiamo sviluppato la forza creativa del movimento, dell’attraversamento e dello spostamento».
Dalle autostrade come spazio pubblico a linguaggio contemporaneo. E Andrea Gritti, autore insieme a Gianni Biondillo e a Francesco Scarponi con testi di Nazione Indiana del “Piccolo vocabolario autostradale ad uso dei contemporanei”, ridà voce al pubblico autostradale e significato alle parole: da air-bag a viadotto, passando per colpo di sonno, contromano, incidente, pedaggio. Spesso linguaggio ambiguo: onda verde, controesodo, colonna. E Gritti racconta come essenziale è il rumore di fondo, quello della vita dell’autostrada: le chiacchiere con i passeggeri, i messaggi, i bollettini autostradali, la segnaletica. «Il linguaggio rimane fondamentale elemento del mondo autostradale», afferma Gritti. «Nel 1964 dopo un discorso di Aldo Moro, Pier Paolo Pasolini pose la questione della lingua, in un clima in cui la società italiana stava passando da una realtà contadina/dialettale a una società industriale e di massa. I discorsi politici, tra cui quelli del leader della Democrazia Cristiana (DC), riflettevano, secondo l’intellettuale, un uso del linguaggio tecnico e burocratico volto alla prevalenza della comunicazione sull’espressione. E l’autostrada rappresenta questo grande cambiamento sociale, rappresentando anche l’Italia dell’industrializzazione e del pendolarismo». Cambiano i luoghi, il modo di raggiungerli, si trasformano le città e si modificano i linguaggi. L’autostrada sempre al centro del racconto. Autostrada agente positivo e innovativo di progettazione del territorio. Ma anche opera artistica che traccia una linea che prende consistenza ogni volta che facciamo un percorso, come l’esperienza raccontata in “Gli autonauti della cosmostrada” di Julio Cortázar e la sua compagna Carol Dunlop, viaggio epico e atemporale da Parigi a Marsiglia.
E le autostrade diventeranno mai dei reperti archeologici, come le strade consolari romane e come oggi le gallerie di Trento? «L’autostrada divora sé stessa, niente di quell’immagine può essere considerato permanente, rimane solo il tracciato, quello sì per sempre», conclude Gritti.



