Dalla collana di Paesi Edizioni, che sceglie di leggere le crisi del presente seguendo le traiettorie urbane che raccontano tensioni globali, anche altri due titoli: “Damasco” e “Kharkiv”
Groenlandia come luogo di incontro e natura, un territorio oggi al centro del dibattito geopolitico a causa di Donald Trump che prima ha annunciato di conquistarla, poi di comprarla dando un milione di dollari ad abitante, è l’ultimo titolo della collana di reportage letterari “Città geopolitiche”. Non delle guide, ma dei saggi narrativi specificamente dedicati alle città globali, luoghi-simbolo del nostro tempo la cui influenza e le cui connessioni internazionali sono cresciute tanto da diventare imprescindibile approfondirne la conoscenza. Dalla penna di grandi firme della geopolitica e delle relazioni internazionali, nasce dunque una serie di appassionati ritratti urbani ad opera di giornalisti, analisti, viaggiatori di ogni età e pensiero. Opere ragionate, dal taglio divulgativo e dai contenuti originalissimi.
Le città sono le protagoniste, intese come organismi viventi e dinamici che nascono, si sviluppano e, al pari degli umani, si modificano in relazione all’ambiente e allo spazio vitale circostante
Realtà selezionate per vocazione e rilevanza geopolitica, in quanto avanguardie dei mutamenti socio-culturali. Protagoniste di tensioni e crisi politiche, in qualità di avamposti delle nuove vie economiche o come laboratori di sviluppo globali.
Nuuk, in Groenlandia, rappresenta uno dei lavori più originali, soprattutto per l’eccezionalità del contesto geografico e per la forte valenza geopolitica che questo territorio racchiude. Il cosiddetto “regno dei ghiacci” è stato a lungo percepito come un enigma irrisolto e, allo stesso tempo, come una frontiera affascinante: un luogo che ha alimentato l’immaginario di esploratori e navigatori alla ricerca di nuove connessioni tra i continenti.
In questo scenario si inserisce il celebre mito del passaggio a Nord-Ovest, una rotta marittima attraverso l’arcipelago artico canadese capace di collegare Atlantico e Pacifico. Per secoli questa via fu inseguita come un obiettivo strategico e commerciale, soprattutto dagli europei che, tra la fine del XV e il XX secolo, tentarono ripetutamente di individuare un percorso navigabile a nord e a ovest del continente americano. Furono gli inglesi a coniare l’espressione “passaggio a Nord-Ovest”, contribuendo a consolidarne il valore simbolico oltre che geografico.
La rotta venne finalmente percorsa con successo nel 1906 dall’esploratore norvegese Roald Amundsen, che completò l’impresa a bordo del Gjöa, un piccolo peschereccio per la pesca delle aringhe opportunamente adattato alla navigazione artica. Il viaggio durò tre anni e si sviluppò dalla baia di Baffin fino allo stretto di Bering, consentendo anche importanti osservazioni scientifiche, tra cui la determinazione della posizione del polo magnetico boreale. Al termine dell’impresa, Amundsen raggiunse la città di Circle, in Alaska, da dove inviò un telegramma per annunciare il successo di quella che, fino ad allora, era stata considerata una delle più ambiziose sfide della storia delle esplorazioni.
Un’area del pianeta ricca di petrolio e terre rare, crocevia delle nuove rotte marittime commerciali per effetto del progressivo scioglimento dei ghiacciai, su cui è sempre più forte l’influenza di Cina e Russia. Gli autori Luca Sebastiani, giornalista di Domani, e Leonardo Parigi, coordinatore della rivista Osservatorio Artico, hanno raccolto testimonianze dirette e interviste esclusive, raccontando lo spirito degli Inuit, che dopo la lunga e travagliata dominazione danese non hanno intenzione di consegnarsi a una nuova potenza colonizzatrice. E le rughe nei volti degli Inuit sono profonde come le storie di questa terra. Con le sue montagne innevate e le case tradizionali nordiche, con colori vivi, che sembrano soccombere all’avanzata del progresso, della modernizzazione.
Una “non guida” che fa incursione in questa terra magica. Anche nelle curiosità come il fatto che la Groenlandia ha meno di duecento chilometri di strade. Ci si può spostare in aereo, in nave, con traghetti o elicotteri, perfino in motoslitte e in certe zone ancora con le vere slitte, quelle trainate dai cani. Ma collegamenti terrestri, quindi le strade, nè tantomeno le ferrovie, non esistono. Qui a Nuuk non si può prendere una macchina e guidare lasciandosi alle spalle una città, perché le strade si interrompono o al massimo sono circolari. Anche in questo caso i motivi sono semplici: il clima e la geografia dell’isola. E l’unicità. Gli altri due titoli usciti sempre a febbraio sono: “Damasco”, un incrocio tra un lungo reportage giornalistico e un appassionato diario di viaggio, ricco di profondità storica, è frutto della conoscenza viscerale della città e della Siria da parte dell’autore Lorenzo Trombetta, arabista, giornalista e scrittore, e “Kharkiv”. A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la scrittrice di origini ucraine Yaryna Grusha racconta una delle città più colpite dalla balistica del Cremlino, in prima linea in una guerra che non è solo militare ma anche culturale e identitaria.

In copertina © 2019 Mathias Berlin/Shutterstock



