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Il mare di Seurat e il futuro del Courtauld: trasformazioni a Somerset House

L’istituzione londinese, dedicata alle arti visive, ha avviato un ambizioso progetto che entro il 2029 darà vita a un nuovo campus di livello mondiale.


Nel cuore di Somerset House, uno dei centri culturali più dinamici della capitale britannica, il Courtauld si prepara a vivere una stagione di profonda trasformazione. L’istituzione, fondata nel 1932 e riconosciuta a livello internazionale per lo studio delle arti visive, ha avviato un ambizioso progetto che entro il 2029 darà vita a un nuovo campus di livello mondiale. Un intervento architettonico su larga scala – firmato da Witherford Watson Mann con Purcell e Lawson Ward Studio – che riunirà sotto un unico tetto la Gallery, l’Istituto e gli studi di conservazione, aprendo direttamente sullo Strand e rafforzando il ruolo del Courtauld nel noto distretto culturale di Londra.

All’interno di questa trasformazione si colloca anche la creazione delle Blavatnik Contemporary Galleries, due nuove sale dedicate all’arte contemporanea che offriranno spazi espositivi d’avanguardia per mostre, commissioni e progetti sperimentali, oltre a diventare un laboratorio creativo per gli studenti del MA in Curating. Un ampliamento significativo dell’impegno del Courtauld verso la produzione e la presentazione dell’arte contemporanea.

È in questo scenario di rinnovamento che si inserisce uno degli appuntamenti più attesi del calendario artistico del 2026: “The Griffin Catalyst Exhibition: Seurat and the Sea”, la prima mostra mai dedicata esclusivamente ai paesaggi marini di Georges Seurat (1859-1891) e la prima retrospettiva britannica sull’artista in quasi trent’anni. Dal 13 febbraio al 17 maggio 2026, la Courtauld Gallery riunisce 26 opere – dipinti, schizzi a olio e disegni – realizzate durante cinque estati tra il 1885 e il 1890 lungo la costa settentrionale della Francia. Qui Seurat, come dichiarò lui stesso, cercò “di lavare gli occhi dai giorni trascorsi nello studio [a Parigi]” e di catturare la “luminosa chiarezza” del mare del Nord.

Queste opere rappresentano un contrappunto fondamentale alla sua produzione parigina, più nota e più studiata, e offrono l’occasione di rivalutare un aspetto spesso trascurato della sua carriera. È in località come Grandcamp, Honfleur, Port‑en‑Bessin, Le Crotoy e Gravelines che l’artista sviluppa la sua rivoluzionaria tecnica del pointillisme, destinata a trasformare la percezione della pittura moderna.

A guidarlo furono anche i trattati contemporanei sull’ottica e sul colore, secondo cui l’accostamento di tinte pure e non mescolate produceva una luminosità più intensa grazie alla cosiddetta “fusione ottica”. Seurat fece proprie queste teorie applicando il colore in brevi tratti e poi in punti di pigmento puro, sfruttando anche l’effetto vibrante dei colori complementari posti fianco a fianco. Il suo metodo, tuttavia, non fu mai rigido: nei lavori più precoci costruiva la composizione con tratti incrociati, per poi sovrapporre una trama di punti più ampi; negli anni successivi adottò punti più piccoli e ravvicinati, adattando sempre la forma del segno alle strutture del paesaggio. Le tele, realizzate estate dopo estate, permettono di seguire con chiarezza questa evoluzione, mostrando un artista in costante sperimentazione.

Il percorso espositivo ricostruisce l’evoluzione del suo linguaggio attraverso il motivo ricorrente dell’orizzonte marino: spazi aperti, atmosfere sospese, una natura quasi astratta che sembra dissolvere la presenza umana. Una scelta radicale per un pittore spesso associato alle scene di svago parigine, ma che rivela la sua ricerca più intima e rigorosa. Le superfici d’acqua diventano campi di sperimentazione ottica; le linee degli orizzonti, ridotte all’essenziale, trasformano la composizione in un equilibrio quasi musicale. Qui la figura umana scompare quasi del tutto: il mare diventa un luogo mentale, un laboratorio di percezione.

Tra i momenti più significativi della mostra spicca la riunione completa delle serie realizzate a PortenBessin nel 1888 e a Gravelines nel 1890, raramente visibili insieme a causa della dispersione delle opere in collezioni internazionali. Questi cicli testimoniano la maturità di Seurat e la sua capacità di trasformare un paesaggio reale in una costruzione luminosa e quasi musicale.

La rarità dell’iniziativa è amplificata dal fatto che Seurat morì a soli 31 anni, lasciando un corpus estremamente limitato. Per questo la Courtauld ha ottenuto prestiti da istituzioni di primo piano, tra cui il MoMA, la National Gallery of Art di Washington, la Barnes Foundation e il Musée d’Orsay. Un’occasione unica per osservare da vicino un artista che, pur avendo rivoluzionato la pittura moderna, rimane ancora oggi meno esplorato rispetto ai suoi contemporanei.

In copertina: © Secchi Smith

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