Da Abu Dhabi e Los Angeles, da Taichung a Londra ecco le novità
Il biennio 2025–2026 si sta affermando come uno dei più dinamici per il panorama museale internazionale, segnato da inaugurazioni che stanno ridisegnando interi distretti culturali. Non è soltanto una sequenza di nuove aperture, ma il ritratto di come le città stiano impiegando la cultura come infrastruttura, diplomazia e strategia urbana.
Da Abu Dhabi a Los Angeles, da Taichung a Londra, il museo evolve in un organismo ibrido: insieme spazio civico, motore di ricerca e dichiarazione architettonica
Abu Dhabi è oggi uno dei casi più emblematici di questa trasformazione. L’emirato ha chiuso il 2025 con l’apertura dello Zayed National Museum, progettato da Foster + Partners, nuovo fulcro del Saadiyat Cultural District. Il museo racconta la nascita degli Emirati sotto la guida di Sheikh Zayed e ne esplora l’eredità attraverso reperti e testimonianze storiche. L’architettura, calibrata sulle condizioni estreme del deserto, integra un sofisticato sistema di ventilazione naturale: cinque ali in acciaio e vetro funzionano come torri del vento contemporanee, espellendo l’aria calda e richiamando aria fresca da condotti sotterranei. Le stesse strutture portano luce naturale nelle gallerie, riducendo il fabbisogno energetico. Gli spazi espositivi sono ricavati all’interno di un grande tumulo rivestito da pannelli che richiamano la topografia degli Emirati, proteggendo gli ambienti dal sole.
L’apertura del museo ha coronato un anno di forte espansione culturale per gli Emirati, consolidando Saadiyat come uno dei distretti culturali più ambiziosi al mondo. E il ritmo non rallenta: nel 2026 arriverà il Guggenheim Abu Dhabi di Frank Gehry, affiancato dal National History Museum di Mecanoo e dal futuro Science Museum. Un cluster che testimonia come la cultura, negli Emirati, sia un asset strategico di lungo periodo, non un semplice ornamento urbano.
In Asia, il 2025 si è chiuso con un’altra apertura di rilievo: il Taichung Green Museumbrary, uno dei progetti culturali più ambiziosi di Taiwan. Firmato da SANAA, riunisce in un’unica struttura il museo d’arte metropolitano e la biblioteca centrale. Sorge nel cuore del Central Park di Taichung, un’area verde di 67 ettari, e ospita il Taichung Art Museum (TcAM) e la Taichung Public Library. Con quasi 58mila metri quadrati, l’edificio è composto da otto volumi trasparenti e interconnessi, avvolti da una scenografica facciata in rete bianca, cifra stilistica del duo giapponese. Non si impone come icona, ma si comporta come un paesaggio civico: sfuma i confini tra istituzione culturale e spazio pubblico.
Immerso nel parco, fonde lettura e arte in un ambiente continuo e permeabile, pensato per essere attraversato tanto quanto visitato. Il giardino sul tetto diventa un nuovo punto panoramico urbano, mentre la doppia facciata in vetro e rete metallica conferisce alla struttura un aspetto leggero e sospeso. Sollevato da terra per favorire aria e luce, il complesso si apre alla città con piazze ombreggiate accessibili da ogni lato. Per Sejima e Nishizawa, l’obiettivo è chiaro: creare un luogo democratico, dove apprendimento e comunicazione si intrecciano in un’unica esperienza condivisa.
Negli Stati Uniti, il 2026 si apre con una serie di inaugurazioni che segnano un rinnovato investimento nelle infrastrutture culturali. Il Lucas Museum of Narrative Art nasce dalla visione di George Lucas, il regista e innovatore noto come creatore di Star Wars e Indiana Jones che ha trasformato il modo in cui raccontiamo storie attraverso le immagini. Dietro al museo c’è la sua convinzione che la narrative art – dal cinema alla pittura, dai fumetti ai media digitali – sia una forza capace di creare legami emotivi e immaginari condivisi. Insieme a Mellody Hobson, Lucas ha voluto un’istituzione che mostrasse come le immagini narrative abbiano modellato culture e comunità. La struttura futuristica progettata da MAD Architects riflette questo spirito pionieristico, introducendo una nuova tipologia museale nel panorama americano.
Parallelamente, il LACMA (Los Angeles County Museum of Art) entra nella fase conclusiva di un progetto di trasformazione durato vent’anni, pensato per ridefinire l’identità dell’istituzione come museo inclusivo e non gerarchico, capace di rappresentare la pluralità culturale di Los Angeles. Con l’apertura delle nuove David Geffen Galleries, progettate da Atelier Peter Zumthor & Partners, il museo cambierà volto: un grande piano sopraelevato dedicato alle mostre, sostenuto da sette padiglioni semi-trasparenti al livello stradale, renderà il campus più permeabile e più integrato con la città. Qui troveranno posto un teatro con piazza all’aperto e nuovi servizi, rafforzando il ruolo del museo come spazio civico.
E poi ancora, il nuovo Memphis Brooks Museum of Art di Herzog & de Meuron aprirà sul lungofiume del Mississippi come piattaforma civica terrazzata più che come istituzione chiusa. A Philadelphia, Calder Gardens – sempre di Herzog & de Meuron, con il paesaggista Piet Oudolf – ha aperto a fine 2025. Un intervento concepito non come un museo tradizionale, ma come un luogo intimo e in continua trasformazione per vivere l’arte di Alexander Calder. Pur rispettando le esigenze tecniche di un museo, il progetto privilegia la relazione tra arte, architettura, natura e città. Evita di tradurre in architettura le caratteristiche tipiche delle opere di Calder – forma, colore e movimento – e rifiuta la monumentalità degli edifici lungo il Benjamin Franklin Parkway. Per questo, il “volto” del progetto non è un edificio, ma un giardino che svela gradualmente una serie di spazi eterogenei e immersivi.
Il nuovo Grand Egyptian Museum ha fatto del Cairo una delle principali destinazioni per il capodanno 2026.
Il contributo europeo è più discreto ma non meno significativo, a partire dal tema degli archivi. Londra aprirà il V&A East Museum nell’aprile 2026, progettato da O’Donnell + Tuomey, fulcro del distretto culturale East Bank nel Queen Elizabeth Olympic Park. L’Europa non inaugura mega‑progetti paragonabili a quelli di Abu Dhabi o Los Angeles, ma sta affinando le proprie istituzioni attraverso ampliamenti, ristrutturazioni e modelli ibridi che rispondono alle nuove aspettative su accessibilità, spazio pubblico e rappresentazione.
In copertina: Zayed National Museum © Nigel Young / Foster + Partners



