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Capitale dell’arte contemporanea 2028

Caccia al titolo di Capitale dell’arte contemporanea 2028: scatta il conto alla rovescia

A fine ottobre il ministero della Cultura svelerà il verdetto. Padova, Capri, Pozzuoli e l’asse Civita di Bagnoregio-Bolsena si contendono il titolo e un milione di euro


È questione di settimane: a fine di ottobre il ministero della Cultura svelerà il nome della città che si aggiudicherà il titolo di Capitale Italiana dell’arte contemporanea per il 2028 (Alba la capitale 2027). La competizione è dunque entrata ufficialmente nella sua fase decisiva dopo che la scrematura dei dossier ha delineato una quartina di finaliste d’eccezione: Padova con “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”, Capri con “Le sirene del nuovo”, Pozzuoli con “La città delle fragilità creative” e l’aggregazione tra Civita di Bagnoregio e Bolsena con “Arte che viene, arte che va”. Autentici manifesti programmatici di una nuova sensibilità estetica e territoriale, queste candidature ridefiniscono il concetto di rigenerazione urbana, trovando in questo autunno il loro banco di prova più politico e strategico. Non si tratta più soltanto di riqualificare spazi dismessi ma di comprendere come i linguaggi dell’arte visiva possano realmente riattivare il tessuto sociale, economico e identitario delle comunità.

I quattro progetti in lizza

Padova scende in campo con il dossier dal titolo programmatico “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”, un invito esplicito a concepire l’istituzione e lo spazio urbano non come luoghi di conservazione rigida ma come palestre di pensiero critico. Nel progetto padovano l’arte contemporanea diventa lo strumento fondamentale per mettere in discussione le certezze consolidate, attivare la cittadinanza e restituire alla comunità luoghi simbolici rigenerati, trasformando il dissenso intellettuale in pratica di coesione civica.

Capri spiazza la narrazione puramente patinata ed elitaria legata al turismo di massa attraverso il progetto “Le sirene del nuovo”. L’isola si candida a riscoprire e rilanciare la propria vocazione storica di laboratorio d’avanguardia e rifugio intellettuale, usando i linguaggi della contemporaneità per riallacciare il dialogo complesso tra il mito mediterraneo, la tutela del paesaggio naturale e i flussi globali della creatività, dimostrando che la bellezza isolana può farsi culla di una ricerca artistica tagliente e contemporanea.

Un’altra declinazione profonda della resilienza territoriale arriva da Pozzuoli, che sceglie di guardare dritto in faccia la propria complessa identità geologica e sociale puntando con forza sul dossier “La città delle fragilità creative”. In un contesto segnato da ferite profonde e da una costante tensione ambientale come quella flegrea, l’arte si fa qui presidio di cura e resistenza civile. Il progetto trasforma i segni della vulnerabilità in leve di riscatto e di rigenerazione urbana permanente, dimostrando come la creatività possa offrire nuove lenti attraverso cui una comunità ferita impara a riabitare e a proteggere il proprio territorio.

A completare questa geografia della trasformazione la suggestiva aggregazione tra Civita di Bagnoregio e Bolsena, unite nel dossier “Arte che viene, arte che va”. La Tuscia si propone così come un crocevia inatteso e affascinante, capace di mettere in dialogo la millenaria e celeberrima fragilità del borgo che muore con le correnti più dinamiche e sperimentali della ricerca visiva attuale. L’iniziativa dimostra con forza che anche i piccoli centri e le aree interne possono farsi epicentri di una rinascita culturale diffusa, dove il patrimonio storico non subisce passivamente il tempo, ma dialoga attivamente con le tensioni del presente.

Il valore strategico del bando

Il milione di euro messo in palio dal bando non si esaurisce nella logica di un pur prestigioso premio alla carriera o di un finanziamento una tantum destinato a eventi effimeri. Al contrario rappresenta un vero e proprio volano economico e strutturale, pensato per vincolare rigorosamente le risorse alla realizzazione di programmi culturali permanenti e a interventi materiali capaci di durare ben oltre il 2028. In un momento storico in cui le comunità locali cercano risposte avanzate alle crisi economiche, climatiche e sociali, la sfida per la futura Capitale dell’arte contemporanea conferma che investire nella cultura non è un lusso decorativo ma l’atto fondativo di ogni vera politica di futuro.

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