Tra Bagheria, Castelbuono e Cefalù, un itinerario culturale e gastronomico tra ville storiche, concerti al tramonto e cucina d’autore
Se fra le vostre passioni ci sono il jazz, l’architettura e il buon cibo, e se decideste di trascorrere le vostre vacanze in Sicilia, Bagheria è una destinazione che non solo si presta a raccogliere tutte e tre le esperienze insieme, ma rappresenta anche un buon punto di partenza per conoscere i suoi dintorni. Come Monreale, con la splendida Cattedrale di Santa Maria Nuova in stile arabo normanno, Cefalù, dal mare indimenticabile, Castelbuono, piccola realtà collinare sulle Madonie rimasta autentica, dove troverete un ulteriore appuntamento con il jazz.
Fra un concerto e l’altro di “Arco Azzurro Festival Jazz” (26 luglio-30 agosto), che si tiene al tramonto nella suggestiva terrazza panoramica del Geosito Arco Azzurro, potreste scoprire l’architettura tardo barocca delle ville di Bagheria, che nel Settecento la nobiltà palermitana aveva eletto a luogo di villeggiatura. Villa Butera fu una delle prime a sorgere, con le sue ampie scalinate, i cortili antistanti i due fronti principali, le due torri, e l’interno animato da affreschi, pregiate decorazioni e lampadari in cristallo che richiamano alla memoria gli antichi fasti delle feste organizzate dalla famiglia Branciforti, proprietaria della dimora. Qualche anno dopo vede la luce Villa Cattolica. Circondata da alte mura merlate, la dimora è simile a un grande castello con due esedre parallele: la prima accoglie lo scalone, la seconda ospita la terrazza con il loggiato. Ci sono poi Villa Valguarnera e Villa Ramacca, fra le altre. Ma è a Villa Palagonia, amata da Goethe e nota anche come “villa dei mostri” per la presenza di numerose statue grottesche, che quest’anno si trova un’interessante novità.
Nei suoi corpi bassi, infatti, ha da poco aperto I Pupi, il ristorante stellato dello chef Tony Lo Coco che, con la moglie e socia Laura Codogno, si è affidato a Luigi Smecca Architetti per il restyling degli interni. «Aver acquistato i corpi bassi di Villa Palagonia e averli ristrutturati, dandogli nuova vita, è un sogno mio e di mia moglie, che abbiamo con grande sacrificio realizzato -racconta Lo Coco a Pantografo-. Tanta bellezza abbandonata ci rattristava profondamente, e vedere oggi la Villa tornare ai vecchi splendori è stato un piacere per la vista e per il cuore di tutti noi».
L’ambiente, elegante e curato nei minimi dettagli, adotta una palette cromatica (incentrata sulla declinazione del beige e del caffè) e una selezione di materiali (rovere e ottone, in particolare) che contribuiscono a definire un ambiente avvolgente, raffinato e intimo, capace di dialogare con la bellezza della Villa attraverso un linguaggio che rispetta la sua memoria e al tempo stesso propone scenari di garbata novità.
Il locale, che si articola in quattro diversi ambienti distribuiti su più livelli, è caratterizzato da arredi concepiti su disegno di Luigi Smecca e realizzati da artigiani locali. Il piano terra ospita una prima zona d’accoglienza dalla quale si accede alla sala principale con quattro tavoli tondi e un lampadario scenografico centrale. Al primo piano si trova un soppalco con tre tavoli intimi da due posti e la cantina con tavolo unico conviviale. All’esterno, poi, il terrazzino-salotto consente di consumare il pasto proprio davanti a Villa Palagonia. Non manca lo chef table che guarda direttamente sulla cucina a vista, dove lo chef cucina proprio sotto gli occhi dei commensali.
In questo appagante contesto scoprirete l’arte culinaria di Tony Lo Coco, attuale presidente dell’associazione La Sicilia di Ulisse, che propone la cucina siciliana rivisitata in chiave moderna, con garbo e maestria. Esperienze passate, ricordi di viaggi, memorie di famiglia hanno un ruolo fondamentale nella sua filosofia di cucina: «Cerco di mantenere costantemente un legame di sapori alla tradizione che è memoria di famiglia -racconta Lo Coco quando gli si chiede in che modo i suoi piatti sono narrazione della memoria e allo stesso tempo della contemporaneità siciliana-. Per fortuna ho ancora mia madre che cucina benissimo, quindi cerco solo di mettere in atto la tecnologia, la tecnica e il design attuale». Guidato da una forte passione per il territorio e per la materia prima, la sua proposta fine dining costituisce una sincera celebrazione di tradizioni popolari e del cibo di strada. La sua Stigghiola, simbolo dello street food siciliano, ad esempio, non è di budella di agnello come vuole la tradizione, ma di tonno, seppia, cipollotto e prezzemolo. Anche gli Anelletti al forno sono proposti in “versione mare”, con ragù di calamari in salsa di uova di pesce San Pietro e maionese di lime e zenzero. «La carta vincente de I Pupi è il sacrificio e il cuore che ogni giorno la mia famiglia e io diamo al ristorante, valori trasmessi e ben recepiti dai nostri collaboratori -spiega lo chef a proposito del suo modello di business-.
Tutto ciò è ben percepito dalla nostra clientela». Da Bagheria, poi, in un’ora di macchina raggiungete Castelbuono, patria dei dolciumi realizzati con la manna, e sede di Castelbuono Jazz Festival (dal 30 luglio al 7 settembre), che quest’anno diventa itinerante coinvolgendo altri comuni siciliani e trasformandosi in un vero e proprio festival diffuso sul territorio.
A Castelbuono concedetevi una sosta al ristorante Nangalarruni che, presente nella guida Osterie d’Italia 2025 di Slow Food, propone piatti antichi e dimenticati, molti dei quali a base di funghi delle Madonie.
A questo punto, lasciando Castelbuono in direzione del mare, non perdetevi la visita del Duomo di Cefalù, Patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell'”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.
In copertina: © Alessandro Micarelli



