Proclamate all’unanimità per l’edizione 2028, si aggiudicano 1 milione di euro. Nel progetto “Arte che viene, arte che va”, installazioni, grandi firme internazionali e mobilità dolce
Da un lato la fragilità millenaria di un borgo aggrappato alla cresta dei calanchi, dall’altro la memoria profonda e specchiata di un bacino lacustre. Civita di Bagnoregio e Bolsena sono state proclamate all’unanimità Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. La designazione è giunta nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, dove l’assegnazione del titolo e del contributo finanziario di 1 milione di euro ha premiato il tandem viterbese rispetto alle altre tre finaliste: Capri, Padova e Pozzuoli. A guidare la vittoria è il dossier “Arte che viene, arte che va”, un progetto coordinato che consacra la Tuscia a crocevia di sperimentalismo visivo, dimostrando come le aree interne e i piccoli centri sappiano farsi epicentri propulsivi della ricerca artistica attuale.
Perché è stato scelto il progetto
Nel decretare il successo della proposta, la giuria ha inteso premiare un’idea di sviluppo culturale diffuso e a lungo termine, evidenziando come “il progetto si distingue per una visione che assume l’arte contemporanea non come evento da consumare, ma come infrastruttura culturale permanente”, le cui azioni sono concepite per “radicarsi nei luoghi e per continuare a produrre effetti quando l’anno della designazione sarà concluso”.
Un’impostazione che intercetta appieno la sensibilità delle istituzioni centrali: il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha infatti rimarcato come «l’idea sottesa alle nostre attività culturali riguarda la funzione sociale della cultura, che ha come destinatario naturale le giovani generazioni».
Sulla stessa linea Massimo Osanna, capo dipartimento per le Attività culturali del Mic, ha ricordato che il linguaggio contemporaneo viene talvolta percepito come ostico per mancanza di strumenti adeguati, motivo per cui occorre «investire molto nella formazione, coinvolgendo le scuole e i più giovani fin dalle elementari con programmi serrati di sensibilizzazione». A confermare il valore e la proiezione globale dell’iniziativa è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, definendo la nomina come «un importante riconoscimento della capacità dei territori italiani di valorizzare il proprio patrimonio culturale attraverso il dialogo con la creatività contemporanea».
Opere permanenti, Tuscia Route 01 e il laboratorio “Baleno”
Ben lontano dal configurarsi come un semplice festival passeggero, il piano d’azione intende strutturare un’eredità materiale e sociale duratura. Tra gli interventi previsti la realizzazione di almeno 35 opere permanenti, la rigenerazione di quattro complessi architettonici dismessi e la creazione di un patrimonio artistico capillarmente integrato nel paesaggio. Il dossier individua tra i suoi assi portanti 20 interventi dedicati al tema del gioco, concepiti per stimolare una fruizione interattiva e partecipativa, e un giardino all’italiana ripensato come ambiente immersivo da attraversare ed esplorare.
A connettere borgo e lago sarà la “Tuscia Route 01”, un itinerario ciclopedonale che integrerà la mobilità dolce e il turismo lento nel percorso espositivo a cielo aperto. Per raggiungere anche le comunità più isolate e condurre la sperimentazione al di fuori dei consueti spazi museali, entrerà inoltre in funzione “Baleno”, un laboratorio mobile e itinerante allestito su un veicolo elettrico.
A firmare gli interventi e a conferire respiro internazionale al programma saranno cinque protagonisti della scena artistica contemporanea – Carsten Höller, Eva Jospin, Chiara Camoni, Nico Vascellari e Tobias Rehberger – chiamati a realizzare installazioni ambientali e progetti site-specific. A partire dal 2027 l’iniziativa si amplierà alle residenze per creativi emergenti con un progetto educativo volto a coinvolgere oltre 10mila studenti con il supporto del Fai, dell’Università della Tuscia, degli enti locali e del Terzo settore.
La sfida “impossibile” alla cittadinanza di ritorno
L’esito della selezione risuona con forza nella voce delle amministrazioni coinvolte. Il sindaco di Civita di Bagnoregio, Luca Profili, ha sottolineato l’eccezionalità del risultato di fronte a una partenza complessa: «Civita ha 14 residenti e insieme a Bolsena non facciamo 10.000 abitanti. Sapevamo che era una sfida delicata, quasi impossibile». A raccogliere e rilanciare la visione del territorio è il sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte, che ha rivendicato l’ambizione di «diventare un modello per l’arte contemporanea», poggiando su allestimenti e cantieri già attivi da mesi nelle due città. Per Di Sorte, la nomina comporta l’impegno di «fare meglio e rappresentare l’Italia facendolo con il cuore”» ponendo al centro il contrasto allo spopolamento e la creazione di condizioni favorevoli a una cittadinanza di ritorno per le giovani generazioni. Nel dedicare il traguardo «alla resilienza, all’autenticità e all’amore degli abitanti della provincia di Viterbo per la propria terra», il primo cittadino ha rimarcato la sintonia con il collega Profili, espressione di due comunità che, pur mantenendo distinte identità, condividono un’unica prospettiva strategica.
Un entusiasmo rimarcato infine anche dalla sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, che ha salutato la vittoria come “un bellissimo giorno per la Tuscia e l’intera provincia di Viterbo”, a conferma di un percorso comune capace di proiettare il patrimonio e le competenze del territorio verso le future sfide culturali su scala europea.



