Dal suono di Tarek Atoui alla pittura reattiva di Justin Caguiat, fino alle correnti d’aria di Drift: tre progetti espositivi indagano il rapporto tra arte, tecnologia e fenomeni ambientali
L’aria che attraversa un edificio, le variazioni di temperatura, le vibrazioni di uno spazio e i movimenti del vento: fenomeni che influenzano costantemente la nostra esperienza del mondo, ma che raramente percepiamo direttamente. Sono queste forze al centro di tre progetti presentati a Londra nell’ottobre 2026: Hold di Tarek Atoui alla Tate Modern, Change Ringing di Justin Caguiat alla Serpentine e Aeolus di Drift a Carpenters.
Pur adottando linguaggi e tecnologie differenti, le installazioni condividono un intento: portare alla luce processi normalmente impercettibili. Sensori, sistemi elettronici, materiali reattivi e dispositivi luminosi diventano strumenti per estendere le capacità sensoriali e avvicinare il pubblico alle dinamiche fisiche che lo circondano. Più che rappresentare la realtà, queste opere ne attivano i fenomeni, traducendoli in esperienze sonore, visive e spaziali.
Con l’undicesima Hyundai Commission, Tarek Atoui trasforma la Turbine Hall in un ambiente sonoro in continua evoluzione. Hold combina strumenti tradizionali provenienti da diverse culture asiatiche, sistemi elettronici, software personalizzati, tessuti conduttivi e componenti stampati in 3D, dando vita a un’installazione che reagisce alle condizioni dello spazio e ne integra le caratteristiche nella produzione del suono.
Il progetto nasce da oltre vent’anni di ricerca e collaborazione con musicisti, costruttori di strumenti e ingegneri. Corni uzbechi, sheng cinesi e strumenti a percussione coreani vengono reinterpretati attraverso tecnologie contemporanee. Tra gli elementi più emblematici figurano i grandi corni sviluppati con l’architetto Arthur Mamou-Mani e realizzati in stampa 3D con un materiale composito a base di resina derivata dallo zucchero e polvere di bambù, in un incontro tra manifattura digitale e materie prime naturali. Un ruolo centrale spetta anche ai tessuti realizzati in collaborazione con Satoshi Kondo, direttore creativo di Issey Miyake. In dialogo con la ricerca della maison giapponese sul movimento, la leggerezza e la trasformazione della materia, questi elementi sospesi vanno oltre la funzione scenografica. Rivestiti di una vernice conduttiva, reagiscono alle correnti d’aria e alle variazioni di umidità del sito, inviando segnali a un sintetizzatore che genera frequenze basse in costante mutamento. I tessuti diventano strumenti sonori capaci di tradurre le condizioni atmosferiche in una forma di ascolto. La tecnologia non è un semplice espediente spettacolare, ma uno strumento di indagine. Correnti d’aria, umidità, vibrazioni architettoniche e rumori dei visitatori vengono intercettati ed elaborati, contribuendo a un paesaggio acustico in continua trasformazione. La Turbine Hall diventa un sistema aperto, in cui architettura, atmosfera e presenza umana concorrono alla composizione dell’opera.
Questa dimensione relazionale emerge anche attraverso i grandi elementi in pietra disseminati nello spazio. Pensati come luoghi di sosta, invitano i visitatori a fermarsi e condividere l’ascolto, trasformando un gesto individuale in un’esperienza collettiva.
Alla Serpentine South, Justin Caguiat affronta temi affini attraverso la pittura e le trasformazioni della materia. Change Ringing riunisce dipinti, sculture, film e installazioni sonore in una riflessione sul mutamento e sul legame tra percezione e condizioni ambientali.
Alcune opere impiegano pigmenti termosensibili che modificano colori e forme in risposta alla temperatura e alla luce. Le superfici non si presentano come immagini definitive, ma come configurazioni mutevoli, condizionate anche da fattori esterni. Il cambiamento entra così nel processo creativo, lasciando tracce visibili sulla materia. Anche il suono contribuisce a definire la mostra. Campane in bronzo distribuite nello spazio generano un paesaggio acustico che si propaga nel museo. Attraverso riferimenti ai dispositivi militari di ascolto e alle riflessioni di Le Corbusier sull’architettura come ricevitore sonoro, Caguiat concepisce l’esposizione come una macchina percettiva, in cui temperatura, luce e risonanza ridefiniscono continuamente la relazione tra opera e visitatore.
Con Aeolus, presentata da Carpenters a Ladbroke Hall, Drift concentra l’attenzione sul vento. Lo studio olandese esplora da anni le connessioni tra fenomeni naturali, tecnologia ed esistenza umana e questa installazione prosegue la ricerca interrogandosi su come i meccanismi fondamentali del pianeta possano aiutarci a ristabilire un rapporto più consapevole con la natura.
L’opera traduce il movimento dell’aria in un ambiente luminoso e immersivo. Centinaia di sottili aste di vetro sospese al soffitto delineano correnti altrimenti invisibili, componendo una mappa tridimensionale del vento. Attraverso la luce e la trasparenza del vetro, una forza effimera acquista una forma osservabile e quasi tangibile. All’interno delle aste, le sorgenti luminose reagiscono inoltre alla presenza dei visitatori, generando onde che richiamano la propagazione dell’energia nell’atmosfera. Il pubblico non si limita a osservare una rappresentazione del vento, ma entra in relazione con un sistema sensibile alla propria presenza. Per Drift, il vento è una delle infrastrutture invisibili della Terra: trasporta semi, distribuisce umidità, influenza il clima e contribuisce all’equilibrio degli ecosistemi. Aeolus muove da questa contraddizione: una forza essenziale alla vita si manifesta soprattutto attraverso i suoi effetti. Rendendone leggibili le tracce, l’installazione invita a ripensare il nostro rapporto con i processi naturali che sostengono il pianeta.
Le differenze tra i progetti sono nette, ma altrettanto evidente è il loro terreno comune. In tutti e tre i casi, l’opera supera la semplice rappresentazione per rendere accessibile un processo. La tecnologia svolge un ruolo determinante senza imporsi come protagonista.
In copertina: DRIFT, Aeolus (2026) at Ladbroke Hall. Image courtesy of Carpenters. Photo: Benjamin Baccarani.



