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sicurezza stradale © Adobe Stock

Sicurezza stradale? È il design a influenzare il comportamento degli utenti

Da uno studio presentato da Carlo Ratti è emerso che imporre limiti di velocità non sia l’unica chiave per abbattere il rischio di incidenti stradali


Stimare il rischio stradale urbano con un’accuratezza del 95%: è questo il risultato raggiunto nell’ambito di una sperimentazione condotta a Milano fra il 2023 e il 2024 – in una zona centrale su un’area complessiva di 25 km quadrati – i cui risultati sono stati presentati a inizio luglio. Un risultato frutto dell’adozione di un’innovativa soluzione tecnologica – battezzata RoadSafeAI messa a punto al Politecnico di Milano in collaborazione con UnipolTech. «Il progetto di ricerca ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale in grado di stimare, a partire da immagini della rete stradale, il livello di rischio associato a diverse aree urbane.  Questo modello è stato alimentato e istruito con una enorme quantità di dati telematici e ha dimostrato un’eccellente capacità di generalizzazione, riuscendo a predire con precisione la rischiosità di aree urbane non utilizzate per l’addestramento della rete neurale» racconta Sergio Savaresi, direttore del Dipartimento Elettronica, Informazione e Bioingegneria, del Politecnico di Milano e membro del Comitato di indirizzo del think tank The Urban Mobility Council promosso dal Gruppo Unipol e quest’anno giunto alla quarta edizione.

In dettaglio nel periodo in questione sono stati rilevati oltre 80mila eventi di decelerazione improvvisa, potenziali indicatori di rischio incidenti, mappati grazie alle rilevazioni dei dispositivi telematici a bordo dei veicoli, le cosiddette black box. E grazie a una suddivisione del territorio in una sorta di “griglia” composta da porzioni da 200×200 metri è stato possibile analizzare minuziosamente ciascuna area e attribuire specifici livelli di rischio con un punteggio da 0 a 10 tenendo conto della frequenza degli eventi critici. Utilizzando i dati a bordo dei veicoli di fatto si bypassa la necessità di disporre di sensori o altre tecnologie stradali di rilevamento: un plus non da poco per le amministrazioni che non dispongono di risorse per mandare avanti progetti complessi, ma che comunque possono dunque entrare in possesso di dati strategici per la pianificazione della mobilità urbana.

«Gli incidenti stradali, che provocano ogni anno oltre 3.000 morti, costituiscono un enorme costo sociale per il nostro Paese. Per riprendere un percorso virtuoso di riduzione degli incidenti, i dati provenienti dai dispositivi telematici analizzati in profondità possono essere di grande aiuto, non solo come feedback costruttivi ai singoli automobilisti, ma ancora di più al fine di individuare i punti critici all’interno delle nostre città sui quali le amministrazioni pubbliche possano intervenire in modo mirato e tempestivo per migliorarne la sicurezza» evidenzia Enrico San Pietro, Group Insurance general manager di Unipol. I dati provenienti dai dispositivi a bordo veicoli possono essere inoltre integrati e aggiornati progressivamente con quelli in capo agli enti locali – come, ad esempio, le statistiche sugli incidenti – per mappare le zone urbane a maggior rischio, in particolare incroci complessi o zone a scarsa visibilità – e simulare l’effetto di eventuali modifiche infrastrutturali prima della loro implementazione. A tutto vantaggio della sicurezza e anche dei costi pubblici.

In tema di progettazione urbana, Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable City Lab e membro del Comitato di Indirizzo The Urban Mobility Council ha presentato uno studio, realizzato in collaborazione con UnipolTech, che analizza la relazione fra il design della sede stradale e la velocità media dei veicoli in transito. Anche in questo caso si è partiti da Milano – sono stati analizzati oltre 51 milioni di punti di telemetria veicolare raccolti dai dispositivi UnipolTech, in mix con immagini di Google Street View – per poi estendere le rilevazioni ad Amsterdam e Dubai con l’obiettivo di testare il tutto in ambienti urbani eterogenei.


Dallo studio è emerso un risultato che di fatto ribalta una convinzione diffusa ossia che imporre limiti di velocità (alcune città si stanno tarando sui 30 km orari) sia la chiave per abbattere il rischio


È il design fisico delle strade – è emerso dall’analisi – a influenzare il comportamento dei conducenti, molto più dunque della semplice segnaletica. Limitare la velocità, dunque, non basta – i conducenti riducono la velocità di 2-3 km/h nelle zone a 30 km/h rispetto a strade simili con limite a 50 km/h – piuttosto le amministrazioni locali dovrebbero puntare su un design urbano che sia in grado di rallentare il traffico. «Se vogliamo strade più sicure, dobbiamo progettarle in modo che inducano intuitivamente i conducenti a rallentare – sottolinea Ratti – questo concetto è noto da tempo, ma solo oggi, grazie all’intelligenza artificiale, possiamo affrontarlo con strumenti quantitativi, fin dalla fase di progettazione».

In copertina: © Adobe Stock

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