L’alimentazione sta cambiando e con essa anche l’approccio con il quale le persone, in particolare quelle che aspirano a uno stile di vita più sano, si avvicinano al cibo.
La maggiore consapevolezza di poter migliorare la propria dieta, contribuendo anche a salvaguardare il pianeta, sta diventando una tendenza sempre più significativa che ha un interessante impatto sul mercato e che “si nutre”, è il caso di dirlo, della ricerca scientifica.
C’è quindi da chiedersi quale sia il futuro del cibo, quali siano gli studi in merito e quali le aspettative. Per saperne di più, dal 27 al 30 ottobre si tiene a Bolzano la prima conferenza mondiale dedicata agli alimenti fermentati, con oltre 250 esperti provenienti da tutto il mondo che approfondiscono i temi legati all’impatto dei cibi fermentati di origine animale e vegetale, alle nuove frontiere nella produzione alimentare, alle opportunità di riduzione degli sprechi, ai benefici scientifici per la salute.
L’incontro è organizzato da Noi Techpark (Noi sta per Nature of innovation), attivo sul tema anche grazie al Centro di competenza sulle fermentazioni degli alimenti Icoff della Libera Università di Bolzano. «Tra le diverse proposte su cui attualmente si sta puntando, senza dubbio vi sono gli alimenti fermentati – spiega a Pantografo Raffaella Di Cagno, direttrice di Icoff -. Il potenziale di tali alimenti risiede nella valorizzazione dei microrganismi responsabili delle fermentazioni che definiamo “microbiomi” (per considerare l’insieme dei loro geni e la loro potenzialità metabolica o funzionalità). L’innovazione porta all’uso di ceppi selezionati di batteri lattici e/o lieviti attraverso i quali è possibile, per esempio, aumentare il valore nutrizionale degli alimenti fermentati, migliorare la digeribilità e definire sapori e odori unici che contribuiscono al nostro heritage gastronomico. Gli alimenti fermentati diventano, infatti, emblematici della cultura e della diversità gastronomica di territori e regioni. Conseguentemente, gli alimenti fermentati così concepiti rappresentano il futuro della nostra gastronomia e del benessere umano».
La conferenza è anche l’occasione per conoscere e visitare il Noi Techpark, il quartiere dell’innovazione dell’Alto Adige nel quale aziende, start up, istituti e università collaborano a nuovi progetti di ricerca e di sviluppo sostenibile.
Lo scenario che lo accoglie è il frutto di un importante intervento architettonico che ha riportato in vita un’ex area industriale di dodici ettari (di cui in uso attualmente il 40%) donandole una nuova destinazione d’uso. Il Noi è il frutto di un concorso internazionale di idee indetto dalla Provincia autonoma di Bolzano e vinto da Chapman Taylor Italia e studio CLEAA con Andrea Cattacin. Se il masterplan è opera loro, i vari lotti sono poi stati assegnati tramite bando a studi diversi che, a partire da alcuni punti fermi, hanno poi declinato il proprio linguaggio progettuale.
In particolare, il Centro di sperimentazione Laimburg e il Centro di competenza sulle fermentazioni degli alimenti Icoff, fra i protagonisti della conferenza, abitano gli spazi del lotto D2, inaugurato di recente e realizzato dallo studio Busselli Scherer. È proprio al suo interno che si studia il futuro del cibo: visitarne gli ambienti è un’esperienza unica, un viaggio fra architettura e cibo che rapisce sia per la maestria e la cura dei dettagli con le quali è stato affrontato il concept degli spazi sia per le idee, le azioni, i gesti che stanno dietro alla ricerca sugli alimenti.
Nella felice convivenza fra la progettazione degli interni e i grandi macchinari per la sperimentazione risiede un fascino particolare, capace di sedurre e di entusiasmare anche i non addetti ai lavori. Il lotto D2, dotato di spazi biofilici, è concepito per favorire l’interconnessione visiva e la socialità. «Volevamo realizzare un’architettura per la ricerca e per chi fa ricerca – spiega Roberto Busselli, partner dello studio -. Un edificio riconoscibile e luminoso come il concetto stesso di sapere, in grado di mettere al centro i suoi occupanti e garantire loro una reale qualità di vita e di lavoro.»
In continuità di scala con gli edifici attigui, il nuovo volume si caratterizza per due facciate dinamiche che variano al variare della luce. Le facciate nord e sud del D2 sono rifinite verticalmente da profili metallici estrusi orientati che, al cambiare della luce solare, mutano nelle cromie. «Come fosse un minerale, i prospetti principali riflettono e catturano i raggi del sole modificandone la percezione durante il corso della giornata», continua Busselli. Le facciate est e ovest, vincolate dal piano di attuazione, sono rifinite con pannelli in alluminio schiumato di colore nero. La forte verticalità e la colorazione calda e accogliente dei profili bronzei completano il quadro d’insieme.
Per chi volesse ascoltare la conferenza, visitare il Noi Techpark e trattenersi a Bolzano godendo anche della vivacità cittadina, c’è una novità da segnalare nel campo dell’ospitalità: ha aperto i battenti l’Eisenhut Boutique Hotel, realizzato dallo studio altoatesino Architekten Mahlknecht Comploi.
Voluto da due giovani imprenditori, Moritz Sanoner e Lisa Prast, si trova proprio nel cuore della città ed è simile a un guscio accogliente, dai colori caldi e dagli interni avvolgenti. Nato sul sito di un edificio risalente al 1200, il nuovo hotel si racconta attraverso un dialogo serrato fra passato e presente, soprattutto nell’ingresso, che conserva il suo involucro preesistente e allo stesso tempo è animato da un vibrante linguaggio improntato alle esigenze attuali.
Nel complesso il concept mira a creare le premesse per un’esperienza a contatto con l’arte e l’architettura contemporanea, in una dimensione familiare che si dipana fra attenzione alla sostenibilità, cura del dettaglio e richiami alla conformazione delle antiche case bolzanine declinati in chiave moderna. Le trentatré camere sono collegate da alcuni piccoli ponti aperti e sospesi su intimi giardini verticali. La quiete, il garbo, la pacatezza contraddistinguono i toni del modello di ospitalità, votato ad accogliere il cliente in maniera sartoriale.
«Eisenhut Boutique Hotel intende proporsi come un posto dove ci si sente a casa – racconta a Pantografo Sophie Dellago, direttrice della struttura –. Siamo un piccolo retreat nel vibrante centro storico di Bolzano, siamo per i piccoli numeri, per l’accoglienza personalizzata e costruita sulle specifiche esigenze di ciascun ospite. Per noi il cliente non è un numero, ma una persona con un valore alla quale offriamo relax, intimità, qualità». L’hotel offre un’ottima colazione con prodotti fatti in casa a partire da materie prime reperite da selezionati fornitori locali. Per un aperitivo, un pranzo o una cena ancora una volta fra food e architettura, letteralmente a pochissimi passi dall’hotel, ci sono rispettivamente Bogen, con gli interni disegnati dallo studio NOA, e Luna Restaurant, situato all’interno del Parkhotel Mondschein, realizzato da Biquadra.
In copertina: Noi Techpark, edificio sul lotto D2, Bolzano. Progetto: Busselli Scherer. © AlexFilz 2024



