Search for content, post, videos

Quando l’algoritmo paralizza i quartieri: l’effetto sulle città dei navigatori satellitari

Una ricerca italiana svela come le app stiano trasformando la geografia urbana riducendo la diversità dei percorsi a discapito dell’ambiente. I casi di Roma, Milano e Firenze

Cosa succede alla mobilità urbana quando migliaia di cittadini in auto utilizzano i navigatori satellitari contemporaneamente per individuare il percorso più veloce? A rispondere è una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications, condotta da Giuliano Cornacchia, Mirco Nanni e Luca Pappalardo dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti), insieme con Dino Pedreschi dell’Università di Pisa e in collaborazione con la Scuola Normale Superiore.

L’iniziativa fa capo al progetto City-AI Coevolution, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Fondo italiano per la scienza (Fis), che punta a studiare come l’intelligenza artificiale e gli algoritmi influenzano le scelte individuali e, attraverso queste, la nostra società. E i navigatori satellitari rappresentano il banco di prova perfetto per questa analisi.


Lo studio rivela che l’adozione su larga scala delle app di navigazione riduce la diversità dei percorsi, incanala i veicoli su un numero più stretto di vie e, oltre una certa soglia, rischia di annullare del tutto i benefici per l’ambiente e la vivibilità in interi quartieri.


La mappa dei test: Roma, Milano e Firenze

Per comprendere come l’algoritmo impatta sulla vita quotidiana delle comunità locali, i ricercatori hanno effettuato simulazioni avanzate in tre grandi contesti italiani: Roma, Milano e Firenze.

«Attraverso simulazioni al computer lo studio ha analizzato l’impatto dei navigatori sul traffico integrando dati Gps di veicoli privati e suggerimenti di percorso forniti dai principali servizi di navigazione, tra cui Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox», spiega Luca Pappalardo, primo ricercatore al Cnr-Isti, professore associato alla Scuola Normale Superiore e coordinatore dello studio. «Le simulazioni hanno permesso di analizzare diversi scenari, variando il carico di traffico e il tasso di adozione dei navigatori satellitari. Dallo 0%, in cui nessun veicolo segue le indicazioni di un servizio di navigazione, al 100% in cui tutti i veicoli sono guidati da un navigatore. Nello studio abbiamo valutato gli effetti sulla diversità dei percorsi e sulle emissioni di CO2 nella città».

L’impatto sui quartieri e l’effetto boomerang

La struttura di un quartiere si basa tradizionalmente sull’equilibrio tra grandi assi di attraversamento e rete viaria locale. I risultati della ricerca dimostrano però che, man mano che aumenta la percentuale di automobilisti che segue i navigatori, la varietà delle strade percorse cala in modo significativo.

Nello scenario in cui il 100% delle persone segue i consigli digitali, la diversità degli itinerari crolla fino al 14% rispetto alla guida priva di indicazioni, reindirizzando costantemente il traffico verso raccordi, autostrade e arterie principali. Un fenomeno che stravolge l’equilibrio urbano: invece di disperdere le vetture in modo omogeneo le applicazioni canalizzano masse imponenti di auto sulle medesime direttrici. «L’obiettivo dello studio non è stabilire se i navigatori siano positivi o negativi in sé – ci tiene a sottolineare Giuliano Cornacchia, primo autore del lavoro -. Questi strumenti possono offrire vantaggi al singolo automobilista, ma quando un numero elevato di utenti riceve indicazioni analoghe possono prodursi effetti indesiderati sulla mobilità urbana». L’ottimizzazione dell’itinerario del singolo finisce così per creare un vero e proprio imbuto a carico dei residenti del quartiere prescelto dall’algoritmo.

Aria irrespirabile, qual è la soglia critica

Particolarmente rilevante è l’impatto misurato sulla sostenibilità e sulle emissioni di anidride carbonica (CO2​), elemento che determina direttamente la qualità dell’aria respirata da chi abita la città. L’efficienza “ecologica” dei software non è costante, ma varia in relazione alla congestione del traffico e alla diffusione del servizio.

«In condizioni di traffico leggero, i navigatori riducono le emissioni di CO2. In condizioni di traffico intenso, invece, i benefici si osservano a bassi livelli di adozione», spiega Dino Pedreschi, professore presso il Dipartimento di informatica dell’Università di Pisa nell’indicare che “superata una determinata soglia, che varia in base al servizio e alla città ed è in genere compresa tra il 60% e l’80%, i vantaggi si attenuano, svaniscono, o possono addirittura invertirsi, come osservato in alcuni scenari simulati a Roma”. Quando la maggioranza dei guidatori si affida alle app in una città satura, i continui rallentamenti finiscono insomma per far schizzare l’inquinamento all’interno del tessuto urbano.

I risultati della ricerca tracciano una strada chiara per la mobilità di domani: la sfida futura, concludono gli autori, sarà “progettare servizi di navigazione capaci non solo di ottimizzare il percorso del singolo utente, ma anche di tenere conto degli effetti complessivi dei loro suggerimenti sulla città”, restituendo protezione e vivibilità all’ambiente urbano e a chi lo abita.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Accedendo a questo sito, chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi