Dalla Goccia Bovisa di Milano a Bethnal Green a Londra, le grandi strutture per lo stoccaggio del gas diventano matrici di rigenerazione dello spazio pubblico
Nati nell’Ottocento come infrastrutture per lo stoccaggio del gas, i gasometri sono diventati figure centrali per la rigenerazione urbana europea. Le loro strutture reticolari, un tempo supporto per involucri telescopici, oggi offrono una geometria immediatamente riconoscibile, capace di generare identità nei nuovi quartieri. La loro dismissione li ha trasformati in oggetti complessi, in cui conservazione e innovazione convivono e la memoria industriale diventa materia progettuale.
A Milano, il grande piano di trasformazione della Goccia di Bovisa prende avvio proprio dall’area dei gasometri: oltre 30 ettari di bosco spontaneo e archeologia industriale dominati da due grandi strutture ottocentesche, destinate a diventare il fulcro del nuovo Parco dei gasometri. Qui sorgeranno i primi interventi del Campus nord del Politecnico: la Sports factory e l’Innovation hub, con laboratori e spazi dedicati a corporation e startup. È da questa soglia che il campus comincia a prendere forma. Renzo Piano Building Workshop ha guidato il masterplan e il progetto architettonico, concepito come un sistema aperto e accessibile. Le nuove costruzioni non supereranno l’altezza degli alberi circostanti e l’impronta dell’edificato resterà pari o inferiore a quella della fabbrica originaria, preservando le aree boschive.
«L’essenza del progetto era già inscritta nel sito. L’idea era lì, in attesa di essere realizzata», spiegano da RPBW.
«Prima il bosco, con i suoi alberi maestosi. Poi le tracce della vecchia fabbrica: edifici che testimoniavano la storia e l’identità del luogo. I capannoni industriali, i gasometri, tutti riconquistati dalla natura rigogliosa che aveva preso il sopravvento. Questo è ciò che abbiamo trovato: il topos».
Il campus sarà energeticamente autonomo e a zero emissioni, connesso alla città attraverso il potenziamento della mobilità sostenibile. L’accordo tra Politecnico e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, siglato il 21 ottobre 2024, ha dato avvio a un programma da 325.000 mq articolato in quattordici interventi coordinati che includono residenze per studenti, uffici, aule, servizi per la ristorazione, casa dell’arte, laboratorio di intelligenza artificiale, serra botanica e torre dell’acqua.
La stessa logica si ritrova a Londra, lungo il Regent’s Canal. A Bethnal Green, l’intervento di RSHP (Rogers Stirk Harbour + Partners) riapre un’area rimasta inaccessibile per decenni, proseguendo il percorso di rigenerazione avviato dai gasholders di King’s Cross progettati da Wilkinson Eyre e inaugurati nel 2018. Qui la presenza dei gasometri ha condizionato per oltre un secolo l’uso del suolo. «Questi edifici non hanno mai avuto un’altra funzione se non quella di gasometri», racconta Jack Newton, associate director e project lead di RSHP. Il gasframe n. 2, costruito intorno al 1850, presenta un telaio ornamentale, mentre il più recente (n. 5), è caratterizzato da una struttura reticolare in lattice di carattere utilitaristico. Nel Novecento entrambi furono dotati di serbatoi telescopici, rimasti in funzione fino al 2012. Da allora il sito è rimasto inutilizzato ed è stato classificato come area a rischio, impedendo qualsiasi sviluppo residenziale. «Uno degli elementi fondamentali per ottenere la concessione edilizia era eliminare l’azzardo e riconnettere il luogo ai quartieri circostanti».
Durante la fase di concept i progettisti hanno esplorato volumi rettilinei, ma la presenza delle grandi vasche circolari interrate ha orientato il progetto verso geometrie più fluide. «Le forme circolari offrivano condizioni urbane più interessanti – prosegue Newton – perché mantenevano l’eredità industriale e risolvevano molte delle sfide di permeabilità di una zona così chiusa». La matrice circolare è diventata così il principio generatore del masterplan, evitando spazi residuali e costruendo un impianto più poroso, coerente con la storia del quartiere, il cui nome — Bethnal Green — richiama giardini e corti verdi.
Il progetto prevede cinque edifici sfaccettati con 555 unità residenziali, tra i 6 e i 13 piani, disposti seguendo le impronte dei serbatoi.
«Il masterplan è stato guidato dalla risposta urbana, non dalla forma degli edifici», sottolinea Newton. Il concept di Graham Stirk si ispira alla geometria radiale delle piazze rinascimentali italiane, generando una sequenza di spazi pubblici che si aprono e si contraggono attorno ai volumi. La palette cromatica — fatta di gialli, arancioni e toni ossidati — deriva dal contesto industriale e ha portato alla scelta di una maglia ferrosa in dialogo con le strutture storiche. «Le intelaiature metalliche sono sfaccettate, e questo ha guidato proporzioni, aperture, balconi e sviluppi multipiano».
Nessun edificio supera l’altezza dei gasometri, che continuano a dominare il paesaggio. L’offerta residenziale è mista: il 35% delle abitazioni rientra nell’edilizia accessibile, e il 75% di questa quota è destinato all’affitto sociale. «È un progetto che sostiene le comunità locali», afferma Newton. L’accesso pubblico è garantito in tutto il sito, ad eccezione del cortile interno del gasometro più grande. Il masterplan include 1,75 acri di spazi pubblici, giardini, aree gioco e percorsi, restituendo continuità a un tratto di waterfront chiuso da oltre un secolo. La strategia ambientale parte dal riuso: «Non abbiamo demolito edifici né scavato nuovi interrati: i serbatoi esistenti sono stati riutilizzati, con un significativo risparmio di carbonio». Gli edifici sono completamente elettrici, ad alte prestazioni energetiche, realizzati con calcestruzzi a ridotto contenuto di cemento e dotati di sistemi di raccolta delle acque piovane. Regent’s View Bethnal Green si inserisce così nella serie di interventi che RSHP sta sviluppando su siti analoghi. In primo piano, il riuso dei sette gasometri del complesso di Bromley-by-Bow Gasworks (vincitore del Planning permission of the year 2026) che rigenera un sito industriale di 23 acri rimasto chiuso per 150 anni, con 2.150 nuove abitazioni, 70% di spazi aperti e un parco di 4,2 acri sul River Lea.
In copertina: Aerial visualisation of Regent’s Canal looking south west
© RSHP



