Ai Kew Gardens, dal 7 febbraio 2026 all’8 marzo l’esposizione di 30.000 famiglie vegetali autoctone e più di 1.710 tipi di orchidee.
Nel vasto panorama della biodiversità mondiale, poche famiglie botaniche esercitano il fascino delle orchidee. Con migliaia di specie diffuse in quasi ogni angolo del pianeta, queste piante rappresentano un laboratorio vivente di evoluzione, adattamento e bellezza. Raccontano storie di simbiosi, fragilità ecologica e antiche tradizioni culturali, diventando un riferimento imprescindibile per la ricerca botanica contemporanea e per chi si occupa di conservazione. È in questo contesto che i Kew Gardens di Londra celebrano il trentesimo anniversario del loro Orchid Festival, dedicando l’edizione 2026 a un tema di straordinaria ricchezza: la Cina e il suo immenso patrimonio botanico. Orchids China rende omaggio non solo alla varietà di orchidee presenti nel Paese -dove generi come Phalaenopsis e Cymbidium affondano le proprie radici- ma anche alle collaborazioni scientifiche che da decenni legano Kew alle istituzioni cinesi. Con oltre 30.000 famiglie vegetali autoctone e più di 1.710 tipi di orchidee, la Cina si presenta come un vero continente botanico: un mosaico di ecosistemi che spazia dalle foreste subtropicali dello Yunnan alle montagne del Sichuan, fino ai paesaggi carsici del Guizhou.
Qui la biodiversità non è soltanto un dato scientifico, ma un elemento profondamente intrecciato alla storia culturale, alla medicina tradizionale, alla filosofia e all’arte.
All’interno della serra Princess of Wales Conservatory, il festival traduce questi temi in un percorso immersivo che unisce botanica, simbolismo e artigianato. Teste di loto, orchidee e foglie essiccate compongono la silhouette di un drago, figura leggera e dinamica che attraversa lo spazio come un ponte tra immaginario e natura. Il tema della prosperità è qui evocato da un’installazione di ciotole dorate colme di orchidee gialle e arancioni, ispirate all’antica moneta Sycee, mentre fortuna e resilienza prendono forma nelle carpe koi in foglie di ginkgo, ambientate in un suggestivo stagno artificiale. Ne emerge un linguaggio visivo che intreccia tradizione e contemporaneità, trasformando la serra in un paesaggio simbolico dove la botanica diventa narrazione culturale. Il percorso prosegue attraverso diverse aree tematiche, con una scultura che intreccia bambù e orchidee e una serie di installazioni floreali dedicate agli animali più emblematici della fauna cinese.
L’immaginario del Capodanno è parte integrante dell’esperienza: l’ingresso avviene attraverso un arco ispirato al serpente, simbolo del 2025, mentre l’uscita è segnata da un arco decorato con un cavallo, emblema del 2026. Una sezione speciale ricostruisce poi l’atmosfera delle grotte carsiche della Cina sud‑occidentale, ambienti spettacolari e complessi in cui i botanici di Kew e dell’Istituto di Botanica del Guangxi studiano comunità vegetali capaci di adattarsi a condizioni di luce estremamente ridotte. «Il Plateau dello Yunnan-Guizhou è un paesaggio molto spettacolare che ha ispirato gli scenari dei film Avatar», spiega Alex Monro, responsabile della Ricerca in Identificazione e Nomenclatura presso i Royal Botanic Gardens di Kew. «In superficie, la regione ospita una flora estremamente diversificata, con molte specie presenti solo in quest’area. Nel sottosuolo, comunità altamente specializzate di piante delle caverne sopravvivono in un mondo di penombra, offrendoci uno sguardo sia sul passato sia sul futuro. Comprendere come queste piante riescano a vivere in un ambiente simile può aiutarci a capire come i vegetali si adattino a un clima in cambiamento».
Accanto alla botanica, Orchids China offre spazio anche all’arte contemporanea. In primo piano il contributo di Zheng Bo, artista di base a Hong Kong, che da oltre un decennio esplora il rapporto tra ecologia, cultura e pratiche quotidiane.
La sua ricerca, radicata nello studio delle piante, si traduce in opere che uniscono rigore concettuale e una poetica di semplicità materiale.
Per il festival presenta una nuova serie ispirata alla calligrafia cinese, in cui cinque orchidee diventano protagoniste di un racconto immaginario di migrazione verso l’oceano. Opere a cui fanno seguito rappresentazioni dedicate agli antichi mestieri delle minoranze etniche cinesi e stampe che celebrano il mondo delle orchidee.
Il legame tra Kew e la Cina non è solo culturale. Da oltre vent’anni, i ricercatori dei due Paesi collaborano in progetti di conservazione, medicina tradizionale e soprattutto di seed banking. La partnership con la Chinese Academy of Sciences (CAS) ha portato alla nascita del Germplasm Bank of Wild Species di Kunming, oggi il più grande deposito di semi dell’Asia, che conserva oltre 11.000 specie: un archivio vivente che testimonia quanto la cooperazione internazionale sia cruciale in un’epoca di crisi climatica e perdita di habitat. Un nuovo accordo firmato nel 2025 rafforza ulteriormente questa alleanza scientifica.
A trent’anni dalla sua nascita, l’Orchid Festival di Kew continua a essere molto più di una mostra floreale. È un invito a riflettere sul valore delle piante, sulla fragilità degli ecosistemi e sulla necessità di collaborazioni internazionali per proteggere il patrimonio naturale del pianeta. Le orchidee, con la loro eleganza e complessità, diventano così ambasciatrici di un messaggio universale: la biodiversità è un tesoro condiviso, e la sua tutela riguarda tutti.
In copertina:© RBG Kew, Jeff Eden



