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Tra Barona e Romolo, da periferia a nuovo distretto cool di Milano

Tra architetture di qualità e università, la rigenerazione che restituisce vita ai luoghi dimenticati. Il presidente del Municipio 6: «Piazze, verde, spazi condivisi con il quartiere e largo alla mobilità su due ruote, la ricetta»


I lavori di riqualificazione artistica di via Pesto, tra via Tolstoi e via San Cristoforo © Comune di Milano

Un tempo conosciuta come zona difficile per la convivenza con i flussi migratori arrivati negli anni ‘90. Oggi la Barona non è più solo il quartiere degradato e cantato da Marracash: la zona di Romolo sta cambiando volto senza perdere la sua identità. Milano sud-occidentale, un’area compresa tra la fermata della linea verde Romolo e quella di Famagosta, in prossimità del Naviglio Grande e di quello Pavese, adiacente al parco agricolo Sud. In origine sobborgo rurale, oggi in un tessuto urbano in via di lenta ricucitura, scampolo dopo scampolo, dallo Iulm e la Naba ai quartier generali di imprese pubbliche come Gruppo Cap, si affiancano architetture d’autore. Un luogo del lavoro, dell’università e del design, con l’operazione del Superstudio Maxi che farà diventare la zona la dépendance di via Tortona. A tale proposito abbiamo intervistato il presidente del Municipio 6, Santo Minniti che ci ha raccontato tutto il piano di espansione del quartiere, nei dettagli.

The Sign è solo il tassello più visibile, con la sua piazza, il suo verde, la riqualificazione di alcune vie, ma il quartiere stava già cambiando. Nei decenni si stava trasformando

Santo Minniti, presidente del Municipio 6

Tra gli oneri previsti per The Sign ci sono il rifacimento di via Calindri, via Bo, via Filargo, via Svevo e via Santander con marciapiedi, alberi, piste ciclabili, illuminazioni, aiuole. Nell’ambito dei lavori per il prossimo lotto, verrà inoltre riqualificata la piazza Bilbao, ingresso verso il quartiere dell’ex Richard, altra calamita d’investimenti negli ultimi anni, da via Watt a via Lodovico il Moro.


Oggi, poi, c’è anche il dialogo che la società di architettura Il Prisma ha voluto intraprendere con l’opera del grande maestro Gio Ponti, ripensando San Vigilio 1: il quartiere ridefinisce ancora di più la sua identità contemporanea, arricchita dal sostegno di una storia con la S maiuscola.


Insieme all’architettura d’autore c’è pure una visione del Comune che ha dato il segno giusto e la strada verso una meta da condividere con la comunità. «Piazze, verde, spazi condivisi con il quartiere. Largo alla mobilità su due ruote: contestualmente alla riqualificazione verrà realizzato un percorso che, dalla passerella che scavalca la ferrovia e il Naviglio a San Cristoforo, tra il quartiere Ronchetto sul Naviglio e piazza Tirana, proseguirà in Segneri-Sanniti-Apuli-Odazio-largo Gelsomini. A maggio inizieranno i lavori per il percorso ciclabile di via Primaticcio che si collegherà all’itinerario di Legioni Romane-Caterina da Forlì-Sardegna e successivamente partiranno i cantieri per la pista ciclabile che da largo Gelsomini lungo via Vespri Siciliani e piazza Napoli si ricollegherà all’esistente itinerario che arriva a parco Solari, Sant’Agostino e Sant’Ambrogio», racconta il presidente del Municipio 6.

Inoltre, c’è la “nuova” Cascina Moncucco. Una vecchia cascina rurale, per anni in rovina tra i palazzi residenziali che si trovano tra le fermate della metro di Romolo e Famagosta. Il recupero e il restauro sono stati possibili grazie alla collaborazione tra l’università Iulm, il ministero dell’Istruzione, Comune e Regione. Senza dimenticare, nella zona, l’arte del disegno murale che definisce il quartiere ancora di più attuale, bello e ospitale. Conclusa l’opera di riqualificazione artistica sul muro di via Pesto, a poca distanza dall’iconica chiesetta di via San Cristoforo, ora è Diabolik a prendere vita nel Municipio 6 in una grande nuova opera di street art, un muro di oltre 500 metri quadrati. Un muro ormai degradato si trasforma nel simbolo del nuovo distretto del fumetto, insieme al murales dedicato a Guido Crepax e al suo personaggio Valentina. «L’obiettivo è – spiega Minniti – migliorare il nostro territorio attraverso la celebrazione dell’arte, in ogni sua forma».


E poi, come dicevamo, via Watt, che piano piano sta diventando un distretto di design e artigianato 4.0.


«Una zona che cambia volto con naturalezza, il Comune accompagna una nuova vocazione che sta nascendo in quel quartiere. Noi come Municipio stiamo cercando di rendere il territorio più ospitale per le funzioni che si stanno insediando. Per esempio, proprio via Watt ha ancora quella conformazione dei vialoni, perché lì c’erano degli edifici industriali. Per i prossimi interventi urbanistici – dice Minniti – nostra intenzione è ridisegnare completamente via Watt rendendola più a misura di pedone». Un modo anche per decentralizzare, invece di congestionare il centro, i visitatori dei numerosi eventi si “spalmeranno” anche sulle cinture urbane. Un modo “dolce” per risolvere il problema delle periferie: si rigenera la città, restituendo vita a luoghi dimenticati.

In copertina: © Comune di Milano

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