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Michela Murgia: Il tempo? Un dono per riorganizzarsi la vita

La scrittrice e attivista sarda live su Triennale Decameron


«Il dono del tempo è l’unico frutto buono di una situazione disastrosa legata all’emergenza sanitaria. Ti dà modo di capire come vorresti riorganizzarti la vita. Abbiamo perso tutte le libertà costituzionali: l’istruzione, il lavoro, la libertà di movimento e assembramento, la libertà di opinione anche, considerando ad esempio che non si può scendere in piazza per scioperare. Accettiamo tutto questo, per un bene superiore che è quello della salute». Michela Murgia, intellettuale, attivista e scrittrice, interviene in una delle puntate dell’evento “Triennale Decameron, storie in streaming nell’era della nuova peste nera”, una sequenza di storie-live su Instagram, ‘che prende spunto dal Decamerone di Giovanni Boccaccio, il quale narra di un gruppo di giovani che nel 1348, per sfuggire alla peste, trascorse il tempo raccontandosi delle novelle.

Bisogna smetterla di pensare che qualcuno è sacrificabile. Al massimo lo sono i soldi: troveremo il modo di essere solidali, ma non si paga questa situazione con la vita dei più fragili

Michela Murgia

La Murgia torna sul concetto di tempo quando dice che «la sopravvivenza è quel frangente in cui si ha accesso a risorse che non si sa di avere. E da questa esperienza – aggiunge – dovremo uscire rendendoci inclusivi», dandoci la possibilità di «non perdere nessuno. Nell’economia relazionale – racconta la scrittrice – i vecchi sono fondamentali. Bisogna smetterla di pensare che qualcuno è sacrificabile. Al massimo lo sono i soldi: troveremo il modo di essere solidali, ma non si paga questa situazione con la vita dei più fragili».

Commentando le immagini del Santo Padre sul sagrato di San Pietro, la Murgia spiega che questo «è il tempo delle catastrofi e questo Papa dice parole nette che tracciano un solco. È veramente un genio: a teatri chiusi – continua – ha proposto l’unico vero spettacolo teatrale a cui tutti abbiamo assistito. Scegliere la piazza vuota è stata una scelta politica che ha raccontato la drammaticità del momento, perché le parole devono affollare la testa di tutti».

La Murgia parla delle donne, dei femminismi, delle restrizioni della democrazia e richiama l’urgenza di una “rieducazione valoriale” dove la solidarietà e i comportamenti possono cambiare dal basso gli stili di vita. «Stare isolati oggi è un atto pubblico per stare meglio insieme dopo, per proteggere la salute di tutti».

Da casa la vita continua. E quella della Murgia è tutta orientata alla comunicazione, a costruire rapporti diretti con le persone, attraverso strumenti di disintermediazione. «Bisogna stare nel tempo mentre il tempo fluisce». Nei giorni dell’emergenza Coronavirus, la rete unisce e fa sentire meno soli e può essere anche l’occasione per «un’industria novecentesca, com’è quella dell’editoria per fare un salto nel XXI secolo». Così lei ricorda il suo recente progetto condiviso con altri autori, a valle della decisione del Governo di chiudere le librerie, anche questo denominato Decameron. Si tratta di una pagina interattiva appoggiata alla piattaforma di Facebook che ha visto subito la collaborazione di molti editori, da Mondadori a Rizzoli, nonché Sellerio e Chialettere. È nato così il primo festival letterario totalmente digitale.

Non solo, la scrittrice sarda aveva in programma di lanciare un canale Youtube la prossima estate che, vista la contingenza, ha scelto di anticipare con “buon vicinato” un format dedicato agli “incontri casuali”, dove il tempo, che ritorna ancora una volta, «può essere anche sprecato. Non si può vivere solo di cose funzionali».

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