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Perdersi tra i bambù: benvenuti nel labirinto verde di Fontanellato

Tre chilometri e 200mila piante. E fino al 16 aprile c’è ‘Seriche armature’, mostra su Roberto Capucci


Oltre 200mila piante di bambù per un percorso di circa 3 km: nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma, c’è il più grande labirinto al mondo, il Labirinto della Masone. Frutto dell’ingegno e della dedizione di Franco Maria Ricci, editore e artista che lo progettò insieme con l’architetto Pier Carlo Bontempi, ha aperto al pubblico nel 2015 e nel corso del tempo nei sette ettari di parco sono state realizzate anche strutture e spazi che ospitano collezioni e mostre d’arte, un mercato di libri antichi di pregio, convegni-studio dedicati all’uso del bambù ed eventi di vario tipo, concerti inclusi, nonché un ristorante, una caffetteria e un’area gastronomica. E nel cuore del Labirinto si trovano anche due suites, rifinite con decorazioni, opere d’arte e arredi raffinati, per chi vuole trascorrere la notte in un luogo più che speciale. «Quando fece costruire il suo Labirinto, che era una prigione, Minosse nutriva intenzioni cupe e crudeli. Io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo», raccontò a suo tempo Ricci.

Il bambù è il grande protagonista: «La passione per il bambù, pianta elegantissima, ma così poco utilizzata in Occidente, e specialmente in Italia, mi suggerì la materia prima ideale», sono sempre parole di Ricci.

Venti le specie presenti in una “foresta” di piante che vanno dai 30 centimetri fino a 15 metri. Il Phyllostachys bissetii, dal fogliame denso e morbido, fa la parte del leone e fra i più imponenti ci sono il Phyllostachys Aureasulcata “Spectabilis” che può raggiungere gli otto metri d’altezza e il maestoso Phyllostachys vivax “Aureocaulis” che st staglia fino a 15 metri d’altezza con culmo dorato dalle rare striature verdi.


Per “risolvere” il labirinto si impiegano circa 45 minuti ma uscirne non è scontato e perdersi fa parte dell’esperienza.


All’ingresso viene fornito il numero di cellulare degli organizzatori e chi proprio non riuscisse a venirne a capo sarà recuperato dallo staff in meno di cinque minuti.

Accanto al Labirinto un Museo con l’intera collezione di opere d’arte raccolte in 50 anni da Ricci e la Biblioteca che ospita le collezioni bibliofile e i libri pubblicati dall’editore nel corso degli anni.  La collezione d’arte – allestita su una superficie di circa 5mila mq – si snoda in un percorso di cinque secoli con opere dal Cinquecento al Novecento. Circa 500 i pezzi esposti fra cui una serie di busti di epoca napoleonica e di Vanitas, nature morte con teschio e fra i pittori dell’Ottocento spicca Hayez. E si va avanti fino a Wildt, Ligabue, Savinio e all’epoca Déco.

In corso fino al 16 aprile la mostra “Seriche armature” dedicata al maestro della moda Roberto Capucci. A cura di Sylvia Ferino, Fondazione Roberto Capucci e Fondazione Franco Maria Ricci la mostra celebra la carriera dello stilista – affiancando abiti alle opere d’arte della collezione – il quale ha vestito icone come Marilyn Monroe, Gloria Swanson, Jacqueline Kennedy, Elsa Martinelli, Irene Brin, Silvana Mangano. E Rita Levi Montalcini indossò un abito Capucci alla cerimonia del Premio Nobel per la Medicina che le fu assegnato nel 1986. È la natura la principale fonte di suggestione e ispirazione: Dafne e altri personaggi che vengono trasformati in alberi o animali nelle Metamorfosi di Ovidio, si ritrovano negli abiti dello stilista, vere e proprie sculture fino a creare “seriche armature” nei materiali più diversi, dalle sete alla rafia fino alla paglia.

In copertina: la Corte Centrale al tramonto

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