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Bio-città, case e design, protagonisti al Festivaletteratura di Mantova

Dall’8 al 12 settembre 2021, incontri, laboratori, percorsi con Emanuele Coccia, Luca Molinari, Marco Filoni, Elena Granata e Annalisa Metta, solo alcuni degli ospiti dei talk


Riflettere oggi sulla casa è come guardare negli occhi e nel cuore del mondo che abitiamo e che sta cambiando. L’importanza della toponomastica, ritracciare le funzioni e i confini di una casa, ridefinire gli spazi pubblici e quelli privati, come la natura entra nelle metropoli, quali sfide progettuali e culturali dalle bio-città, sono gli interrogativi che animeranno la 25esima edizione del Festivaletteratura di Mantova. Dall’8 al 12 settembre 2021 la kermesse tornerà ad occupare le strade e le piazze della città, con una grande attenzione ai temi dell’abitare.


L’esperienza pandemica ha reso più urgente una riflessione filosofica; da qui partono gli incontri che il Festival dedica all’architettura, a cui si affiancano una serie di percorsi che intendono non tanto far scoprire luoghi di interesse storico e artistico, ma offrirsi come esercizio per guardare le città con occhi nuovi.


Locandina del Festivaletteratura

Numerosi gli ospiti dei talk: i filosofi Emanuele Coccia e Marco Filoni, gli architetti Elena Granata, Annalisa Metta, Luca Molinari e Beppe Finessi, i designer Simone Farresin e Andrea Trimarchi, la scrittrice Deirdre Mask e l’antropologo Andrea Staid. Tra i percorsi proposti, la camminata filosofico-urbanistica sul farsi di una città, seguendo a ritroso lo storico “percorso del principe” e “L’orto non è mai senza frutto” – coltivare la città, ritrovare la storia, sperimentare l’autosufficienza presentato da Stefano Scansani. Ma anche “Via Fluminis”, camminata tematica su scarti industriali, storici e naturali con Emanuele Bellintani e Sara Taviani.

Odonomastica. La presenza di Deirdre Mask al Palazzo della Ragione, intervistata da Staid, autore tra gli altri de “La casa vivente”, permetterà inoltre di prendere familiarità con l’odonomastica, ovvero con le ragioni che presiedono alla scelta dei nomi assegnati alle vie della città. Tema attualissimo, visto che è di pochi giorni fa la pubblicazione dello studio dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e Sheldon.studio per EDJNet, la rete di testate indipendenti e di unità di data Journalism, sul divario di genere sui nomi delle strade che rivela come il 93% delle vie intitolata a persone è dedicata a uomini. Mantova sarà presa come “caso-studio”, evidenziando alcuni momenti storici cruciali a cui corrispondono diversi indirizzi adottati nella denominazione delle strade, da quelli puramente “funzionali” (legati a vocazioni economiche o a presenze di chiese o altri edifici di rilievo) ad altri che mostrano l’intento di creare identità intorno a valori, personaggi o vicende sentiti (o imposti) come “propri” alla comunità locale o nazionale. «Dare un indirizzo non è un atto neutrale», sostiene l’avvocatessa e scrittrice statunitense Mask nel suo saggio “Le vie che orientano. Storia, identità e potere dietro ai nomi delle strade”. Assegnare o modificare un indirizzo infatti ha una potenza trasformativa e sociale di gran lunga differente se fatto nelle baraccopoli di Calcutta, piuttosto che nella downtown londinese; può favorire l’accesso alla sanità pubblica o dare adito ad accese proteste, se legato a personalità dalla dubbia morale. Dunque, la questione delle toponomastica è culturale e simbolica, racconta qualcosa su chi è visibile e chi invece resta nascosto.

Quale idea di casa? Alla Fondazione Università di Mantova, Emanuele Coccia e Luca Molinari coordinati da Marco Filoni parleranno di “Un’idea di casa”.


La casa è un microcosmo che parla di intimità e, al contempo, un universo che riflette le vicende storiche e sociologiche degli spazi su cui sorge.


Questo talk sarà una riflessione interdisciplinare sul significato dell’abitare, a partire dal “sogno di un’abitazione diffusamente democratica” fino agli sconvolgimenti pandemici recenti, che hanno dimostrato non solo quanto la casa sia epicentro della realtà individuale, ma anche chiave di lettura delle disuguaglianze di genere ed economiche.

Città e natura. Sempre alla Fondazione, “Città X natura”. Cosa direbbe il ragazzo della via Gluck adesso che il classico adagio, in molte realtà cittadine, potrebbe subire un ribaltamento in “là dove c’era una città, ora c’è l’erba”? Citazioni a parte, la presenza della natura nei contesti urbani è un tema che oggi coinvolge questioni di sostenibilità, architettura e biodiversità. Ma quanto i progetti che coinvolgono lo spazio pubblico, a livello green, quanto di mobilità o servizi, sono effettivamente strumenti volti a migliorare la qualità della vita e dell’ambiente? Quando si rischia invece di cadere nella trappola, sintomo forse di cattiva politica, dell’intervento fine a se stesso? Annalisa Metta (La città selvatica, scritto con Maria Livia Olivetti) e Elena Granata (Biodivercity) si incontreranno per discutere insieme di come dare valore agli oggetti, cercare nuovi modelli di convivenza e sviluppo, mitigare gli effetti ambientali, ridurre i consumi collettivi.

Design, etica e innovazione. Al museo Diocesiano “Da grandi idee derivano grandi responsabilità”. La convinzione che il design possa indirizzarci verso una cittadinanza più responsabile e un mondo migliore, è alla base del lavoro dell’influente duo di designer Formafantasma. Simone Farresin e Andrea Trimarchi sono stati definiti “moderni alchimisti”, per la loro capacità di fondere la tradizione con la ricerca e la sperimentazione più radicali: da oltre dieci anni uniscono etica e innovazione per capire le dinamiche generate dal pensiero moderno che ci ha condotto alla crisi ecologica attuale. Indagare il contesto delle politiche di produzione e il loro legame con l’ambiente, un primo passo. A dialogare con loro di questa e altre sfide progettuali sarà l’architetto Beppe Finessi.

 

Immagine di copertina: cortesia di Festivaletteratura

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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