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A Roma il food riparte dal dialogo fra tradizione e innovazione

Da Trastevere a piazza Navona fino al Parco dell’Appia Antica, tre locali dove assaporare il gusto della qualità a due passi dalla storia


Roma riserva tante novità in termini di food, locali adatti per chi sta trascorrendo l’estate in città o ha deciso di fare visita alla Città Eterna. Fra questi ce ne sono tre che, grazie in particolare all’impegno dei proprietari e alle scelte gastronomiche tradotte in menù accattivanti, riescono a valorizzare l’esperienza dei clienti all’interno di cornici curate nel minimo dettaglio. Il primo racconta di una collaborazione tutta al femminile, il secondo della voglia di riportare i romani a vivere il centro storico, il terzo di un’antica villa che diventa un ristorante con pizzeria e cocktail bar.

Il tour per le strade della Capitale inizia dal Rose Tartare Bar, nuovo bistrot di Trastevere dove figlia, mamma e zia hanno unito le loro forze e le loro attitudini. Carlotta Santacroce, Alessandra e Fabrizia Cichetti, questi i loro nomi, hanno dato vita a un locale che già nel nome evoca sia il riferimento alle componenti cromatiche dell’ambiente, sia la vocazione al femminile del progetto. La più giovane è Carlotta, ventiseienne romana appena uscita dall’Accademia di Costume e Moda. Ispirata dai suoi viaggi, ha cominciato a immaginare il futuro bistrot. A sostenere il suo sogno sono state le altre due socie: Fabrizia, che in qualità di interior designer ha curato l’immagine del nuovo spazio, e Alessandra, che anche per la sua forte passione per la cucina ha creduto fin da subito nelle ambizioni della giovane artista e imprenditrice.

Rose, Roma. Progetto di interni: Fabrizia Cichetti. Courtesy Ufficio Stampa Eleonora Siddi

“Be faithful to your dreams” è il claim con cui Rose valorizza la filosofia del locale, un luogo dove ciascuno può trovare una propria dimensione, attento all’estetica e pensato per chi ama tornare nel posto dove ha scattato le foto migliori per luce, composizione dei piatti, design. «Per quanto riguarda le portate presenti nel nostro menù, abbiamo scelto di renderle colorate e fotogeniche – racconta Carlotta –. Crediamo infatti che il primo impatto, quello visivo, sia fondamentale tanto quanto quello gustativo. Complici le mie esperienze di viaggio, ho avuto modo di trarre ispirazione da numerosi locali che stanno abbracciando questo trend nelle principali capitali europee». E del resto sono ormai tanti coloro che oltre a cercare la qualità del cibo, puntano a immortalare le loro esperienze gastronomiche, meglio ancora se in ambienti “instagrammabili”, e a condividerle sui social.

Rose propone diversi tipi di piatti: dal burger di scottona, di salmone o vegetariano, al falafel di ceci e melanzane al profumo di curcuma con salsa chutney di mango, solo per citarne alcuni. Ma la vera protagonista del menu di Rose è la tartare, declinata nei modi più vari. Oltre a quelle più comuni a base di salmone o tonno, ce ne sono anche con la ricciola, l’orata, la carne di chianina o di black angus. Persino la pasta “si nutre” di tartare. Nel menù si possono trovare spaghetti cacio e pepe con tartare di gamberi, i mezzi paccheri al profumo di limone con tartare di scampi e pistacchio o gli spaghetti aglio, olio e peperoncino con tartare di orata. Aperto al momento per pranzi, cene e aperitivi, a partire da settembre Rose sarà operativo dalle 10 del mattino con l’obiettivo di diventare un luogo ideale dove fare sane colazioni, organizzare riunioni o allestire postazioni di lavoro fuori casa perfette per lo smartworking.

Il secondo ristorante di questo trittico romano si trova dall’altra parte del Tevere, a piazza Navona. Si tratta del noto ristorante Camillo, attivo dal 1890 grazie a quattro generazioni della famiglia De Sanctis, che propone una formula rinnovata con l’obiettivo di riportare i romani a popolare il centro storico, ormai vissuto in particolare dai turisti. Camillo intende quindi andare incontro alle esigenze del pubblico romano per creare nuovamente un polo di aggregazione urbano in piazza. Inizialmente l’obiettivo era quello di sviluppare un ristorante completamente nuovo che, grazie alla nuova linfa apportata da Tommaso e Filippo, figli di Enrico De Sanctis, voleva virare verso una cucina gourmet. Ma il lockdown e gli effetti di una piazza semi deserta con pochi romani a distanza di sicurezza, hanno spinto i titolari verso una graduale mutazione di linea, quantomeno nell’immediato. Una sperimentazione in continuo divenire.

Filippo è il responsabile logistico e organizzativo. Grazie alla sua laurea in Finanza Aziendale e il suo lavoro nel settore dell’arte contemporanea e della street art, si occupa anche dello sviluppo della struttura sotto il profilo dell’immagine e del marketing. Tommaso, la mente dietro ogni singolo piatto di Camillo, ha lavorato per anni in alcune delle cucine più importanti di Roma. Grazie ai suoi numerosi viaggi all’estero ha appreso tecniche asiatiche e indiane. Il menu di Tommaso prevede quindi un dialogo fra queste tradizioni e quelle italiana e americana. Le sue proposte sono agili, street e a costo contenuto, perché ogni ingrediente è prodotto in casa. Fra i piatti di punta, realizzati dallo chef Cristiano Catapano, oltre a quattro grandi classici come pasta al pomodoro, carbonara, amatriciana e cacio e pepe, ci sono la pasta “avvongole” (con utilizzo di clorofilla e alga spirulina), il Mazemen tonno e pomodoro, gli strozzapreti Umami Bomb, il Beyond Burger, il Costolettburger e il Bao Bun ripieno di pancia di maiale e salse giapponesi.

Spostandosi dal centro verso il quadrante est della Capitale, si trova un locale adatto a chi preferisce immergersi nella natura pur rimanendo in città. Nel contesto di Villa dei Cesari è infatti appena nato Luce, adiacente al Parco Archeologico dell’Appia Antica. Il progetto, voluto da Iolanda Ambrosini, ha visto la riconversione della Villa che prima dell’emergenza sanitaria era destinata a eventi privati, cerimonie e meeting, in un ristorante circondato dal verde con pizzeria e cocktail bar. Il percorso inizia con un viale alberato e illuminato: qui, dopo anni di assenza, questa estate sono ricomparse le lucciole, una coincidenza che inevitabilmente è poi stata legata al nome del posto. L’area esterna è stata completamente decorata con installazioni aperte di legno a forma di igloo, lucine sospese, tappeti di diverse dimensioni e cuscini color ottanio. In cucina Mirko Pagani, cuoco romano con un’esperienza ventennale, mira a riportare in auge i piatti poveri della cucina laziale rinnovati nel gusto e nella presentazione. Tra questi il supplì di riso Carnaroli, ossobuco alla romana con zafferano e sentori di timo, il tris di crocchette con patate viola, tartufo e maionese allo zenzero, la Carbonara vegetariana con le verdure dell’orto e la polvere di cappero.

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