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Memoria e modernità, le due anime del brand Italia&Amore

L’eccellenza enogastronomica italiana è protagonista nel palazzo bolzanino di Norbert Kier progettato da Roland Baldi


Nel cuore di Bolzano, all’interno di un palazzo del 1700, si trova Italia&Amore, una “vetrina promozionale” oltre che un tempio di cinque piani dove gustare le eccellenze enogastrononiche che il Bel Paese propone da nord a sud e da est a ovest. «È la prima casa di un brand – Italia&Amore – con il quale desidero dimostrare come, scegliendo accuratamente materie prime e prodotti italiani di qualità, sia ancora possibile mangiare bene e sano, con un occhio all’etica e alla cultura del cibo», racconta Norbert Kier, imprenditore e proprietario di Italia&Amore, quarantenne molto determinato e lungimirante che per questa nuova avventura bolzanina -il locale nasce come attività promozionale del marchio – ha già investito 3 milioni e mezzo di euro.

Il mercato al primo livello interrato. Progetto di Roland Baldi. (Foto: T. Sorvillo/L. Guadagnini)

 

Seduto a uno dei suoi tavoli durante una mite serata settembrina, ha raccontato a Pantografo la sua storia. Con una formazione maturata in una scuola alberghiera, ha iniziato la sua carriera in giovane età esportando vino italiano all’estero. «Fin dall’inizio della mia attività (anni Novanta), ma ancora oggi, all’estero l’idea del made in Italy nel settore enogastronomico era piuttosto distorta – spiega Kier. Una sera, a casa di amici svizzeri che mi proponevano una cena italiana lanciai una sfida e promisi di preparare per loro un autentico pasto italiano. Il giorno dopo mi accorsi che nessuna delle materie prime e dei prodotti disponibili sul mercato di Zurigo faceva al mio caso in termini di qualità. In più molti prodotti mancavano del tutto».

Bar/pizzeria al piano terra. Progetto di Roland Baldi. (Foto: T. Sorvillo/L. Guadagnini)

 

Da qui l’idea di intraprendere un viaggio attraverso le regioni italiane alla ricerca dei migliori produttori, anche i più piccoli e i più remoti, e dell’eccellenza in termini di cibo e vino. Individuati oltre 80 prodotti, Kier li inserì nella distribuzione dei supermercati del gruppo SPAR, in Svizzera. L’iniziativa diede i suoi frutti, tanto che l’imprenditore alto atesino decise di rivolgersi anche al mondo della ristorazione, conquistando l’attenzione di Paesi come l’Austria e la Germania.

Oggi l’avventura continua e Kier ha già in mente dove aprire le prossime “vetrine” di Italia&Amore entro il 2020: a Francoforte e a Zurigo. «Affinché il progetto funzioni – spiega Kier – è fondamentale capire in anticipo verso quale direzione si muove il mercato. Fra i consumatori c’è sempre più attenzione, per esempio, per la qualità, per un’alimentazione che rimanga appagante per i sensi e che al tempo stesso sia più naturale possibile. Ci sono poi da considerare i mercati del futuro, come quelli dei Paesi emergenti dell’Asia che hanno una cultura gastronomica profondamente diversa dalla nostra».

Intercettare aspirazioni e tendenze del mercato è il mio lavoro

Norbert Kier

Il brand, e quindi la “vetrina” di Italia&Amore, per essere coerente con se stesso, si lega anche alla qualità dei suoi spazi. Non è un caso che Kier abbia bandito un concorso di progettazione vinto da Roland Baldi, architetto di consolidata esperienza con base a Bolzano. «Se Italia&Amore esprime l’eccellenza enogastronomica italiana – racconta Baldi – e allora anche la sua “casa” deve fare eco a questo concetto attraverso la sua architettura. Nella progettazione degli arredi e delle scenografie, sviluppata in collaborazione con lo studio di comunicazione Gruppe Gut e Heike Linster, si è cercato un mix tra arredamento contemporaneo, lavorazioni artigianali e citazioni vernacolari».

Spaghetti, pomodoro e stracciatella. (Foto: T. Sorvillo/L. Guadagnini)

 

Tutti i materiali scelti sono naturali e realizzati in Italia, così come gli arredi che evocano la storia della cucina italiana fra memoria e contemporaneità

Il locale ospita anche grandi tavoli che evocano la convivialità e la condivisione proprie della nostra cultura a tavola, e poi le cementine, tipiche delle cucine di una volta e di colore diverso piano dopo piano, gli scaffali con i libri di cucina e le conserve, le cucine rivestite di lamiere smaltate, le lampade a forma di damigiane – chiaro riferimento all’iconografia domestica e popolare italiana – i tavoli più piccoli disegnati ad hoc, per metà dalla foggia attuale e per metà dalla linee che rimandano all’immaginario collettivo degli arredi della tradizione.

Dal piano interrato fino alla terrazza in cima all’edificio si articolano l’enoteca, il mercato – dove è possibile fare la spesa -, il bar con la pizzeria, il piano dedicato ai piatti di pasta, quindi quello delle carni, fino a quello dove si consuma il pesce fresco proveniente dal mar Ligure. Le cucine, piano dopo piano, sono sempre a vista. L’elemento protagonista di questa “ascensione del gusto e della memoria” è la scala in ferro in ferro a vista che collega tutti i livelli, affiancata su un lato da una libreria che espone lungo tutta la sua altezza libri di cucina e alcuni degli 80 prodotti “fiutati” da Kier durante i suoi viaggi, proprio come una narrazione in verticale della cultura enogastronomica italiana.

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