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Le donne di notte, progettare le città per non avere più paura

Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro ©Donata Zanotti

In un libro, appena pubblicato, il ruolo che la pianificazione urbana può avere per fare sentire più sicuri gli spazi pubblici.


Timore a uscire di sera, non attraversare determinate strade, allungare il percorso per tornare a casa, sono emozioni e azioni quotidiane per tutte le donne. “Libere non coraggiose. Le donne e la paura nello spazio pubblico” (LetteraVentidue) è il nuovo libro di Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro (fondatrici dell’Associazione Sex & the city), nel 2020 autrici di “Atlante di genere”. La paura nello spazio pubblico rappresenta un intricato labirinto di esperienze e percezioni legate al genere, alla cultura e alla progettazione urbana. Mentre le donne continuano a navigare tra le sfide di una società che spesso le emargina e le oggettifica, è essenziale riconoscere che la paura è un riflesso delle dinamiche sociali e ambientali. È come se i corpi femminili nello spazio pubblico siano fuori luogo. Il racconto non è solo specchio di una effettiva pericolosità delle nostre città, è anche il risultato di una costruzione sociale radicata in una storia di oppressione patriarcale. Le autrici mettono a fuoco il ruolo che la pianificazione urbana può avere nel progettare città capaci di far sentire le donne e le minoranze di genere più sicure nello spazio pubblico, soffermandosi in particolare sulla città di Milano, ma allargando lo sguardo ai casi virtuosi su scala internazionale.


Andreola e Muzzonigro non si fermano a un’analisi delle problematiche esistenti, ma la loro è anche una chiamata all’azione, una sollecitazione all’impegno, rivolta sia alla popolazione sia alle amministrazioni cittadine, affinché la presenza delle donne nello spazio pubblico diventi sempre più espressione di libertà e non un atto di coraggio.


Organizzato in quattro capitoli, il libro alterna dati statistici, indagini a scala nazionale e internazionale e interviste ad amministratori pubblici, movimenti e associazioni di cittadini, per fornire un quadro esteso e sfaccettato e alimentare il dibattito con nuove prospettive.

Uno degli assunti del testo è che la paura percepita dalle donne sia anche frutto di una costruzione sociale. Il timore espresso dal genere femminile è infatti una condizione che si sviluppa a partire da diversi stimoli esterni. Tra questi l’educazione ricevuta dalle famiglie già in giovane età e i messaggi diffusi da giornali e televisioni, che spesso amplificano in modo distorto alcuni fatti di cronaca. Una comunicazione stereotipata può infatti alimentare posizioni razziste, incentivare processi di gentrificazione e favorire implicitamente la relazione donna-spazio domestico.

In maniera più o meno consapevole, quindi, la collettività può spingere le ragazze e le donne ad avere paura, a rinunciare a uscire di sera e di notte per timore di subire un’aggressione sessuale.

Bologna, Toronto, Umeå, Vienna, Barcellona, tra le tante, ma è Milano la città che viene osservata più da vicino in relazione a queste tematiche. Il capoluogo lombardo è oggi infatti al centro di un intenso dibattito sulla sua pericolosità, percepita dalla popolazione come in continuo aumento. Un sentimento generalizzato che però non coincide con i dati raccolti. Negli ultimi anni, infatti, secondo le ricerche di Lab24 de Il Sole 24 Ore (che osserva lo stato dei reati nelle varie province italiane) e secondo i dati forniti dal prefetto di Milano, il numero di denunce è in costante calo.

Ma quali sono gli strumenti a disposizione di tutti gli attori che collaborano nella pianificazione e nelle amministrazioni pubbliche a per progettare città più sicure? A partire dagli anni Settanta, diversi approcci sono stati messi a punto, in molte parti del mondo, per provare a integrare nella progettazione urbana l’aspetto fondamentale della percezione dell’insicurezza e della sicurezza tout court. Tra queste strategie, una delle più importanti è la Prevenzione del crimine attraverso la progettazione ambientale (Crime prevention through environmental design), definita come «la progettazione corretta e l’uso efficiente dell’ambiente costruito che può portare a una riduzione della paura del crimine e degli episodi di criminalità e a un miglioramento della qualità della vita».

Un’altra strategia, in modo da conferire più potere alle donne e farne diventare delle esperte degli spazi, è la Mappa della città proibita per le donne (Mapa de la ciudad prohibida para las mujeres) nei Paesi Baschi, realizzata dal collettivo e studio di progettazione Hiria Kolektiboa. Women in Lighting, invece, è un progetto internazionale nato a Londra nel 2019 con l’intento di far emergere i profili delle donne che lavorano nel campo dell’illuminazione, infatti il concetto di percezione della paura e pericolo effettivo sono quasi sempre collegati alla percezione visiva.


Una delle iniziative più belle, per concludere, è “Affacci solidali” di Milano, promossa attraverso l’associazione, nata dall’esigenza di un gruppo di donne di via Arquà che si sentivano insicure e poco tranquille a tornare a casa la sera, aperta a tutti gli abitanti della via.


Chi partecipa può chiedere supporto tramite il gruppo WhatsApp specifico del progetto affinché chi è in casa ed è disponibile si possa affacciare alla finestra, salutare la persona che sta rientrando a casa, monitorarla finché entra nel portone, e se necessario chiamarla al telefono. Si è visto che il sostegno della comunità è importante perché aiuta a rendere le persone sicure e libere di rientrare la sera o la notte da sole, contribuendo in maniera importante sia alla sicurezza percepita sia a quella reale.

In copertina: © CHEAP

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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