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IT e agroalimentare: stalle 4.0 e droni per controllare il tempo della semina e del raccolto

La transizione sarà possibile solo se si baserà su un’informazione fatta a partire dai dati


Robot, droni, sensori, blockchain, big data, è questo il futuro dell’agricoltura 4.0. Se ancora si pensa che si faccia con falce e aratro, ci si sbaglia di grosso. Fare agricoltura, e allevamento, oggi significa prevedere i possibili danni causati dal cambiamento climatico, migliorare il benessere animale, usare sempre meno fitofarmaci e antibiotici, produrre prodotti di qualità in un’ottica di sostenibilità ambientale. Ed è il progresso tecnologico a permettere tutto questo, come emerge anche dalla lista dei premiati alla seconda edizione del Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura, bandito da Confagricoltura, che potrebbero essere definiti degli agricoltori-scienziati.

Immagine tratta dal sito di ©Planetfarms

Nove i vincitori selezionati tra le 30 candidature pervenute, per altrettante aziende agricole o consorzi vinicoli distribuiti sututto il territorio nazionale, che tra stalle 4.0, innesti, e droni per controllare il tempo della semina e del raccolto, ribaltano l’immaginario comune legato alla campagna. Tante le soluzioni adottate, si va dalla pala eolica, affiancata ad un generatore di nebbia artificiale, per permettere di smuovere l’aria fredda che si deposita a terra nei vitigni di Montefalco, in Umbria, oppure la ventilazione naturale, unita a una adeguata densità, a un pavimento pieno e ai pagliai per migliorare il benessere dei suini di Piggly, nel mantovano, che ha permesso all’azienda di eliminare completamente gli antibiotici dall’allevamento. E con le stampanti 3D possono essere realizzati packaging innovativi a forma di uovo di Pasqua o di stella di Natale, che in realtà contengono formaggi di altissima qualità provenienti da mucche di razza bruna.

Il comparto agricolo nazionale vale 500 miliardi di euro all’anno e i modelli produttivi stanno cambiando.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura

«C’è necessità di innovare in agricoltura – ha proseguito – e l’innovazione permette sia di essere più competitivi, che più sostenibili». Quello a cui però la tecnologia non deve portare, ammonisce, è al cibo sintetico. Piuttosto, gli strumenti innovativi devono spingere verso un cibo possibilmente più naturale e arricchito di elementi nutritivi.

©Confagricoltura

Una visione condivisa anche dal neoministro per l’agricoltura Stefano Patuanelli, già a capo del dicastero per lo sviluppo economico nella precedente legislatura. «Non si può tenere fuori dall’innovazione un settore così importante come l’agroalimentare – ha sottolineato il ministro –. C’è oltretutto un ritorno alle aree interne, un’inversione del processo di centralità delle megalopoli verso queste zone che nel nostro paese sono aree rurali – ha continuato, facendo riferimento al tema del ripopolamento dei borghi dovuto alla pandemia da Covid 19, territori dove tuttavia la banda larga ancora non arriva –. In questo, è un dovere dello stato sostenere i vari processi di digitalizzazione».

E sono soprattutto i giovani, spesso affiancando le generazioni precedenti, a portare avanti questi processi innovativi, come nel caso degli innesti di piante arboree di Castelfidardo, nelle Marche, i quali, sfruttando la vocazione cicatriziale di questi vegetali, permettono di avere un numero di piante maggiore rispetto agli innesti classici, e più protette da eventuali agenti patogeni.

Ma l’esempio più calzante è forse quello dell’agricoltura verticale di Planet Farm, a Cavenago (Mb), dove è stato sviluppato un sistema di coltivazione indoor di ortaggi ed erbe aromatiche che utilizza il 98% di acqua in meno rispetto alle coltivazioni tradizionali, senza residui e senza l’utilizzo di pesticidi, e dove addirittura si riesce a produrre il pomodoro di Pachino (presidio Igp), riproducendo l’intensità del sole siciliano e coltivandolo nello stesso terreno dove cresce naturalmente.


A Bologna invece, dai vinaccioli – uno scarto della produzione del vino – oggi si riesce a produrre una farina totalmente integrale, senza glutine, ricca di omega 6 e omega 3, fibre, vitamine, ottenuta tramite un processo di criomacinazione con azoto liquido.


«Tutte le proposte avevano come centralità dei sistemi nuovi, per affrontare situazioni contingenti – ha spiegato Michele Pisante, presidente della giuria del premio, evidenziando anche quanto l’elaborazione dei dati nell’agricoltura di precisione sia centrale in tutti questi processi –. Ma c’è bisogno di maggiori conoscenze. Bisogna superare le debolezze infrastrutturali, abbiamo ancora necessità della copertura da banda larga. La transizione sarà possibile solo se si baserà su un’informazione fatta a partire dal dato». Obiettivo di Confagricoltura per il futuro è quello di creare un benchmarking dell’innovazione attraverso l’analisi dei big data, per accompagnare le aziende associate e per creare successivamente un grande contenitore di conoscenze comuni per promuovere l’utilizzo delle tecnologie sui vari territori.

Immagine di copertina: @Pete Linforth da Pixabay 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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