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A Venezia Renzo Piano mette in scena i suoi Progetti d’acqua

Con Studio Azzurro, 16 architetture dello studio genovese in mostra alla Fondazione Vedova


A Venezia, durante la Biennale di Architettura, l’attenzione di turisti e visitatori si concentrerà sulle bellezze senza tempo di una città unica al mondo, ma anche su tre luoghi che in questi sei mesi (maggio – novembre 2018) si trasformeranno in “Freespace”: l’Arsenale, i Giardini e l’isola di San Giorgio Maggiore. C’è uno spazio però, non lontano dal Guggenheim, che fino al 25 novembre ospiterà una mostra dal forte impatto visivo, capace di trasportare il pubblico anche di non addetti ai lavori, in un giro intorno al mondo, con l’architettura sempre protagonista. Presso i vecchi Magazzini del Sale, già dal 24 maggio, è possibile ammirare un’esposizione dedicata a sedici “Progetti d’acqua” dello studio Renzo Piano Building Workshop, volumi e spazi in grado di narrare lo stretto rapporto dell’architetto genovese con i mari di tutto il mondo.

Interni della mostra © Paolo Utimpergher

“Più che una mostra – racconta Piano -, è una vera e propria ‘messa in scena’ voluta dal presidente della Fondazione Vedova Alfredo Bianchini e dal curatore Fabrizio Gazarri. L’abilità e il genio di Studio Azzurro, con il progetto architettonico di Alessandro Traldi, hanno permesso di creare, ancora una volta, un vero e proprio arcipelago dove il visitatore può ‘navigare’ fra alcuni dei miei progetti in giro per il mondo”. Un’idea, questa, che si riflette nel concetto da cui ha preso vita il Padiglione italiano della 16. Biennale di Architettura curato da Mario Cucinella e dedicato proprio all’Arcipelago Italia.

I Magazzini del Sale, lungo le Zattere, lo spazio espositivo di proprietà della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, è uno dei principali testimoni della relazione unica che Venezia ha con l’acqua. Costruiti all’inizio del Quattrocento come deposito dell’oro bianco dell’epoca, si trovano in corrispondenza di quello che un tempo era uno dei principali approdi delle navi mercantili che giungevano nella città lagunare da tutto il mondo conosciuto. Restaurati più volte nel corso dei secoli, oggi i nove ambienti sono destinati ad usi differenti, ma tutti collegati ad attività che hanno a che fare con il mare o con l’arte e l’attività espositiva.


Nel 2008 la Fondazione Vedova finanziò il rifacimento degli spazi del magazzino che venne realizzato proprio da Renzo Piano. Emilio Vedova e l’architetto ligure erano infatti legati da una forte amicizia nata negli anni ’80, certificata da un intenso scambio epistolare.


I lavori di riqualificazione, terminati nel 2009, diedero vita a nuovi spazi dedicati alle arti visive. L’elemento che contraddistinse i lavori in quanto innovativo e legato al pensiero di Vedova, scomparso nel 2006, fu la costruzione di un dispositivo meccanico in grado di muovere nello spazio le opere su tela. Tutt’altro che una divagazione arbitraria, come spiega Alfredo Bianchini.

“Il concetto espresso dalla machina infatti, proviene proprio dalle lacerazioni intellettuali di Emilio, più volte espresse a Renzo nei loro dialoghi lontani. Il messaggio doveva essere universale ed arrivare, fisicamente e intellettualmente, all’umanità e per far questo doveva uscire, anche nel senso pratico, dalla tela in cui era costretto. Piano – sottolinea Bianchini – ha così estremizzato la contraddizione esistenziale di Vedova con la machina che ha reso concreta, quasi materiale, l’idea dell’opera che penetra e si muove nello spazio”.

 

Interni della mostra © Studio Azzurro

 

Visitando la mostra è possibile ammirare il meccanismo, anche se in questo caso a colpire sono altri dispositivi tecnologici. A dominare l’ambiente sono infatti otto schermi trasparenti, dipinti con vernice bianca in modo da riflettere le immagini proiettate su di essi, ma che al tempo stesso conservano l’elemento dell’immaterialità. Un gioco questo, che ricorda proprio una delle caratteristiche principali dell’acqua. Il pubblico attraversa così un ambiente visivo in continuo movimento nel quale disegni, progetti, immagini e filmati appaiono, si alternano e si muovono accompagnati dai suoni e le musiche realizzate da Tommaso Leddi.


Il viaggio lungo il quale viene guidato il visitatore parte proprio da Venezia, in particolare dal progetto ‘Prometeo, tragedia dell’ascolto’ del 1984.


Fu quella la prima occasione di collaborazione fra Renzo Piano ed Emilio Vedova, con il primo che realizzò un’arca di legno all’interno della chiesa sconsacrata di S. Lorenzo, mentre il secondo collaborò per i rapporti spazio/luce. Dalla città lagunare l’itinerario porta ad Atene, Amsterdam, Oslo, Londra Genova, Parigi, New York, Osaka, Amakusa, Numea e Santander, prima di terminare con l’operazione che ha portato alla rinascita dei Magazzini del Sale nel 2008.

“Non ci sono mappe – evidenzia Alfredo Bianchini -, carte, matite, inchiostri, libri e scaffali: è una messa in scena ‘videomatica’ dell’architettura anche con l’utilizzo delle strutture della machina. Ciò che si rappresenta al Magazzino del Sale è il passaggio dal progetto alla realtà, o per meglio dire, dalle fasi della messa in scena a quelle del definitivo nuovo scenario urbano”.

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