In questo scenario nasce “Murals reMastered”, progetto che reinterpreta sette secoli di arte attraverso pitture murarie in tutto il Regno Unito. Stessi programmi culturali a Bologna, Torino e Palermo.
I murales sono divenuti uno degli strumenti più incisivi per ridefinire l’identità delle città contemporanee. Nati ai margini, spesso legati a movimenti controculturali o a iniziative comunitarie, oggi operano in un territorio ibrido dove arte pubblica, architettura e strategie culturali si intrecciano. La loro scala instaura un dialogo diretto con il costruito: una parete cieca diventa landmark, un ex magazzino si trasforma in attrazione culturale, un asse di circolazione si riconfigura come galleria a cielo aperto. Nei contesti urbani densi, dove lo spazio pubblico è sempre più conteso, il murale rappresenta una forma rara di generosità spaziale: un’opera accessibile, priva di soglie e mediazioni.
Parallelamente, il medium ha compiuto un salto tecnico significativo. I muralisti contemporanei lavorano con pitture dell’ultima generazione, rivestimenti ai silicati, pigmenti resistenti ai raggi UV e supporti traspiranti che garantiscono durabilità sulle superfici. La realizzazione di un grande murale richiede la stessa precisione logistica di un intervento di riqualificazione di facciata, insieme al coordinamento con proprietari e autorità locali. Tecniche come il grid transfer, la proiezione e la rifinitura a mano libera permettono di tradurre un dipinto da cavalletto in un’immagine di grande scala senza perdere fedeltà. Ne deriva una disciplina sospesa tra artigianato e cantiere, capace di modificare la percezione di un intero isolato con un solo intervento.
È in questo spazio di intersezione tra arte, architettura e città che la National Gallery ha scelto di collocarsi. Nel suo terzo secolo di vita, l’istituzione londinese sta ripensando radicalmente il proprio ruolo civico. Trafalgar Square resta il suo cuore simbolico, ma il pubblico non coincide più solo con chi attraversa il portico neoclassico. I murales offrono un modo per operare oltre l’edificio, mutando la città in un museo diffuso.
Il rinnovamento è culturale e architettonico. La Gallery ha riconosciuto che la facciata può diventare un dispositivo di ingaggio pubblico. Il successo del murale dedicato all’Angelo Gabriele di Simone Martini in Fulham Road, visitato da circa sette milioni di persone dal 2024, ha dimostrato come un’unica parete possa ridefinire la percezione di un intero asse urbano. Ha anche confermato che i murales possono funzionare come infrastrutture culturali leggere, capaci di reindirizzare lo sguardo e la mobilità pedonale senza alterare la struttura edilizia.
In questo scenario nasce Murals reMastered, un progetto sviluppato con Global Street Art che reinterpreta oltre sette secoli di pittura attraverso murales monumentali disseminati nel Regno Unito. Interventi realizzati da artisti contemporanei che uniscono competenza tecnica e sensibilità interpretativa, attivando un dialogo tra passato e presente, tra pittura classica e linguaggi urbani. La National Gallery non si limita a esporre: abita la città, usandola come estensione del proprio spazio espositivo.
«La collezione della National Gallery appartiene alla nazione e, grazie all’iniziativa Murals reMastered, stiamo trovando modi nuovi e creativi per condividerla al di là delle mura della Galleria», spiega Sir Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery. «Portando alcuni dei più grandi dipinti del mondo nelle strade, nei quartieri e negli spazi pubblici quotidiani del Regno Unito, speriamo di stimolare la curiosità, il dialogo e la connessione, raggiungendo un pubblico che forse non ha mai avuto modo di ammirare queste opere prima d’ora».
Il primo intervento, inaugurato su Jamestown Road a Camden, chiarisce questa ambizione. Si tratta di una reinterpretazione dipinta a mano di Surprised! (Tiger in a Tropical Storm) (1891) di Henri Rousseau, estesa su una superficie di 40 metri quadrati. La scelta del sito è tutt’altro che casuale. Jamestown Road è un corridoio di transizione tra l’intensità commerciale di Camden High Street e la trama più rarefatta che conduce verso Regent’s Park. Le ampie visuali, i marciapiedi generosi e la vicinanza al London Zoo hanno creato le condizioni ideali per un’opera che funzioni come ancoraggio visivo e pausa percettiva in un flusso urbano continuo. Con 1,8 milioni di passaggi mensili, la facciata era già un’infrastruttura pubblica: il murale ne rivela il potenziale latente.
Protagonista dell’intervento è una parete in mattoni priva di interruzioni, sufficientemente neutra da accogliere una immagine di grande scala, ma inserita in un tessuto segnato da ex magazzini, edifici commerciali del Novecento e tracce della trasformazione di Camden da distretto produttivo a polo culturale. La giungla di Rousseau introduce un’intensità visiva in un asse definito dal movimento, trasformando una parete anonima in un’interfaccia culturale.
Il prototipo di Camden anticipa la logica spaziale dell’intero programma. Brent Cross Town, Carnaby Street, Fulham Road e una serie di destinazioni legate al gruppo Landsec sono state selezionate per la loro specifica morfologia urbana. A Brent Cross il murale fungerà da cerniera visiva tra nuovi edifici residenziali e spazi verdi, mentre a Carnaby Street entrerà in un tessuto commerciale ad alta densità, dove le facciate sono già superfici comunicative. Per architetti, designer e urbanisti, il messaggio è chiaro: Murals reMastered trasforma il prospetto in una superficie programmabile, capace di trasmettere narrazioni istituzionali, modificare l’identità di interi tratti urbani e riscrivere il modo in cui leggiamo la città.
Questa strategia si inserisce in un movimento internazionale più ampio. A Bologna, il festival CHEAP trasforma le pareti della città in un sistema espositivo diffuso. A Torino, il MAU integra murales nel tessuto residenziale, creando un museo a cielo aperto di scala di quartiere. A Palermo, il Borgo Vecchio Factory dimostra come il muralismo possa dialogare con contesti storici complessi amplificando identità locali. A questa geografia si aggiungono esperienze europee in cui il muralismo diventa estensione museale, come l’Urban Nation di Berlino che trasforma Schöneberg in una collezione all’aperto e la Galeria de Arte Urbana di Lisbona che usa interventi curati per proiettare la ricerca delle fondazioni nello spazio pubblico.
In copertina: © National Gallery, London.



