Maggio all’insegna di eventi e dibattiti per accendere i riflettori su aree ancora considerate “non luoghi” e che invece si stanno rigenerando come “super luoghi”
A Roma, il mese di maggio è dedicato alle periferie, intese come spazi attivi di trasformazione e costruzione di identità urbana. Dall’8 al 31 va infatti in scena la quinta edizione del Festival delle Periferie, iniziativa promossa dall’assessorato alla Cultura e del Museo delle periferie (sotto l’egida dell’Azienda speciale Palaexpo) con la direzione artistica di Giorgio de Finis. Il programma è ricco di eventi e dibattiti e il tema scelto per l’edizione 2026 è “Super Lieux” in omaggio alla definizione di “super luogo” coniata dall’antropologo Marc Augé per il Maam, il Museo dell’Altro e dell’Altrove, trasformandolo nel paradigma di una rigenerazione che parte dal basso. «Le periferie non sono un margine geografico. Il tema che guida l’edizione 2026 ci porta in tutti quei luoghi che oggi, insieme alla città, si stanno trasformando e rigenerando. Quei luoghi che stanno ampliando e mutando la loro natura per diventare luoghi terzi, aperti, accessibili, iperconnessi: base possibile, per chiunque lo voglia, di conoscenza, approfondimento e incontro», sottolinea l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio.
I riflettori sono dunque puntati sul riscatto di Roma oltre il grande raccordo anulare attraverso una mappatura della rigenerazione che passa attraverso una rete di territori che stanno riscrivendo la propria funzione sociale e architettonica. Dal Maam e Tor Marancia, esempi di come l’arte urbana possa trasformare l’edilizia residenziale in asset culturali, a Corviale, il “serpentone” che sfida la sua stessa scala monumentale attraverso nuovi processi di integrazione, fino all’ex Snia e Piazza Tevere, spazi di riconquista ambientale e civica nel cuore e nei margini della città. «Se da una parte è innegabile che i margini spesso facciano il paio con la marginalità, è anche vero che non sono poche le accezioni negative che nascono dall’opposizione paradigmatica centro/periferia, vale a dire da una idea di città che si duplica nel suo contrario. È indubbio che i centri giochino un ruolo di primo piano nella creazione della periferia”, evidenzia il direttore artistico Giorgio de Finis.
Piazza Tevere: l’arte come leva per il riscatto dell’ecosistema fluviale
Quello che era un tratto di banchina abbandonato è oggi il cuore pulsante di un “superluogo” romano. Piazza Tevere non è solo un’area geografica, ma un’invenzione urbanistica e culturale nata da un’intuizione dell’artista statunitense Kristin Jones. L’idea è ambiziosa: trasformare il tratto del Tevere tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini — un rettangolo perfetto che ricalca le proporzioni dell’arena del Circo Massimo — in un hub permanente per le arti contemporanee. La cifra stilistica di Piazza Tevere risiede nella sua sostenibilità. Il festival ha reso celebre la tecnica della rimozione selettiva della patina biologica dal travertino tramite idropulitura. Zero impatto e nessun uso di vernici o solventi chimici: le opere emergono dal contrasto tra lo sporco accumulato e la pietra pulita, svanendo naturalmente con il tempo.
Tor Marancia: l’urbanistica della percezione nel “Museo Condominiale”
Nel cuore dell’ex borgata Shanghai — un tempo nota per i suoi allagamenti e oggi simbolo internazionale di street art — la rigenerazione non passa solo attraverso il colore, ma attraverso nuovi modi di osservare. Il progetto “Vedere“, curato da Carlo Infante e Urban Experience, riporta a Tor Marancia un’esperienza pionieristica di esplorazione urbana che ribalta il concetto di disabilità, trasformandolo in una risorsa cognitiva per il territorio. Il percorso culmina nel Museo condominiale di Tor Marancia, un caso studio internazionale di resilienza urbana. Qui, l’arte monumentale sulle facciate dei lotti non è piovuta dall’alto, ma è il frutto di un processo di riappropriazione della comunità. L’incontro con gli abitanti, custodi attivi del progetto, testimonia come la cura del bene comune sia la vera infrastruttura sociale necessaria a sostenere il cambiamento architettonico.
Roma Kintsugi: riparare le fratture urbane con l’oro della rigenerazione
Non una semplice ricostruzione, ma una valorizzazione preziosa delle ferite del tessuto urbano. In “Roma Kintsugi” (Bordeaux Edizioni), gli architetti e ricercatori Pepe Barbieri e Alessandro Lanzetta propongono un cambio di paradigma per il futuro della Capitale. La metafora è mutuata dalla celebre arte giapponese di riparare la ceramica con l’oro: le “fratture” di Roma — ovvero le sue periferie frammentate, i vuoti industriali e i margini infrastrutturali — non vanno nascoste, ma messe a sistema per generare nuovo valore metropolitano. Quattro i pilastri della nuova visione: reti ecologiche per trasformare i territori residuali in corridoi verdi che garantiscano resilienza ambientale; mobilità dolce per sviluppare connessioni capillari che superino la barriera del trasporto privato e dei grandi assi viari; i vuoti come opportunità di interpretazione delle aree dismesse come “spazi di relazione”, pronti per nuove funzioni pubbliche e sociali.
Corviale Green: la scommessa del “Chilometro Verde”
Il gigante di cemento di Mario Fiorentino, simbolo dell’edilizia residenziale pubblica degli anni Settanta, sta vivendo una metamorfosi radicale. Al centro del dibattito architettonico internazionale, il Corviale si propone oggi come un laboratorio di sostenibilità e innovazione sociale. Il progetto “Green Km“, guidato dall’architetta Guendalina Salimei con Tstudio, segna il passaggio da “monumento al degrado” a modello di rigenerazione eco-compatibile. Il cuore dell’intervento riguarda il celebre quarto piano, originariamente concepito come area servizi e rimasto per decenni in uno stato di sospensione. La riqualificazione ha permesso di sperimentare nuove tipologie abitative: alloggi moderni progettati per favorire l’uso condiviso degli spazi. Un modello di social housing evoluto, che unisce diritto all’abitare, efficienza energetica, qualità estetica e integrazione del verde, contribuendo a mitigare l’impatto visivo e ambientale della struttura.
In copertina: Intervento degli artisti innocenti a Tor Marancia © Riproduzione riservata



