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Il viaggio italiano nell’antico Egitto fra capolavori assoluti mai visti prima

L’Italia “seconda patria” dell’egittologia. Da Roma a Torino passando per Milano, Trieste e Cagliari: in mostra reperti unici e leggendari.


L’antico Egitto rivive in una serie di mostre che portano in Italia reperti inediti e capolavori. A pochi mesi dall’inaugurazione a Il Cairo, dopo 20 anni di lavori, del Grand Egyptian Museum che ha visto in campo, con un ruolo importante, proprio il nostro Paese, l’Italia ricambia. D’altro canto, siamo considerati la “seconda patria” dell’egittologia.


Basti pensare che Torino ospita il più antico museo al mondo dedicato esclusivamente alla civiltà egizia e che Roma è la città con più obelischi al mondo, più di quanti ne siano rimasti intatti a Il Cairo.


Proprio a Roma è stata prorogata fino al 14 giugno la mostra Tesori dei Faraoni alle Scuderie del Quirinale . Non si tratta della solita retrospettiva, ma di una vera e propria operazione di diplomazia culturale senza precedenti che porta nella Capitale 130 capolavori assoluti, molti dei quali varcano per la prima volta i confini egiziani. A cura di Tarek El Awady – già direttore del Museo Egizio del Cairo e tra gli egittologi più autorevoli al mondo – il percorso, articolato in sei sezioni tematiche, è di fatto un’indagine profonda sulla complessità di una società millenaria, dall’alba della civiltà faraonica fino all’apogeo del nuovo regno e alle sfumature del terzo periodo intermedio. Sotto i riflettori anche il battito della vita quotidiana, la raffinatezza delle pratiche funerarie e i misteri delle credenze religiose. Nelle sale svettano maestose le statue di Sennefer, Ramses VI e Thutmose III, icone di un potere. Ma si possono ammirare anche gioielli reali, sarcofagi istoriati e oggetti d’uso comune che raccontano la quotidianità. Grande risalto è dato anche alle scoperte archeologiche degli ultimi anni, offrendo un aggiornamento in tempo reale sugli scavi che continuano a riscrivere la storia.

Al Castello Sforzesco di Milano il 5 marzo è stata inaugurata la Nuova Galleria Antico Egitto che segna il ritorno della collezione civica milanese dopo nove anni di chiusura e restituisce alla città una delle collezioni egizie più affascinanti d’Italia. Nel percorso 330 reperti (80 in più rispetto al passato), un’immersione totale in seimila anni di storia, dal IV millennio a.C. fino all’epoca copta.  Il “cuore” della mostra batte intorno a una sezione speciale: “Milano in Egitto” che celebra l’epopea di Achille Vogliano, professore della Statale di Milano, che negli anni ’30 condusse scavi leggendari nell’Oasi del Fayum. Fu grazie a quelle spedizioni, finanziate con lungimiranza dal Comune, che arrivò a Milano la celebre statua del faraone Amenemhat III. La vera sorpresa del nuovo allestimento è il ricongiungimento storico di un reperto straordinario: un papiro lungo circa 7 metri, di proprietà della Fondazione Ircss Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

Le Scuderie del Castello di Miramare di Trieste  aprono le porte a un’esposizione che rappresenta un viaggio alla scoperta della collezione di antichità egizie di Massimiliano d’Asburgo travolto da quella “egittomania” che nell’Ottocento stregò le corti europee. La mostra “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna” indaga proprio questa passione, svelando come il gusto per il collezionismo dell’Antico Egitto fosse per l’Arciduca uno strumento di conoscenza e di prestigio internazionale. Uno dei punti di forza del progetto è l’approfondimento del contesto storico locale: a metà del XIX secolo, Trieste era un crocevia pulsante di scambi mercantili e relazioni diplomatiche con l’Egitto. La mostra ricostruisce questa rete di contatti che rese la città giuliana un porto privilegiato non solo per le merci, ma anche per i tesori e le idee provenienti dalla terra dei faraoni. Per l’occasione, le Scuderie ospitano una selezione di reperti di altissimo profilo. Tra i pezzi forti dell’esposizione figurano i prestiti della sezione “Miramar” del Kunsthistorisches Museum di Vienna – che custodisce il cuore della collezione originale dell’Arciduca – e i preziosi contributi del Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste.

A Cagliari al Bastione di Saint Remy la mostra Tutankhamon ospita le uniche repliche ufficiali al mondo, certificate direttamente dal Ministero delle Antichità Egiziano, dei reperti più rappresentativi del grande tesoro di Tutankhamon. Non semplici copie, ma riproduzioni fedelissime che permettono di ammirare da vicino i dettagli dei reperti più iconici che componevano il leggendario corredo funerario della Valle dei Re.


Grazie a un sapiente mix di ricostruzioni scenografiche, realtà virtuale e percorsi immersivi, la mostra offre un vero e proprio “salto quantico” nel tempo.


Indossando i visori, sarà possibile varcare la soglia del monumento funerario più celebre dell’antichità e rivivere, istante dopo istante, l’emozione che travolse l’archeologo Howard Carter nel 1922, quando trovò nella Valle dei Re a Luxor l’unica sepoltura faraonica che ha restituito un corredo pressoché intatto.

Il viaggio italiano fra i reperti d’Egitto non può che concludersi al Museo di Torino  dove dall’11 marzo e per dieci anni la Galleria dei Re accoglie la statua del dio Amon, fra i pezzi di spicco della collezione egizia del Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, in Germania, chiuso al pubblico per ristrutturazione. Si tratta di una statua datata tra il 1353 e il 1334 a.C. capolavoro della scultura egizia di epoca post-amarniana.

In copertina: Tomba delle Vigne © Museo Egizio di Torino

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