In occasione del Mobile World Congress svelati i progetti di Cellnex che all’interno della Torre progettata da Norman Foster vanta il suo hub più strategico. Piccole celle per portare la banda larga nelle aree affollate sfruttando edifici, lampioni, fermate dei bus e persino la cartellonistica stradale
Abilitare una capillare diffusione del 5G negli ambienti urbani: questo il progetto portato avanti dalla società delle torri Cellnex Telecom che in occasione del Mobile World Congress di Barcellona ha svelato i progetti in corso. Ed è proprio Barcellona la città in cui è attivo il nuovo “cantiere”.
Fulcro strategico la Torre di Collserola un vero e proprio hub di innovazione. Inaugurata in occasione delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 e progettata dall’architetto Sir Norman Foster (in collaborazione con gli studi di ingegneria Ove Arup e Cast), la Torre oltre ad essere una vera e propria icona architettonica – svetta con i suoi 288 metri di altezza ed è collocata nel punto panoramico più alto della città, al Mirador a 560 metri sul livello del mare offrendo un raggio di osservazione di 70 km – è il centro nevralgico delle operazioni di Cellnex (la Torre è di proprietà della Sociedad Anónima Torre de Collserola e vede in campo Cellnex al 41,75%, la maggiore compagnia di Tlc spagnola Telefonica con il 30,40%, Generalitat de Catalunya con il 22,85% e Àrea Metropolitana de Barcelona con il 5%). Originariamente costruita come principale centro del Paese per le comunicazioni radio e le trasmissioni televisive e radiofoniche su larga scala oggi funge da hub di innovazione avanzato di Cellnex, ospitando il suo Global Network Operations Center (Noc) e fungendo da banco di prova per le tecnologie 5G, IoT e quantistiche.
“La sfida del 5G è quella tra copertura e capacità: mentre le macro torri offrono un’ampia copertura, gli ambienti urbani richiedono una capacità di trasmissione dati “drop-by-drop” (goccia a goccia, ndr). Ciò si ottiene tramite piccole celle posizionate sulle superfici della città, dalle facciate degli edifici alle fermate dei mezzi pubblici, dai lampioni alle insegne”, sottolinea Oscar Pallarols, Chief Commercial Officer di Cellnex. In sostanza le antenne vengono integrate direttamente nell’arredo urbano e sono progettate per “mimetizzarsi” negli elementi esistenti e sono in grado di gestire il traffico dati in zone molto affollate (piazze, stadi, centri storici) dove il segnale delle macro-celle fatica a penetrare o risulta saturo e supportano i servizi di smart city.
Ma si tratta di una sfida complessa: “Attualmente, gli operatori di reti mobili possiedono e gestiscono le proprie small cell (piccole celle, ndr), il che comporta un costo totale proibitivo per un’implementazione su larga scala”. Ed è in questo contesto che Cellenx ha deciso di proporre un modello completamente diverso: la società, nel ruolo di “neutral host” fornisce alle compagnie di telecomunicazioni tutte le infrastrutture per abilitare i progetti: dai siti alla fibra fino all’alimentazione e all’hardware necessario. In sostanza si tratta di un modello di condivisione delle infrastrutture fra più operatori che possono accedere ai siti senza doverli costruire ex novo (ogni operatore trasmette sulla propria frequenza utilizzando la stessa unità fisica). Un progetto pilota è attualmente operativo a Londra ed è completamente gestito dal Noc nella Collserola Tower. E in Italia è la città di Milano a vantare uno dei principali progetti di Cellenx in ambito “densificazione” delle infrastrutture: a seguito di un accordo con il Comune, la società ha implementato il sistema “Das Multi-Operator Outdoor” a livello stradale, utilizzando l’arredo urbano esistente come lampioni, semafori, edifici, ecc., con tutti gli operatori di telefonia mobile a bordo. In alcuni casi, le unità radio sono state installate anche in metropolitana, riducendo al minimo l’impatto visivo delle apparecchiature in città.
“La suddivisione dei costi attraverso questo modello di host neutrale è il vero impulso necessario per le massicce implementazioni urbane di small cell”, puntualizza Pallarols. E c’è anche la questione della sostenibilità ambientale: Cellnex punta a trasformare i siti di telecomunicazione da “consumatori” di energia a nodi intelligenti capaci di bilanciare la rete elettrica. “L’infrastruttura deve essere resiliente a eventi estremi e all’instabilità della rete energetica. Oltre a garantire continuità operativa (fino a 5 giorni senza rete elettrica), utilizziamo le batterie presenti nei siti in modo aggregato. Questa capacità viene offerta agli operatori energetici per stabilizzare la rete nazionale durante i picchi di domanda, assorbendo o rilasciando energia secondo necessità”. Di fatto Cellenx punta a posizionarsi come un vero e proprio “energy player”, creando un nuovo modello di business che sfrutta l’infrastruttura esistente per contribuire alla stabilità e all’efficienza del sistema energetico nazionale.
In copertina: © Torre de Collserola



