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Frank Gehry

Frank Gehry, un secolo di architettura in movimento

Il museo Serralves di Porto dedica una grande retrospettiva al maestro che ha trasformato forma, materia e città in un linguaggio radicale


Frank Gehry è stato una delle figure più radicali e influenti dell’architettura contemporanea, un autore che ha trasformato la disciplina in un campo di sperimentazione continua, dove forma, materia e struttura diventano strumenti di un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile. Nato a Toronto nel 1929 in una famiglia di origine ebraico‑polacca, si trasferì negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, studiando a Los Angeles e successivamente ad Harvard, dove entrò in contatto con il dibattito sullo sviluppo urbano e sulle infrastrutture che avrebbe influenzato parte della sua ricerca progettuale. Nel 1962 fondò a Los Angeles lo studio Frank Gehry & Associates, avviando una carriera destinata a ridefinire il panorama architettonico internazionale. Dalle prime sperimentazioni con materiali poveri e non convenzionali fino all’impiego delle tecnologie digitali per sviluppare geometrie complesse, il suo lavoro ha ridefinito il modo di concepire il progetto architettonico, influenzando generazioni di professionisti. Il Pritzker Prize, ricevuto nel 1989, ne riconobbe la capacità di reinventare il rapporto tra architettura, città e paesaggio. Nel 2008 gli fu conferito il Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia, a conferma di una ricerca che ha lasciato un segno profondo nella cultura contemporanea.

A circa sei mesi dalla sua scomparsa, la sua opera torna al centro dell’attenzione internazionale con la retrospettiva “The Century of Gehry”, allestita al Serralves Museum of Contemporary Art di Porto, inaugurato nel 1999 su disegno di Álvaro Siza, architetto portoghese. Serralves, con il suo parco, il museo e la storica villa de Serralves, rappresenta uno dei più significativi ecosistemi culturali europei, capaci di intrecciare arte, architettura e paesaggio in un’unica esperienza. La scelta di ospitare una mostra dedicata a Gehry (1929‑2025) non è casuale: negli ultimi anni la Fondazione ha ampliato il proprio impegno verso la cultura architettonica, trasformando la nuova ala, progettata da Siza e inaugurata nel 2024, in uno spazio destinato a mostre monografiche e ricerche critiche sui protagonisti del nostro tempo. È in questo quadro che la retrospettiva assume una dimensione globale, restituendo la portata di un autore capace di superare confini disciplinari e geografici.

Dai progetti di Los Angeles a quelli di Berlino, da Parigi a New York, da Sydney a Toronto, le opere selezionate mostrano un autore che ha saputo unire scultura e architettura, trasformando la materia in movimento e aprendo un dialogo continuo tra memoria e futuro. In questo dialogo tra geografie e linguaggi si inserisce anche il rapporto con Álvaro Siza. Oltre a una reciproca stima professionale, Gehry e Siza collaborarono al masterplan per l’ArtCenter college of design di Pasadena. L’esposizione si configura così come un incontro ideale tra la fluidità scultorea di Gehry e il rigore misurato dell’architetto portoghese: due poetiche apparentemente distanti che trovano un terreno comune nella ricerca dell’autenticità progettuale. «Con entusiasmo, Frank Gehry ha iniziato a costruire qualcosa di nuovo, qualcosa che dialoga con l’antico e continua a trasformarsi, intrecciando ciò che è unico, naturale e necessario», ricorda Siza, Pritzker Prize 1992. «Quella gioia che lo animava ha finito per cambiare lentamente la storia dell’architettura. Speravo di rivederlo a Serralves ma, anche nella sua assenza, so che tutte le sale del museo e tutte le strade della città saranno colme grazie a lui».

La retrospettiva non si limita a celebrare una carriera straordinaria, ma restituisce la complessità di un processo creativo che ha sempre coniugato istinto e razionalità, improvvisazione e controllo. Gehry non ha mai perseguito la forma come fine a sé stessa, ma ha lavorato attorno a un’idea di movimento ed energia capace di attraversare lo spazio e renderlo vivo. I suoi edifici appaiono come coreografie tridimensionali: strutture che sembrano muoversi pur nella loro immobilità e superfici che catturano la luce con la leggerezza di una materia liquida. «C’è un prima e un dopo Frank Gehry nell’architettura contemporanea», afferma il curatore António Choupina, direttore d’architettura alla Fondazione Serralves. «Il suo lavoro ha rappresentato uno spostamento tettonico nel modo in cui la professione dell’architetto viene compresa e praticata, proiettandola nel futuro e, al tempo stesso, riconnettendola a una tradizione in cui arte e architettura erano inseparabili».

La selezione dei materiali esposti, provenienti dagli archivi di Gehry Partners e dal Getty research institute, rivela la dimensione più intima del suo lavoro: modelli di studio, schizzi, sperimentazioni materiche, fotografie di cantiere e documenti che mostrano come ogni progetto nasca da un’intuizione iniziale destinata a consolidarsi attraverso un lungo processo di verifica e trasformazione. Il percorso espositivo attraversa diciannove progetti tra i più significativi della sua carriera: dalla Gehry Residence alla Loyola Law School, dal Chiat/Day Building al Vitra Design Museum, fino alle opere che hanno ridefinito il panorama architettonico internazionale, come il Guggenheim Museum di Bilbao, la Walt Disney Concert Hall, la Fondation Louis Vuitton, la LUMA Tower di Arles. Accanto ai lavori più celebri emergono progetti meno noti ma fondamentali per comprendere l’evoluzione della sua ricerca. La retrospettiva approfondisce anche il rapporto privilegiato che Gehry ha intrattenuto con il mondo dell’arte, dalle collaborazioni con Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen ai dialoghi con Richard Serra, Jasper Johns e Robert Rauschenberg, figure che hanno influenzato profondamente il suo modo di concepire la materia, il gesto e lo spazio.

 

In copertina: Walt Disney Concert Hall, Los Angeles (California). © Frank O. Gehry. Getty Research Institute, Los Angeles (2017.m.66)

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