Nel libro “Povertà e insicurezza alimentare in Italia. Dalla misurazione alle politiche” analisi e soluzioni per un’emergenza che riguarda cinque milioni di famiglie
Indigenza, stigma, diritto violato e tema sociale. La crisi del cibo è un grosso buco nero nelle società opulente dell’Occidente. Una grande sciagura che ci invita a ragionare oltre la sola materialità degli aiuti o il diritto alla sopravvivenza (il pane). È necessario, come sempre nella storia dell’umanità, garantire dignità, uguaglianza e la libertà di autodeterminarsi come individui e come collettività (le rose). Il vero senso del libro “Povertà e insicurezza alimentare in Italia. Dalla misurazione alle politiche”, edito da Franco Angeli e curato da Davide Marino, Daniela Bernaschi e Francesca Benedetta Felici, oltre ad essere di grande valore scientifico, intende sottolineare che «la lotta contro la povertà e l’insicurezza alimentare non si esaurisce nella garanzia della sopravvivenza materiale, ma implica anche la costruzione di una società più giusta, capace di offrire a tutte e a tutti le condizioni per una vita piena e dignitosa», spiega Davide Marino, professore di Economia e politica agroalimentare dell’Università degli Studi del Molise, direttore scientifico dell’Osservatorio insicurezza e povertà alimentare.
E quel vecchio slogan del movimento operaio, il pane e le rose, appunto, che si riferisce storicamente a uno sciopero del 1912 a Lawrence, negli Stati Uniti d’America, che chiedeva non solo salari equi, ma condizioni di vita dignitose, oggi è più attuale che mai visto che l’insicurezza alimentare riguarda le libertà reali delle persone. L’insicurezza alimentare è infatti anche mancanza di autonomia, di controllo e di riconoscimento sociale. Nel 2024, in Italia, il 18,9% delle persone risulta a rischio di povertà, cioè con un reddito annuo netto equivalente inferiore alla soglia di povertà. Nel complesso, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge il 23,1%, segnalando una condizione di vulnerabilità economica ancora diffusa nel Paese.
«Il 4,9% degli italiani – 2,9 milioni – ha ricevuto aiuti alimentari nel 2023. La percentuale è tornata a scendere leggermente (-0,12%) dal 2021, ma il numero complessivo di assistiti resta elevato se confrontato con i valori pre-pandemici», precisa Marino. «Il cibo è una spesa comprimibile, se i costi abitativi sono alti, si taglia sulla spesa alimentare».
Ma cosa significa oggi parlare di insicurezza alimentare in Italia? Anche nei Paesi ad economia avanzata come il nostro, la difficoltà di garantire un accesso economico, fisico e sociale a una dieta sana ed equilibrata, in grado di rispondere alle esigenze nutrizionali, culturali e sociali, riguarda una fascia relativamente ampia della popolazione: 5 milioni di famiglie.
Questo volume, con contributi provenienti da istituzioni accademiche, oltre che dalla Fao e dall’Istat, esplora le dimensioni economiche, sociali e territoriali di un fenomeno sempre più rilevante, con un focus sull’Italia e, in particolare, sulla Città Metropolitana di Roma Capitale. L’insicurezza alimentare, dunque, non rappresenta soltanto un problema economico, ma è un fenomeno più complesso, riconducibile al concetto di capacitazioni, ossia le libertà sostanziali di cui godono le persone di accedere a un’alimentazione adeguata, modellate dalle condizioni sociali e istituzionali nelle quali vivono.
Di conseguenza, il food environment, l’insieme dei fattori che definiscono la disponibilità, l’accessibilità fisica ed economica e le caratteristiche del cibo, ha un ruolo cruciale nel determinare le possibilità effettive di accesso al cibo. «Un aspetto rilevante – insiste Marino – riguarda le disuguaglianze territoriali e sociali che si manifestano nel nostro Paese in relazione all’accesso al cibo, con un’attenzione particolare al sistema di assistenza alimentare. Come sempre il Sud soffre di più del Nord e le periferie più del centro.
Il volume amplia inoltre lo sguardo sulla sicurezza alimentare, approfondendo i legami tra cibo, salute e capacità dei territori di sostenere la domanda interna, delineando un quadro utile alla definizione di politiche economiche e sociali di contrasto all’insicurezza alimentare. «La proposta finale è – racconta Marino – di assumere il concetto di “diritto al cibo” come fondamento per la costruzione di sistemi alimentari più giusti e resilienti. Il sistema di aiuto alimentare italiano è capillare ma frammentato». Manca, in sostanza, una strategia nazionale di contrasto alla povertà e una governance integrata. La solita visione di lungo periodo, chiave delle politiche sociali.
In copertina: “Povertà e insicurezza alimentare in Italia. Dalla misurazione alle politiche” (Franco Angeli) a cura di Davide Marino, Daniela Bernaschi e Francesca Benedetta Felici.
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