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Paesaggi © Palazzo di Varignana

Coltivare il paesaggio: dalla terra al racconto

Nel bolognese, Agrivar celebra dieci anni di impegno per un paesaggio produttivo e sostenibile


Dieci anni di Agrivar, un progetto che rappresenta un esempio concreto di rigenerazione rurale. Nel 2015 è nata sulle colline bolognesi questa iniziativa che fa scuola in termini di recupero del paesaggio agricolo: oltre 650 ettari di terreno collinare sono stati trasformati in un laboratorio agricolo d’eccellenza, dove convivono oliveti, vigneti, frutteti dimenticati, orti stagionali, mandorleti e coltivazioni di zafferano e fichi. Al centro del progetto, 160mila piante di ulivo distribuite su 265 ettari – il più grande uliveto dell’Emilia-Romagna – da cui prende vita una linea pluripremiata di oli extravergini d’oliva.

«In questi dieci anni abbiamo voluto dimostrare che l’agricoltura può essere al tempo stesso custode del paesaggio, motore economico e veicolo di cultura», afferma Carlo Gherardi, fondatore di Agrivar. «Abbiamo riportato vita e significato a terre abbandonate, convinti che qualità, sostenibilità e bellezza siano le vere chiavi di un’agricoltura proiettata nel futuro».

Più di una realtà agricola: Agrivar è anche accoglienza, con esperienze immersive, degustazioni, visite alla cantina e la Country House Oliveto sul Lago, un’antica dimora recuperata dopo essere stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale – a disposizione degli ospiti 12 camere (di cui una all’interno dell’ex cappella privata della villa), un ristorante, piscina a sfioro e un ampio giardino.


Un esempio di come l’agricoltura possa diventare anche motore di sviluppo turistico, culturale e ambientale


Il paesaggio italiano – fatto di colline coltivate, poderi storici, vigneti e oliveti – è anche un’opera collettiva, un patrimonio da preservare e reinventare. “Coltivare il paesaggio” diventa quindi una metafora per immaginare nuove forme di abitare e raccontare i luoghi, in cui l’estetica e la produttività non sono in contrasto, ma parti di una stessa visione.

Il paesaggio agrario italiano è frutto di un equilibrio millenario tra natura e lavoro dell’uomo. Terra modellata da gesti antichi, colture radicate, muretti a secco, filari, borghi e sentieri. Eppure, in un tempo segnato da cambiamenti climatici, abbandono delle campagne e omologazione estetica, urge ripensare alla relazione tra paesaggio, agricoltura e comunità.

È su questo tema che si confrontano figure autorevoli del mondo agricolo, paesaggistico e culturale, per esplorare il valore del paesaggio come leva economica, identitaria ed estetica. Nell’ambito di un’iniziativa dal titolo Coltivare il Paesaggio. Dialoghi tra natura, arte e agricoltura”, in agenda il 14 luglio sulle colline di Castel San Pietro Terme (Bo). A dimostrare cosa significhi prendersi cura del paesaggio alcuni protagonisti della rete Grandi Giardini Italiani: Adelmo Barlesi del Parco Villa Trecci a Montepulciano (SI), Anselmo Guerrieri Gonzaga della Tenuta San Leonardo di Rovereto (TN), Brando Brandolini D’Adda di Tenuta Vistorta in Friuli, Agostino Rizzardi dell’azienda Guerrieri Rizzardi a Bardolino (VR).

In copertina: © Palazzo di Varignana 

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