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Ma Mi Mo, un cocktail bar con il food con materie prime di qualità

Nel quartiere di Centocelle un locale cosmopolita di design con chef ospiti e prezzi accessibili


Se la vostra passione sono i cocktail, magari a dialogo con un’allettante proposta food, c’è una nuova insegna a Roma pronta a stuzzicare il vostro palato e la vostra curiosità: si chiama Ma Mi Mo e si trova nel quartiere di Centocelle. Vi accoglierà un locale cosmopolita – frutto della ristrutturazione di una ex tappezzeria – che richiama la cultura progettuale nord europea: il cemento a vista regna sovrano e trova il suo trionfo nel bancone centrale di 25 metri quadrati, uno scultoreo monumento brutalista al “bere bene” che proprio nel suo centro ospita una bottiglieria minimalista in ferro battuto bruciato. Illuminato da una pioggia di faretti, oltre che da una sinuosa lampada tubolare bianca, il bancone è circondato da una sfilata di sedie dalle tinte sobrie e allo stesso tempo calde. Uno dei suoi lati, poi, è dedicato allo showcooking e allo showdrinking. Nel resto del locale si articolano tavoli e sedie dalle linee schiette e asciutte. Il progetto è stato realizzato da Alessandra Pedone e da Elio Carradori, che insieme formano il team di BLANKVIZ, il dipartimento di progettazione di BLANK, content agency autrice della brand identity del locale.

Da Mi Mo Ma si “beve bene” perché ogni ingrediente è stato selezionato con grande cura e dedizione, privilegiando le produzioni italiane non consuete, andando a conoscere piccoli produttori in lungo e in largo per la penisola, saltando la grande distribuzione organizzata (scelta adottata anche per il cibo). Insomma, c’è cuore in questo nuovo progetto di Nicola Formisano, Valentino Cuzzeri e Luca Marengo, tre amici e professionisti che hanno puntato sulla sinergia fra le loro diverse competenze: il primo è un bartender con esperienze in importanti realtà del nostro Paese, il secondo si occupa di consulenza marketing e finance nel mondo digital e food, il terzo è uno scrittore oltre che esperto di marketing e comunicazione (BLANK è una sua creazione). Gli “ingredienti” professionali ci sono tutti, tanto che insieme hanno dato vita a un nuovo tempio della mixology, diverso dagli altri e non solo per la selezione degli alcolici. Da Ma Mi Mo, tanto per intenderci, se chiedete uno Spritz nel bicchiere troverete l’Aspide di Silvio Carta (un aperol artigianale sardo) e il Prosecco di Valdobbiadene della famiglia Adami (non uno qualunque). «Il nostro barman è il tuo migliore amico o comunque potrebbe diventarlo. Digli che drink ti piace, raccontagli i tuoi gusti e saprà indirizzarti al meglio», così recita il menu e già questo è tutto un programma. Potrete scegliere fra il Bishop, il Mahiki, il Rapanui, per citarne alcuni. Oppure fra vini bianchi, rossi e bollicine, tutti attentamente selezionati. Anche perché da Ma Mi Mo le parole industriale e commerciale sono bandite.

Mi piace riuscire ad interagire con i clienti, per far capire attraverso il dialogo e gli assaggi la mia idea di mixology, proponendo una serie di cocktail che comprendono anche rivisitazioni in chiave personale, il tutto puntando su materie prime straordinarie.

Nicola Formisano

Anche la proposta gastronomica deriva da uno studio consapevole. «In un primo momento ci siamo rivolti ad alcuni chef di nostra conoscenza per cercare consigli su come creare piatti, tapas e antipasti che assomigliassero a livello di concetto a un cocktail, quindi che fossero un mash up fra vari ingredienti e che restituissero un sapore inedito», racconta Valentino Cuzzeri. Poi per dare l’idea di una preparazione dei cibi quanto più simile a quella dei cocktail, i soci hanno deciso di non avere una cucina ma un laboratorio. «Tutto quello che viene cucinato è fatto a freddo, per osmosi o sottovuoto, quindi non abbiamo piastre e fuochi», continua Valentino. Il laboratorio è stato affidato al giovanissimo chef Valerio Lazar, con esperienza al Ristorante Al Ceppo (uno dei locali più quotati dei Parioli), che elabora piatti come la Capasanta CBT scannellata con marmellata di tamarindo, pistacchio e crema di topinambur all’aneto, il Trancio di salmone CBT, oleo saccharum, maionese ai lamponi e misticanza alla mela verde, l’Uovo morbido con kataifi croccante, fonduta di parmigiano, crema di anguilla e cardoncelli, per esempio. I dessert sono spesso miscelati con una base alcolica, come accade per il Cheesecake con riduzione al Campari e la Crema catalana aromatizzata al vov.

Ma non finisce qui, perché il menu si arricchisce delle pietanze realizzate da chef ospiti che più o meno di mese in mese approdano da Ma Mi Mo. A novembre è stata la volta di ANKOXMAMIMO, una serie di proposte create ad hoc in collaborazione con Anko, l’innovativo pop up dietro il quale si cela il talento dello chef Gianfranco Cancelli. L’ospite di dicembre è stato Felipe Dias, chef giappo-brasiliano di Essence of Japan che ha creato delle particolari ricette di sushi alle quali il barman ha abbinato cocktail a base di te verde e di soia. «Non siamo gelosi né del bar né della cucina – racconta Valentino –. Per noi l’importante è creare mix privilegiando la ricerca, la sperimentazione e la creatività». Ma Mi Mo è quindi un locale inclusivo e dinamico, votato alla contaminazione e allo scambio delle idee.

Il modello di business di Ma Mi Mo si fonda sulla ricerca di produttori italiani e di materie prime di qualità, sul contenimento dei costi, sul superamento del mercato della grande distribuzione organizzata, sulla volontà di creare una proposta per il pubblico con un prezzo che per Roma è accessibile rispetto ai competitor della zona. «La demografia di Centocelle è quella del rione popolare, con una capacità di spesa fra i 20 e i 25 mila euro di guadagno medio procapite – spiega Valentino a Pantografo –. Quindi è inutile proporre cocktail molto costosi, considerato peraltro che, fatta eccezione per il weekend, durante la settimana la clientela è quella del quartiere».

Il legame con il territorio locale e italiano costituisce motivo di orgoglio per i soci di Ma Mi Mo: «Abbiamo cercato di esaltare l’Italia nella scelta dei vini, dei prosecchi, dei gin e del whisky. Da noi per esempio si trovano il Puni, primo whisky italiano, e il Pigskin, gin sardo», continua Valentino. E ancora, per esempio, le more utilizzate per fare i topping dei cocktail provengono da vicine e piccole aziende agricole e l’anatra arriva da un piccolo produttore della zona con certificazione biologica.

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